AI: la Sfida dell’Innovazione o l’Incubo del Controllo?

Io sono un amante del mondo, della vita, del sole che scalda la pelle, di una corsa sotto l’acqua senza ombrello,
di una sciata in compagnia, di un bacio ‘francese’, del profumo dell’erba tagliata, del piacere di un buon vino rosso, dell’abbraccio forte di chi ti vuole bene, del sorriso di un volto amico, di una lacrima su un volto disperato,
di un tramonto indiano, del freddo pungente di una notte nel deserto, degli occhi gioiosi di una sposa.
Amo fotografare perché la Fotografia mi permette tutto questo, perché la Fotografia è ‘un modo di vivere’.
 

‘Intelligenza’ è stata definita come la capacità di saper fare qualcosa quando questa cosa non è mai stata fatta prima. E non è, come si pensa comunemente, una caratteristica tipica dell’essere umano, anzi. I primi invertebrati o i primi pesci che hanno abitato la Terra sapevano gestire la loro vita affidandosi a una forma d’intelligenza: sapevano rifugiarsi quando avvertivano un pericolo ed erano in grado di cacciare organizzandosi in gruppo quando volevano nutrirsi. Apprendevano dall’esperienza senza che nessuno gli avesse insegnato cosa fare.

Oggi l’intelligenza artificiale (AI) funziona così. Fino a pochi anni fa le macchine avevano bisogno dell’intervento logico dell’uomo per essere istruite: se fai questo allora segue quest’altro. La logica del se/allora: SE c’è un incidente al chilometro 250, ALLORA prendi l’uscita al chilometro 225. Oggi invece Google Maps ragiona per statistica. Non sa che c’è un incidente, ma legge il gps di tanti cellulari e vede che non si spostano, per lui c’è un blocco e quindi consiglia di passare da un’altra strada dove i cellulari si ‘muovono’. Divertente fu l’esperimento che venne fatto da Simon Weckert a Berlino che attivò la localizzazione GPS su decine di smartphone buttati in un carretto e poi iniziò a camminare per le strade della capitale tedesca. Anche se non c’era nessuna auto in transito, Google Maps ‘vedeva’ un blocco e consigliava delle strade alternative.

L’esperimento che venne fatto da Simon Weckert a Berlino

Learning Machine

Da alcuni anni, quindi, tutto è cambiato. Siamo passati dalla logica insegnata dall’umano alla macchina all’autoapprendimento e alla statistica: l’algoritmo impara dagli sbagli e si corregge in modo esperenziale con delle tempistiche milioni di volte più veloci rispetto alla mente dell’Uomo sfruttando anche i miliardi di dati che trova in rete. Metti 1000 volte l’hashtag ‘gatto’ all’immagine di un animale (ma potrebbe essere anche una scultura o un disegno) e la macchina apprende che quello è un gatto. Nessun programmatore ha inserito nella sua memoria l’immagine del gatto. L’AI generativa sfrutta delle reti neurali artificiali, in particolare le Generative Adversarial Networks (GAN). Le GAN sono composte da due reti neurali: un generatore e un discriminatore. Il generatore produce nuovi dati, mentre il discriminatore valuta se il dato prodotto è simile ai dati di input. Queste due reti vengono addestrate insieme in modo che il generatore possa migliorare continuamente la sua capacità di produrre dati realistici, mentre il discriminatore diventa sempre più abile nel riconoscere la differenza tra i dati reali e quelli generati. Questi processi sono alla base delle learning machine e sfruttano algoritmi su base probabilistica: il cosiddetto capitalismo di sorveglianza.

Per funzionare al meglio hanno bisogno di attingere da enormi data base contenenti miliardi di dati. La cosa incredibile e paradossale è che la maggior parte di queste informazioni sono state prelevate senza costi. Mi viene in mente quell’app – sviluppata dalla Wireless Lab di proprietà russa (!) – che era di tendenza qualche tempo fa dove si giocava a vedersi invecchiare. Ecco, i milioni di volti scansionati hanno permesso alle macchine di ‘apprendere’ le varie fisionomie affinando, così, il riconoscimento facciale. E la privacy? Beh li abbiamo autorizzati noi nel momento in cui scaricavamo il software dando il consenso all’utilizzo dei nostri dati. Amazon, Google, Youtube, Facebook, Instagram, Tik Tok – tutti social gratuiti – sono dei voraci procacciatori di dati. I like che mettiamo sui film, sulla musica, sui cibi, sui luoghi che visitiamo, sulle notizie, sui post di follower sono tutti dati che ci profilano come utente singolo e ci indicizzano in categorie. La famosa frase “se non state pagando qualcosa, non siete un cliente, siete il prodotto che stanno vendendo, scritta dal giornalista Andrew Lewis e divenuta ormai un mantra è senza dubbio vera e dovrebbe far pensare.

C’è un film del 2023, Heart of stone, in cui un mega processore chiamato ‘cuore’ analizza miliardi di dati in frazioni di secondo e permette grazie all’intelligenza artificiale (AI), oltre a controllare qualsiasi dispositivo on line sulla Terra, di prevedere il comportamento e le mosse successive di chi sta monitorando in ogni situazione e questo basandosi soltanto sulla statistica e sulla probabilità. A dispetto del nome però, nel suggerire delle decisioni non tiene conto dei sentimenti umani ma solo delle convenienze sul campo. Non importa se devono morire decine di bambini per salvare una risorsa militare, l’intelligenza artificiale (AI) ‘ragiona’ con la logica del fine che giustifica i mezzi.

 

Le macchine possono pensare?

Questa domanda inquietante, posta da Alan Turing nel 1950, ha forse trovato una risposta: oggi si può conversare con un computer senza poterlo distinguere da un essere umano. I nuovi agenti intelligenti (AI) come ChatGPT (algoritmo generativo LLM – modello linguistico a larga scala – basato sulle reti Trasformer) si sono rivelati capaci di svolgere compiti che vanno molto oltre le intenzioni iniziali dei loro creatori, e ancora non sappiamo perché: se sono stati addestrati per alcune abilità, altre sono emerse spontaneamente mentre leggevano migliaia di libri e milioni di pagine web.

Vagliano curricula, concedono mutui, scelgono le notizie che leggiamo: le macchine intelligenti (AI) sono entrate nelle nostre vite, ma non sono come ce le aspettavamo. Fanno molte delle cose che volevamo, e anche qualcuna in più, ma non possiamo capirle o ragionare con loro, perché il loro comportamento è in realtà guidato da relazioni statistiche ricavate da quantità sovrumane di dati. Eppure possono essere in certi casi più potenti di noi: ci osservano continuamente, e prendono decisioni al nostro posto.

 

Le macchine stanno rimpiazzando l’essere umano

Qual è l’ultima volta che avete comprato un biglietto del treno allo sportello invece di farlo online? O un cd in un negozio di dischi? O che avete messo piede in banca? O che siete andati a provare un paio di scarpe in un negozio? O in libreria per scegliere un testo da leggere? O siete andati a trovare un vostro amico lontano guardando una cartina? Non siete i soli. Il risultato individuale è, certamente, una maggiore convenienza immediata, quello collettivo è la fine di quei lavori. È una schizofrenia che ci riguarda tutti. Le macchine hanno sempre rimpiazzato il lavoro degli esseri umani. Prima però lo facevano nei compiti pesanti, colpendo i colletti blu (Amazon ha praticamente sostituito tutti i magazzinieri con delle macchine) e, soprattutto, avevano delle tempistiche diverse: la rivoluzione industriale di fine XVIII secolo è durata decenni permettendo ai più lungimiranti, alla società e alla forza lavoro di adeguarsi ai cambiamenti. Adesso l’AI sta incidendo in modo pesante sui cosiddetti colletti bianchi ossia tutti coloro che fanno dei lavori ripetitivi sui quali l’Intelligenza artificiale sta avendo un impatto devastante. Addirittura si stanno rimpiazzando le influencer la cui professione nasce nell’era dei social.

Aitana López è una splendida modella di Barcellona di 25 anni, che fa parlare di sé per la caratteristica chioma rosa e per un account Instagram da oltre 250mila follower. Ma non solo, a contraddistinguere la giovane catalana – che sembra in grado di guadagnare fino 10 mila euro la settimana grazie ai suoi contenuti social – è il fatto che non sia reale. Aitana è, infatti, stata creata con l’Intelligenza Artificiale.

Oggi le nuove tecnologie agiscono in pochi anni e i software diventano sempre più potenti e performanti in pochi mesi. Siamo pronti a gestire questa rivoluzione digitale nei tempi dettati dalla frenesia dell”evoluzione’ ad ogni costo? In passato l’aumento della produttività dato dalla tecnologia si trasformava in più ricchezza per la società: se uno perdeva il lavoro in manifattura ne trovava un altro nei servizi. Ormai le macchine corrono troppo forte e distruggono più posti di quanti non riescano a creare. Quando Instagram è stata comprata da Facebook per UN MILIARDO di dollari, aveva nel suo organico solo 15 dipendenti. Web e robot, dopo globalizzazione e finanza, stanno uccidendo la classe media. Perché più le macchine e i software diventano a buon mercato, più gli esseri umani sembrano cari in confronto. Guardate al mondo della fotografia che è quello che mi riguarda più da vicino. L’introduzione degli smartphone con fotocamere al loro interno sempre più affinate, in grado di equilibrare cromaticamente le situazioni più estreme, di scattare in notturna praticamente senza rumore, con una definizione paragonabile a una macchina fotografica professionale media, con una schermo retroilluminato di milioni di pixels ha indotto, nella persona comune, la percezione che fotografare sia una cosa semplice e quindi perché pagare così tanto un professionista per fare qualcosa di non così complicato?

Se volevi guidare l’auto, parcheggiare, giocare a scacchi, cucinare, fare diagnosi, scrivere articoli, comporre musica, fare dei video, fotografare avevi bisogno di una forma d’intelligenza anche minima. Oggi stiamo delegando tutto questo alle macchine.

Alle persone anziane per tenere attiva la mente i geriatri consigliano di fare: leggere un libro, risolvere piccoli quesiti matematici, fare parole crociate, partire per qualche viaggio, fare attività fisica, conversare e stare in compagnia. Questo viene consigliato a chi ha superato una certa età, in genere a chi va in pensione perché spesso è un trauma che porta a cambiare i ritmi di vita molto più lenti e sedentari annichilendo il pensiero che talvolta può degenerare in demenza senile.

Chi oggi ha 10 anni sarà influenzato per gli anni a seguire come una goccia che cade sempre nello stesso punto, da dei software che ogni giorno gli consiglieranno cosa fare, come vestirsi, come truccarsi, cosa è giusto e cosa è sbagliato, indirizzerà le scelte in base ai like che avrà messo in giro. Il suo futuro sarà condizionato dalla statistica e dalle probabilità. Che fine farà l’autonomia e l’autodeterminazione? Si sta dividendo l’intelligenza dalla capacità di agire. L’AI, in particolare quella generativa, sta rimpiazzando il processo cognitivo, la conoscenza nel fare un lavoro. L’AI generativa non ti sta dando uno strumento migliore da usare nel tuo lavoro (salvo qualche eccezione), ma sta facendo il tuo lavoro. Le ultime release di Midjouney o Stable Diffusion sono in grado di generare immagini incredibilmente foto realistiche al punto che non sarà – e per certi aspetti lo è già adesso – necessario andare nel deserto per ‘fotografare’ il deserto, andare a Roma per ‘fotografare’ il Colosseo o a Parigi per la Torre Eiffel. Non ci sarà più bisogno di chi scatta per realizzare una campagna pubblicitaria per un brand di moda, ma si potrà fare a meno anche della modella che verrà generata virtualmente da un computer. 

Si sta atrofizzando mentalmente una gran parte degli esseri umani erodendone la loro capacità di determinarsi delegando a una macchina una scelta che un tempo definiva e formava il carattere di ognuno di noi. Il pericolo più grande è, appunto, il controllo inconsapevole a cui siamo soggetti. L’obbiettivo primario con cui sono programmati gli algoritmi che stanno alla base dei social è quello di farci mettere like, di aprire link di notizie o di guardare un video e dalle nostre scelte ci profilano e ci mostrano sempre più post in linea con ciò su cui ci siamo soffermati di più. Di fatto ci radicalizzano mettendo in discussione il nostro senso critico. Ed è proprio questa profilazione inconsapevole che può portare delle conseguenze drammatiche. Basti pensare a un ludopatico a cui verrano proposti sempre più post o notizie intorno al mondo del gioco. Oppure a chi ha problemi alimentari tipo bulimia o anoressia. Per non parlare della politica. Ideologie indotte hanno portato migliaia di indecisi, nel turno elettorale che vide Trump vincere, dirottare il loro voto perché condizionati da spot costruiti sulla base dei profili ricavati che, agendo sulle emozioni, spingevano a votare per l’uno piuttosto che per l’altro.

 

Vantaggi, ma con attenzione

Certamente l’AI è e sarà sempre più parte integrante della nostra società. Chi pensa di disinteressarsi a questa tecnologia probabilmente verrà messo ai margini di un mondo molto diverso rispetto a quello in cui era abituato a vivere. Dal punto di vista lavorativo poi credo sia un dovere confrontarsi con questi nuovi sviluppi per non vedersi fagocitati dalle macchine o da chi ha saputo coglierne le potenzialità e le opportunità. Molte sono le applicazioni che hanno migliorato il nostro vivere quotidiano. Molte cose si riescono a fare più velocemente e in modo più performante rispetto al passato. Tornando alla fotografia, ad esempio, in programmi come Camera Raw e lo stesso Photoshop sono state integrate tante funzioni di AI utilissime per lo sviluppo e la correzioni delle immagini.

Una sola di questa serie di immagini NON è stata generata da un programma di AI. Quale?

Questo articolo non nasce, quindi, con l’intenzione di denigrare l’uso dell’AI, ma vuole stimolare una discussione e invitare tutti a riflettere su questa rivoluzione in atto. Soprattutto chi insegna o si confronta su questi temi non può prescindere da un’analisi critica che metta in evidenza sia i benefici, ma anche i pericoli e le difficoltà che può portare.

 

AI Generativa? No Grazie!

Il titolo della mia mostra fotografica presentata al Festival di Voghera: AI generativa? No grazie! Non è un rifiutare il ‘progresso’ o le nuove tecnologie che avanzano, sarebbe come svuotare il mare con un secchiello, ma si propone di far pensare sulle conseguenze di ciò che rischiamo di perdere. Stiamo precipitando verso un mondo virtuale, lo stiamo costruendo intorno alle macchine e le stiamo delegando a generare mondi fantastici che però non esistono. Pensiamoci quando ai nostri figli gli chiederanno di disegnare un ulivo, e ci disegneranno su le bottiglie d’olio bell’è fatte perché secondo loro l’olio nasce così (la gallina a 4 zampe è già stata disegnata da un bambino delle elementari in una scuola inglese).

Vorrei concludere con questa riflessione di Franco Carlisi, fotografo e regista siciliano, molto sensibile agli sviluppi dell’AI generativa: ‘Succede nella fotografia ma anche nel cinema che risulti spontaneo e naturale cercare una connessione con le vite di esseri umani che appaiono genuine anche se sappiamo non essere esenti da un alto tasso di affettazione. Questa connessione ci permette di vivere e far vivere le fotografie. Consente di accogliere un frammento della vita di un altro come fosse la nostra. Aiuta a dilatare il tempo, a espandere e allontanare l’orizzonte della nostra vita. Con le immagini generate dall’intelligenza artificiale questa connessione viene meno.
Quando conosciamo la loro origine non riusciamo a proiettarci, a immedesimarci nei soggetti rappresentati. Nonostante la somiglianza, non riusciamo ad accoglierle nella nostra vita come invece facciamo naturalmente con il soggetto di una fotografia. Forse per una sorta di disagio che l’essere umano avverte nel rapportarsi con entità artificiali, che sembra crescere al crescere della loro verosimiglianza.’

P.S.: nessuna AI generativa sarebbe stata in grado di creare ciò che solo la mente umana è stata capace di fare: dei jeans fintamente macchiati d’urina venduti a 600 euro e andati esauriti a poche ore dal lancio. Forse il genere umano riuscirà a ‘salvarsi’ per la troppa imprevedibile stupidità.

 

Bibliografia:
La Scorciatoia di Nello Cristianini
Machina Sapiens di Nello Cristianini
10 Cose che ho imparato di Piero Angela
IA al servizio dell’Uomo
Etica dell’Intelligenza Artificiale di Luciano Floridi
La quarta rivoluzione di Luciano Floridi
Alessandro Mecocci, conferenze on line

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