‘Tomorrow we desappear’. Kathputli, il quartiere degli artisti, prossimo a scomparire

La bandana, gli orecchini, la collana e i baffoni. Sembra un gitano invece è un ‘puppeteer’ indiano nel Kathputli slum

Il quartiere di Kathputli, ubicato vicino a Shadipur Depot nella West Delhi, è la casa di una comunità di artisti da strada – oltre 2500 famiglie – che stanno da alcuni mesi lottando nel tentativo di preservare vecchie tradizioni, antiche forme di intrattenimento quali le marionette e le danze al ritmo dei tamburi.

Il nome dello slum è composto da due parole rajastane Kath che significa ‘legno’ e Putli che significa ‘parte dell’occhio’. Nel suo insieme Kathputli assume il significato di pupazzo fatto interamente di legno. In realtà adesso le marionette non sono più così come lo erano in origine, ma il legno è stato sostituito da stoffa e metallo.

Lo slum è incuneato ai margini di una discarica cittadina e molti di questi artisti vivono in costruzioni fatiscenti e prive di qualsiasi elementare norma igienica. I bambini spesso giocano sui binari della ferrovia o tra i rifiuti insieme ai maiali. Però l’atmosfera che si respira è di assoluta serenità, allegria. Una forte energia sembra emanarsi naturalmente tra la gente. Le donne cucinano per i vicoli del quartiere, preparano le zuppe di dhal (lenticche) e il chapati; gli uomini si esercitano suonando i tamburi e muovendo i pupazzi di stoffa. I sarti creano o aggiustano i vestiti delle marionette. E’ uno dei quartieri ‘magici’ della città, dove riescono a convivere in perfetta armonia uniti dalla passione per l’arte, induisti, cristiani e musulmani.

Lo slum si sviluppa ai margini di una discarica che i bambini utilizzano come parco giochi

Nel quartiere convivono nell”arte’ cristiani, musulmani e induisti

Le marionette e i tamburi sono gli ‘strumenti’ di lavoro di questa comunità prossima a scomparire, almeno nell’ubicazione

Tutto questo purtroppo sarà presto destinato a scomparire. Il governo della città ha deciso di ‘ripulire’ quest’area e di costruirci dei grandi magazzini. Sono stati offerti a queste persone dei nuovi alloggi con delle moderne facilities in altre zone, ma nessuno vuole lasciare le sue radici, i luoghi dove sono cresciuti, dove da generazioni portano avanti queste forme d’arte. Forse è proprio da quella terra, da quel modo di stare insieme, da quelle forme ‘antiche’ di condivisione che nasce e trova terreno fertile la vena artistica di questa comunità.

Puran Bhatt uno dei più conosciuti puppeteer del quartiere, vincitore di numerosi premi nazionali, crede che un artista dovrebbe rimanare tale indipendentemente dal luogo dove vive. L’arte fa parte del suo essere e non del luogo dove abita, ma ammette che Kathputli ha qualcosa di magico al suo interno. Bhagwati Haridwar, un volontario dell’Asian Heritage Foundation, crede che queste persone use a cucinare su fuochi di terracotta, utilizzare la legna come combustibile, legate a vecchie tradizioni di convivenza difficilmente potranno adattarsi e sopravvivere al sistema di vita di un appartamento cittadino.

Liliana Marulanda commentando un articolo apparso sul quotidiano locale The indian express riguardo al trasferimento – di fatto coatto – degli artisti di questo slum afferma: la riabilitazione degli slum deve tenere conto delle esigenze e delle abitudini anche culturali delle persone che ci abitano. […] . Come si può immaginare un puppeteer vivere al decimo piano di un palazzo, sarebbe come prendere un animale che ha sempre vissuto nella giungla e cercare di addomesticarlo.

Buona luce

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Comments (2)

  1. Daniele Lanci 6 marzo 2013 at 16:12

    Caro Edoardo un lavoro incredibile. Sono rimasto a bocca aperta! esterefatto dalla qualità e dai momenti colti. Sei un riferimento per la mia fotografia. Grazie, Daniele

  2. Edoardo 7 marzo 2013 at 07:09

    Grazie Daniele, un caro saluto

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