Il fotografo professionista è morto, ma la professionalità…

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Ho appena finito di leggere il blog del giornalista di Repubblica, Michele Smargiassi, che prende spunto da un’intervista a Marissa Mayer, Ceo di Yahoo la quale candidamente afferma: “oggi, con l’ubiquità delle fotocamere, non esistono più concretamente fotografi professionisti, dal momento che chiunque è professionale. Certo, ci sono diversi livelli di abilità, ma non c’è più bisogno di fornire una sezione speciale per professionisti [riferendosi a Flickr], vogliamo dare a tutti la possibilità di avere, archiviare e condividere foto di qualità professionale”. Non voglio accodarmi alla schiera di coloro che, giustamente, hanno contestato severamente queste parole, ma limitarmi a fare alcune riflessioni che, tra l’altro, ho avuto modo di sottolineare già in precedenza.

“Fotografi professionisti”. Secondo Wikipedia ‘il libero professionista (spesso detto semplicemente professionista) è un lavoratore che svolge un’attività economica, a favore di terzi, volta alla prestazione di servizi mediante lavoro intellettuale. Il fotografo professionista è quindi un lavoratore e con quello che guadagna deve viverci e magari deve far vivere anche la sua famiglia.

“Chiunque è professionale”. Forse la signora Mayer – ma è in buona compagnia – non ha idea di cosa significhi essere professionale nella fotografia. Forse pensa che sia sufficiente fare delle ‘belle’ foto, dove il bello viene deciso dalla quantità di ‘mi piace’ sotto lo scatto (su questo ci sarebbe tanto da discutere). Beh si sbaglia. Professionale vuol dire molto, ma molto di più. E prendo spunto dalle affermazioni della Mayer per fare una riflessione – ancoraaaa, dirà qualcuno – su un ramo della fotografia che mi è particolarmente a cuore: il matrimonio. Oggi si vedono in giro – i social network ne sono invasi – tanti scatti che immortalano il ‘grande giorno’ e, con le dovute eccezioni, ci sono anche tanti scatti belli. Mi chiedo però cosa e chi c’è dietro a quegli scatti: quante macchine fotografiche aveva il fotografo durante il servizio? Era solo o coadiuvato da un assistente? La foto è stata ‘sviluppata’ con un software licenziato? Il servizio completo è stato salvato su raid – almeno – ed è stata fatta una copia di sicurezza da lasciare in un posto diverso? Il computer ha un monitor tarato nei colori? A fronte di quella foto – se facente parte di un servizio fotografico commissionato – è stata emessa relativa fattura? Signora Mayer – e non solo purtroppo – questo vuol dire essere professionale.

La professionalità è una cosa rara oggi e non si possono far passare certe affermazioni così, senza le dovute rettifiche. Purtroppo è drammaticamente vero, il fotografo è una professione in via d’estinzione. Sembra assurdo proprio adesso che viviamo nel mondo delle immagini. E, in parte, è colpa anche di noi professionisti che ci stiamo facendo degli autogol incredibili. Soltanto un paio di anni fa se qualcuno comprava un servizio fotografico di matrimonio a 400 euro aveva un prodotto da 400 euro. Adesso non è più così. Trovi in giro dei fotografi dignitosi che si vendono a delle cifre impossibili (nel senso che non si comprende come possano ammortizzare i costi di gestione della loro attività). Soltanto due giorni fa ho perso un servizio, che credevo già chiuso, a Parigi. In zona cesarini hanno scelto un fotografo romano – a detta della coppia era anche bravo – che per tre giorni di matrimonio, soggiorno e viaggio inclusi, gli ha preso 500 euro. Sicuramente questo ‘collega’ era attratto dalla possibilità di fare un matrimonio a Parigi e quindi è andato sottocosto. Ma di queste storie ormai se ne sentono tutti i giorni. Una volta è l’amico che si diletta nella fotografia, una volta è il giovane che si deve far conoscere, una volta è il professionista che vuole entrare in un certo mercato, una volta è colui che lo fa come secondo lavoro – troppo comodo avere le spalle coperte e fare il fotografo per hobby – e che quindi può permettersi di guadagnare zero. Ma ci rendiamo conto che questo modo di vedere la fotografia ci porta inesorabilmente alla fine, perché se non mettiamo delle regole di mercato dietro di noi ci saranno sempre dei ‘nuovi’ che lavoreranno a troppo poco. E non mi venite a parlare di libero mercato e di legittima e sana concorrenza che fa scendere i prezzi. Oggi stiamo arrivando a lavorare praticamente a rimborso spese e se il trend continuerà ad essere questo si arriverà presto al paradosso che la fotografia sarà un ‘lavoro’ da ricchi.

Almeno non toccateci la professionalità.

Buona luce

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Comments (42)

  1. Giulio Riotta 24 maggio 2013 at 15:15

    L’articolo di Smargiassi prende il tempo che trova. E’ ovvio che l’account PRO di Flickr non fa il professionista. Al di là di questo il problema cui fai riferimento è terribilmente presente. Non smetterò mai di dirlo: ci vuole una associazione PER i professionisti che contenga esclusivamente persone paganti tasse, ritenute e quant’altro.

  2. Marco Scintilla 24 maggio 2013 at 15:23

    Da non-professionista, non posso fare altro che condividere il tuo pensiero.
    Un Saluto Edoardo!

  3. Diego 24 maggio 2013 at 16:03

    Leggo sempre volentieri i tuoi articoli, concordo che forse la sig.ra Mayer non ha ben chiaro o non vuole comprendere alcuni concetti del nostro caro CC art.2222 e seguenti. Però in questo caso penso la mia visione sia ” NI”. Tali problematiche , che esistono anche in altri settori professionali, non sono legate secondo me all “fotografia” intesa come immagine ma a problematiche di natura organizzativa, di diritto e di mercato. (argomento affrontato anche con un tuo collega).
    Forse se esistesse la possibilità di creare una albo professioanle ed una tutela reale della Tua, Vostra pofessione , forsae la sig.ra Mayer potrebbe rivedere la sua posizione od il suo pensiero.
    Ma l’argomento è complesso e merita molto spazio di analisi.

    Diego

  4. Marco 24 maggio 2013 at 16:16

    Gentile Sig. Edoardo Salve ;
    Ho letto il suo articolo riguardo la Professionalità, e mi piaceva esprimere la mia opinione come risposta ….
    Premetto che mi occupo a livello amatoriale di fotografia e video reportage naturalistico principalmente subacquea e viaggi .
    Ritengo giusto quello che dice “oggi la professionalità è una cosa rara”, questo lo si può constatare sia sulle riviste che in programmi televisivi ed altro !
    è vero che ci sono persone che lo fanno per hobby e vorrebbero magari ricavarci qualcosa o cercare di affermarsi per poter trasformare in una futura professione, ma bisognerebbe poter dar spazio un po a tutti, anche perché ci sono persone che offrono lavori più genuini e validi di certi professionisti……
    Le potrei portare vari esempi di reportages e articoli pubblicati su riviste qualificate, dove ho constatato che fotografi professionisti utilizzano foto da molto tempo e inappropiate, tanto per pubblicare il reportage quasi sistematicamente ogni quei tanti mesi, e magari per attirare turisti in un determinato posto, anche se in realtà certe cose non ci sono…(questo l’ho potuto verificare di persona nei miei viaggi), e questi sarebbero Professionisti……..compreso chi gli pubblica i servizi naturalmente !!!
    Io personalmente alcune volte ho offerto dei reportages abbastanza esclusivi e VERI ad alcune riviste, che mi hanno risposto così : ( Si…il suo lavoro è buono ed interessante, ma adesso non abbiamo molti soldi e ci serviamo principalmente dei nostri Professionisti, se però le piace la pubblicazione del suo servizio lo possiamo fare ma senza compenso !!…. Quindi ??!!…
    Naturalmente questi sono vari casi ( ma veri ), poi ci sono persone come lei che offrono una vera Professionalità, e giustamente deve essere riconosciuta e valorizzata .
    Nel mio caso ho rinunciato ad offrire i miei lavori, ripeto amatoriali, ed ho creato una Pagina Facebook dove pubblico i miei Reportages, è tutto gratis, con ingenti spese da parte mia, ma per me la soddisfazione è grande !!….
    Se vuole può anche visitarla la mia Pagina, non per farmi pubblicità ma per constatare che quello che dico non sono solo parole !
    Pagina Facebook ” Adventure Life by Marco Marchetti ”
    Un grosso Saluto
    Marco

  5. Cristiano 24 maggio 2013 at 16:35

    La questione di Flickr/yahoo non c’entra nulla con la questione professionismo. Gli account “pro” di Flickr non rendevano abbastanza e si è scelta un altra strada, inondare di banner gli utenti compulsivi armati di smartphone.
    La questione professionalità è legata a doppio filo con l’ abbassamento della richiesta di qualità da parte dei committenti, ovvio che se si ci accontenta di qualità bassa i prezzi seguiranno questo trend

  6. Edoardo 24 maggio 2013 at 20:51

    Concordo Giulio, speriamo di essere ancora in tempo…

  7. Edoardo 24 maggio 2013 at 20:53

    Diego io sono d’accordo per l’albo professionale, ma non tanto perché mi piace il corporativismo, ma perché ritengo sia importante sapere se la persona che ho davanti è realmente un professionista

  8. Edoardo 24 maggio 2013 at 20:57

    Grazie Marco per il tuo pensiero. Io penso che uno possa avere anche tre o quattro lavori, ma che se li faccia pagare il prezzo di mercato. Certo che se uno che ha il suo lavoro e giusto per hobby fa il fotografo e va in giro a regalare servizi ecco che la cosa non va…

  9. Edoardo 24 maggio 2013 at 20:58

    Purtroppo Cristiano adesso trovi dei servizi dignitosi a dei prezzi che rasentano il ridicolo, un autogol spaventoso

  10. Cristina Insinga 24 maggio 2013 at 22:25

    Come ti ho detto altre volte è sempre motivo di riflessione per me leggere i tuoi post. 🙂
    Credo che la Mayer abbia le idee confuse sull’essere fotografo professionista oggi.
    E’ anche vero e triste che oggi molti fotografi professionisti siano arrivati a misurare la loro bravura e il loro indice di gradimento da parte del pubblico attraverso il “mi piace” di Facebook o i “preferiti” di Flickr e tutto quello che gira intorno ai social network.
    Mi trovo anche d’accordo con te sul fatto che il mestiere del fotografo professionista sta pian piano scomparendo nonostante viviamo in un mondo che ruota intorno alle immagini. Lo so bene questo, perché come ti ho detto qualche mese fa, avendo intrapreso adesso la strada della fotografia professionale, mi sto scontrano ogni giorno con una realtà fatta di tante sfaccettature.
    Ti dico la verità, probabilmente essendo all’inizio della mia attività e non sentendomi al livello di altri bravissimi colleghi (ma farò di tutto con l’esperienza di arrivare a risultati sempre più alti e professionali), sto cercando di offrire un servizio sicuramente a un prezzo minore di quello proposto da altri fotografi, senza svendermi, perché comunque io voglio che gli sposi mi scelgano perché gli piace il mio modo di raccontare il loro giorno più bello, e non perché costo di meno, sto cercando di farmi conoscere senza andare “sotto” con le spese, che in questo momento sono veramente tante, troppe, e non si possono sostenere svendendo il proprio lavoro e i propri servizi… io ce la sto mettendo tutta per andare avanti perché voglio viverci di fotografia e viverla a pieno significa anche pagare le tasse, mettersi nella condizione di essere competitivi sì, ma non ingiusti nei confronti degli altri colleghi.
    Purtroppo c’è anche da dire che i fotografi bravissimi ma non regolarizzati fiscalmente sono tanti e creano molti danni a chi ci campa di fotografia, quindi i professionisti cercando di competere con questi ultimi si svendono pur di non chiudere la propria attività. E’ triste lo so, ma è il pensiero di molti.

    Un abbraccio.
    Cristina

  11. Edoardo 25 maggio 2013 at 07:22

    Ciao Cristina, è giusto iniziare per farsi conoscere a praticare dei prezzi ‘promozionali’, ma altra cosa è svendersi o lavorare gratis. Credo che alla fine si entri in un loop che porta alla fine della professione, ahimè

  12. Gaetano 25 maggio 2013 at 19:18

    Come nn essere d’accordo a queste parole….
    Credo però che si debbano fare delle distinzioni sul fatto del discorso di flickr su Pro e normali utenti….il Pro stava x dei servizi che venivano offerti dietro pagamento di una quota e nn certo per professionista, essendo un utente flickr da anni ho visto utenti Pro che di professionista nn avevano nulla e utenti normali che invece avevano le carte in regola per essere dei professionisti…
    Per il discorso del lavoro di fotografo a livello professionale servono delle regole che tutelino chi ha bottega e lo fa per mestiere costringendo a chi lo fa per hobby a stare a tali regole….
    Alla prossima,
    Gaetano

  13. Matteo Cuzzola 25 maggio 2013 at 20:36

    Concordo in pieno, Edoardo.
    Buona luce a te.

  14. Massimiliano 26 maggio 2013 at 20:30

    Sig. Edoardo, ho letto con interesse il suo articolo in quanto la questione mi sta particolarmente a cuore. L’albo sarebbe una cosa sgradita, perlomeno da parte mia, in quanto non amo i corporativismi. Il problema vero, perlomeno in Italia, è che è il solito “facciamo finta di niente”. Che io sappia, se una società riceve un bene gratuito, dovrebbe metterlo a bilancio in base alla quotazione di mercato. Indi per cui, se a me regalassero un monitor del valore di 1000 €, per legge dovrei iscrivere una plusvalenza di 1000 € e, ovviamente, pagarci le tasse. E questo è un punto su cui dovrebbero battere le associazioni di categoria, se esistono ancora. Poi c’è chi lavora per niente. L’anno scorso un mio cliente mi ha chiesto di girare 5 video da 1 minuto, con annessi jingle. Essendo un cliente che mi da molto lavoro ho fatto un prezzo abbastanza concorrenziale, ma sempre con una logica di mercato/azienda. Per farla breve, un altro fotografo, ha preso il lavoro per 50€ a video, e oltretutto li ha fatti pure bene. Ora, io mi chiedo, come faccia a stare sul mercato. Il problema è che ci saranno sempre di più situazioni del genere, e nel corso degli anni l’ho riscontrato anche nel mondo grafico o web. Penso che oltre a tutte le considerazioni già fatte, incida molto anche l’abbattimento dei prezzi dei macchinari e la facilità d’uso degli stessi. Non condivido chi misura professionismo / bravura. Nel campo della fotografia ho visto fior di “dilettanti” aprire in quattro molti professionisti, me compreso. Però io rimango dell’idea che se i “dilettanti” vogliono regalare le proprie foto alle riviste per vederle pubblicate, devono sapere che stanno facendo del male a gente che lavora e che ci deve campare. Perché questi dilettanti hanno le spalle coperte da altri lavori che gli permettono di mangiare e vivere. Ad esempio potrebbero essere panettieri, taxisti, commercialisti o spazzini. E se domani io, e altri 1000 insieme a me, si mettessero a regalare pane, trasportare gratuitamente gente in giro, fornire consulenze fiscali o spazzere le strade, i suddetti “dilettanti” come la prenderebbero? Ribadisco, un conto è una mostra, un calendario o un libro, un altro conto è regalare il proprio lavoro, a scapito di altre persone.

  15. Leo 27 maggio 2013 at 01:38

    Ogni volta che un pro tratta questi argomenti, si perde sempre li. Le professioni si evolvono. A volte si estinguono. I fabbricanti di carrozze non esistono più e non hanno avuto la lungimiranza di fabbricare automobili.
    Parentesi a parte è la riflessione sul pezzo superficialissimo che tratta flickr. Il termine PRO e tutto il discorso della mayer parlano di tutt’altro. Li PRO è solo un “brand” per pagare o meno il profilo. Mero marketing. La risposta di yahoo è stata solo per barcamenarsi sulla questione più grave: i rimborsi e i contratti da rispettare con chi ha fatto la sottoscrizione ( hanno firmato un contratto )
    Altra grandissima castroneria è la definizione di professionista nell’articolo. Un pro è SOLO colui che ha P.I. stop. Null’altro. Non esperienza, non sonde per calibrare il monitor ne il doppio lavoro. Quanta gente c’è col doppio lavoro? E se sono in regola non dovrebbero essere professionisti? Per favore.. Se hai P.I. e scatti con le usa e getta e sei un genio, o se hai 50k euro di attrezzatura e sei un asino, sempre PRO sei.
    I fotografi se la passano male perchè PER TROPPO TEMPO hanno approfittato dei clienti. Servizi da 2-3-5mila euro solo perchè è un matrimonio ( badate, non perchè sei una stella nel firmamento della fotografia ).
    Fotografi che si lamentano del mercato, perchè loro si dedicano SOLO alle cerimonie e pretendono di fare scorte per il letargo invernale lavorando a maggio e a settembre. Se sei un FOTOGRAFO ( pro o non ma con gli attributi ) tra fotografia di interni, still, stocking, book, cataloghi e chi più ne ha più ne metta puoi campare TRANQUILLAMENTE. No…prendiamocela con chi ci ruba i matrimoni perchè effettivaemente sono le ladrate da poca spesa tanta resa. PRO che si lamentano “che loro devono pagare le licenze dei software originali” e pagano la licenza del sw più economico in studio per poi lavorare a casa con programmi piratati da migliaia di euro.

    Se è difficile avere un prodotto ben fatto e proprio per questo mi devo rivolgere ad un artigiano, vuol dire che effettivamente non posso prendere altre strade. Se i buoni lavori riescono a farli anche i ragazzini usando automatismi e computer, la tua figura non è più indispensabile. Perchè non ve la prendete con l’amico aggiustatutto che facendovi pagare i pezzi del negozio fai-da-te non toglie lavoro ad idraulici e falegnami?

    Certo! facciamo un Albo! Ovvio! e magari mettiamo l’esame di stato! I quiz li facciamo sul manuale di istruzioni della macchina? O magari quanta coca riesci a tirare per reggere gli ambienti della moda e poter essere un riferimento selezionato per le agenzie? Ridicoli..

    Stupenda la conlcusione del: “si arriverà presto al paradosso che la fotografia sarà un ‘lavoro’ da ricchi”

    Ma non è stato sempre così? La maggior parte dei fotografi non riusciva forse dove le persone comuni non riuscivano, perchè avevano lenti corpi ed attrezzatura da MILIONI e nessun merito se non quello di imparare la tecnica base (che viene come difficoltà subito dopo la voce “cuocere le lasagne al microonde”) ?!?!?

    Ora sai che c’è? che con una reflex da 300 euro e un 50ino da 90 euro ti metto in crisi “l’azienda”.

    Questa situazione non porterà certo ad un impoverimento culturale. ANZI, falcerà i mediocri, quelli che non meritano di poter vivere di fotografia. E tra un DILAGARE d’immagini squallide trite e ritrite, emergerà l’idea CREATIVA del fotografo, quella che nessun corso diploma o albo ti può vendere. Fotografo che non dovrà adagiarsi sugli allori, ma continuare a ricercare e tendere alla sua perfezione se vuole sopravvivere.

    Ci sono forse i CINESI ed extracomunitari vari a rubarvi il lavoro? Peccato, un capro espiatorio inutilizzabile…

    Questi articoli sono PATETICI. Continuate a fabbricare carrozze, sperando che lo stato limiti il proliferare di automobili e che arresti chi si ferma a darti un passaggio.

    Io come fotografo PRO, fatturo quel che mi basta per mantenere famiglia, studio e vivere bene. Quelli che non ce la fanno, è giusto che cambino lavoro e la smettano di ammorbare la categoria.

    Saluti.

  16. Edoardo 27 maggio 2013 at 07:41

    Qualunque siano le motivazioni delle Mayer credo sia stato importante sottolineare questo aspetto della professione di fotografo che, se non cambiamo qualcosa, a breve sarà destinata a…

  17. Edoardo 27 maggio 2013 at 07:44

    Salve Massimiliano, bella analisi emerge dalle tue parole assolutamente condivisibili. Sulla questione dell’albo non ci ho riflettuto a sufficienza per averne una chiara opinione. Sicuramente emergerebbero dei problemi di ordine pratico del tipo ‘chi giudica chi’. Resta il fatto che un codice di autodisciplina deve essere introdotto altrimenti la categoria sarà destinata a breve all’estinzione

  18. Edoardo 27 maggio 2013 at 08:47

    Salve Leo, mi sono riletto diverse volte l’analisi che fai e mi permetto di puntualizzare alcuni aspetti. Dalle tue parole deduco che sei fotografo e che a 30 anni (leo_82) la tua professione ti permette di mantenere famiglia, studio e di vivere bene. Non posso che essere contento. Anche io ho la fortuna di vivere e di vivere abbastanza bene con la fotografia, ma questo non mi impedisce di fare un minimo di ‘lotta’ (che parolona, dirai, detta da un monatto o ammorbatore se esiste il sostantivo di tale verbo) per salvaguardare questa professione che per molti è vitale. Hai ragione quando dici che le professioni si evolvono e che se un maniscalco o meglio ancora un venditore di videocassette si lamenta perché non ha più lavoro è un coglione perché non si è reso conto che il mondo è andato avanti. Ma la fotografia è un’altra cosa, è il mezzo che è cambiato non il risultato finale. Sono quasi 180 anni che si fanno fotografie, si sono evolute le macchine, è cambiato il supporto sensibile, ma alla fine sempre una fotografia si ha. Forse – ma non è una tua colpa ovviamente – se ti riferivi alla mia figura professionale sappi che non faccio solo matrimoni, ma il mio lavoro nella fotografia è molto più vasto (basta dare un occhio al mio sito internet) e quante volte ho discusso con colleghi sulla necessità di fare anche ‘altro’ fotograficamente parlando. Ma riguardo a quelle che definisci ‘ladrate’ mi permetto di dissentire con forza perché tocchi un aspetto della professionalità che mi è particolarmente caro. Credi veramente che chiedere – facciamo una media – 2500 euro ivate per un servizio di matrimonio sia rubare alla gente? Credo che la cosa si spieghi meglio facendo due conti della serva. Toglici l’iva da quella cifra e ti rimane circa 2000 euro, toglici le tasse ormai arrivate intorno al 45% e ti rimane poco più di 1000 euro. Un album dignitoso costa circa 200 euro, delle stampe di qualità costano intorno ai 100 euro, un assistente che lavora con te costa mediamente 200 euro. Alla fine dei 2500 euro chiesti ti restano circa 500 euro. Beh da questi devi toglierci tutti i ‘beni ammortizzabili’ che ti permettono di lavorare e non è che scattando in digitale questi sono diminuiti anzi. Basti pensare al costo delle macchine fotografiche che si è moltiplicato per un fattore almeno 5. Per non parlare di quello che mi sembra affronti in modo piuttosto semplicistico: i software costano, i computer costano, i monitor costano, gli archivi digitali costano. Questo è essere professionali (e mi sembrava che il mio articolo vertesse molto su questo aspetto). Ma torniamo a quei 500 euro. In genere io lavoro circa 12 ore il giorno del matrimonio e almeno una settimana tra post, stampa e montaggio dell’album. Diciamo 50 ore di lavoro complessivo? Ma credimi sono stato molto sotto il reale tempo impiegato. Viene fuori un costo orario di 10 euro. Ora al netto delle spese ho chiesto al muratore che sta lavorando nel condominio vicino al mio studio quanto prende l’ora 18 euro e mi ha detto essere tra i più economici.

    Mi scuso veramente per questo conto della serva – tra l’altro non abbiamo parlato della responsabilità che un fotografo ha nel fare il servizio ad un matrimonio – ma credo sia stato importante per capire il perché ci si arrabbia quando qualcuno si vende a 500 euro, c’è obiettivamente qualcosa che non quadra. Certamente il cambiamento dei tempi agisce su alcuni aspetti della fotografia, ma non è quello che rende agonizzante la professione. Credo sia piuttosto la concorrenza sleale la responsabile maggiore. Non si tratta di fare un Albo, ma penso sia importante una sorta di autodisciplina. Ci si lamenta in Italia del perché l’industria manifatturiera sia in crisi, ma come fai a competere con quella di paesi in cui lo stipendio medio è di 10 dollari al mese, in cui non esistono le più elementari norme di sicurezza (vedi cosa è successo di recente in Bangladesh), in cui i contribuiti pensionistici o sanitari sono degli emeriti sconosciuti e via dicendo. Una volta si parlava di ‘qualità diversa’ come si sta facendo adesso con la fotografia, purtroppo questo nel settore manifatturiero non è più così e lo stesso sta accadendo nella fotografia. Per questo ho scritto che sarà in futuro un lavoro per ‘ricchi’ o per chi avrà già un altro lavoro (anzi in certi settori lo è già). Certo che ci sono degli ‘amici’ dello sposo che scattano meglio dei professionisti (basti pensare a Giacomelli che non era professionista) e non c’è niente di male – come ho scritto – se gli regalano il servizio fotografico il punto è che se chiami un professionista questo si deve far pagare in linea con il mercato, lo trovi così assurdo?

    Ah scusami non ho letto la tua firma, ma solo leo_82

  19. nik 27 maggio 2013 at 08:48

    Personalmente credo che un vero professionista si distinguera’ sempre,sia per il lavoro che per il prezzo….i tempi sono cambiati e quindi i professionisti devono adeguarsi non svendendosi ma chiedendo il giusto,facendo valere l’esperienza e la qualita’ e diversita
    del lavoro.
    In realta metropolitane ci sono e ci saranno sempre piu’ confronti e problemi di concorrenza….ma visto il maggior lavoro potenziale bisogna…accettare

  20. Max 27 maggio 2013 at 08:58

    Vacca Bindella LEO! Con un po’ meno di cattiveria ma da PRO, quoto tutto quello che hai detto! E a differenza di tutta sta negatività, io vedo un futuro roseo per chi merita!
    Bravo.

  21. Max 27 maggio 2013 at 09:01

    Oh, chiaro, ne riparleremo quando uscirai dal regime dei minimi 😉

  22. Edoardo 27 maggio 2013 at 10:14

    Salve Max, non credo di essere così negativo, ma solo realista. Forse però da quanto mi scrivete te e Leo_82 (purtroppo non ho il suo nome) ho una visione parziale della realtà anche se mi capita di incontrare veramente tanti colleghi che non la vedono così rosa come la vedete voi. Non voglio fare la figura del Don Chisciotte ma chi mi conosce sa che ho la ‘fortuna’ di poter vivere bene del mio lavoro, ma questo non mi impedisce di fare un’analisi di quello che sta accadendomi intorno. Te hai lasciato il tuo lavoro per la fotografia, hai una famiglia, dei figli e un mutuo sulla casa – così scrivi nel tuo blog – non ti arrabbieresti se il tuo vicino di casa – bravo fotografo – che ha però il suo stipendio fisso andasse in giro a proporsi nei wedding vendendosi sottocosto?

  23. Max 27 maggio 2013 at 12:42

    Edoardo,
    certo, accade e un po’ mi infastidisce. Ma che ci devo fare? Io non credo la professione di fotografo sparirà. Cambierà. Anche gli operai sono stati sostituiti dalle macchine.
    Io credo tu abbia un grande potere e una grande responsabilità (tipo l’uomo ragno): sei seguito, sei di successo e una bella fetta dell’industria ti ruota attorno. Diffondi ottimismo. Questo si contribuirà a salvare la professione 🙂 Ma sono solo i miei 2c. E grazie per aver visitato il mio blog, pensavo fosse solo mia moglie a leggerlo!

  24. Edoardo 27 maggio 2013 at 14:09

    Magari fossi così ‘potente’ lo farei subito… Non so Max vedo intorno a me tanta improvvisazione, ignoranza, incompetenza, un approfittarsi continuo, un cercare prevaricare sull’altro con ogni mezzo. Non si tratta di legittima concorrenza, averne, credo sia una delle cose più stimolanti. Mi imbatto continuamente in un prendere in giro la gente… beh un abbraccio

  25. David 28 maggio 2013 at 12:42

    Carissimo Edoardo
    mi intrometto in questa interessante discussione anche se non sono un professionista della fotografia.

    Il concetto di professionista descritto da te riportato da te da Wikipedia è corretto e sono d’accordo anche con te su cosa vuol dire la professionalità in fotografia.

    Il problema però che non bisogna dimenticarsi che la professionalità non differisce se uno fa il fotografo, l’architetto, il web designer o altro.
    E’ un metodo di approccio alla professione che per diversi motivi va a scemare.
    Io non faccio il professionista della fotografia ma essendo abituato ad approcciarmi con professionalità in tutte le cose che faccio posso dirti che uso quel metodo perchè credo che sia segno di serietà anche se per me la fotografia è un hobby.

    Il problema che tu poni però credo che sia colpa della nostra società che non sa più riconoscere chi sa essere professionale da chi non lo è.

    Alla fine si riduce tutto a decidere quale è il prezzo più conveniente senza prendere in esame la qualità del servizio.

    Come dico sempre ai miei clienti non si compra un prezzo ma una professionalità che è fatta di esperienza, di gusto e bravura nel lavoro, questo sia per il fotografo che per altri mestieri.
    Io per esempio mi occupo di sviluppo software e creazione di siti web ed cerco di essere sempre professionale in quello che faccio.

    Sono dell’avviso che ognuno di noi che si approccia alla professione con passione e dedizione può solo che andare avanti con i propri convincimenti e professionalità.
    Alla fine dei salmi un lavoro fatto bene si vede, se poi i clienti si accontentano di lavori mediocri e poco professionali peggio per loro.

    Con affetto
    David

  26. Edoardo 28 maggio 2013 at 14:23

    Certo David il problema è proprio la professionalità e vale qualunque lavoro tu faccia, naturalmente. Il problema è che c’è sempre più improvvisazione in giro e non si percepisce la professionalità come una cosa fondamentale. Una volta si diceva: ‘chi più spende meno spende’. Un detto popolare che era legato alla qualità – che nel caso di una libera professione possiamo chiamare professionalità appunto – di ciò che compravi. E la qualità ha dei costi superiori al prodotto mediocre. Restando sull’articolo si innesca un cortocircuito quando si offre della qualità a basso costo: le cose sono due o il prodotto è rubato oppure si sta lavorando sottocosto. Le conseguenze le vedremo a breve

  27. Vincenzo Aluia 31 maggio 2013 at 11:40

    Ciao Edo,
    mi ritrovo a lottare contro i mulini a vento…
    questo Leo la sa lunga come la lista delle parolacce che gli ho detto quando ho letto il commento.
    Purtroppo, parla così perchè è lui il primo a lavorare in questo modo, ha ragione e ho potuto vederlo anche nelle mie zone. Ci sono colleghi che purtroppo la pensano e agiscono proprio come lui, si vantano di comprare hardisk su ebay a 80€ e stanno allo studio con un portatilino da 150 € comprato in offerta da trony e magari si affidano a terze persone per fare la postproduzione di un matrimonio, e con 30€ hanno levato ogni spesa superflua!
    Sai quanti matrimoni ho già perso con gente della mia città che viene a chiedere un preventivo da me e poi mi dice: tizio me lo fa a metà prezzo includendo anche il video!!
    e allora mi cadono le braccia, comincio a fare i calcoli che hai fatto tu prima e tra me penso: con 1200€ questo che dice di essere professionista, gli da un quaderno pigna con 30 foto attaccate?
    non riesco a capacitarmi! E la mia risposta è: mi dispiace, io non posso fare altrimenti, devo quantomeno giustificare una giornata di assenza (chiusura) dallo studio.
    Con quello che ho guadagnato lo scorso anno sono riuscito a malapena a pagare l’inps.
    Ti stimo Edoardo e grazie a te e a chi la pensa come te riesco a trovare la forza per non abbassare i pantaloni e mettermi a 90°!!

  28. Edoardo 1 giugno 2013 at 09:03

    Grazie a te Vincenzo per condividere la tua esperienza!!!!! Un abbraccione

  29. salvatore alagna 16 luglio 2013 at 17:26

    Salute a tutti, sono un vecchio fotografo professionista. Per amore della fotografia nel 1974, ho lasciato un posto alle Ferrovie. Ho lavorato per 9anni presso un grande stabilimento fotografico, cercando di imparare il più possibile.cosa che faccio la sera…invece di vedere gli stessi programmi….. leggo e rileggo libri non solo di fotografia ma di Arte…. Paul Klee… la teoria del colore, rileggo Fenningher, Adams, Mario Giacomelli ecc…. ma mi rendo conto che è difficile …riuscire a pagare come dice …Vincenzo Aluia…contributi e quant’altro… un caro saluto, salvo alagna.

  30. Edoardo 17 luglio 2013 at 08:08

    Ammiro chi sceglie di fare fotografia lasciando il certo per l’ignoto… Un abbraccio Salvatore

  31. Umberto 7 ottobre 2013 at 17:22

    Allora purtroppo,ci sono 2 condizioni diverse il valore di una persona e il valore di una persona rispetto al mercato.Noi purtroppo veniamo pagati in base al valore che esprimiamo sul mercato ti faccio un esempio banale:un insegnante che ha un lavoro che è importantissimo cioè quello di far crescere dei bambini viene pagato poco rispetto al calciatore.Perchè? Perchè il suo valore di mercato cioè l’insegnante impatta su 20 persone e il calciatore impatta su milioni di telespettatori e via dicendo.Quindi che cosa succede?Che noi non veniamo pagati per quello che facciamo ma per il valore che esprimiamo sul mercato.Purtroppo ci son dei settori dove questo valore non si esprime più,perchè ad esempio produrre costa meno nei paesi dell’est,produrre costa meno in altri posti e quindi ci ritroviamo come economia terziaria in piena crisi cosi come il settore delle auto ecc…

  32. Umberto 7 ottobre 2013 at 17:31

    Poi diamo una distinzione precisa su cosa vuol dire LAVORARE e cosa vuol dire AVERE UNA PROFESSIONE.Lavorare vuol dire fare un qualcosa che una volta che ho finito di farla continuo a produrre reddito indipendentemente dal fatto che quella cosa passo del tempo a farlo.Ad esempio produco un libro,il libro lo vendo,ogni volta che vendo un libro ti entrano 3,50€ nelle tue tasche a prescidere dal tuo tempo questo è il LAVORO.Tutto il resto quello che dite voi e cioè AVVOCATI,INGEGNERI,FOTOGRAFI,DIRIGENTI DI AZIENDA,OPERAI,FACCHINI ecc.. sono PROFESSIONI cioè barattano il loro tempo per soldi,non sono i soldi che lavoran per loro.Siamo nell’era dell’informazione bisogna possibilmente far lavorare il cervello non la forza fisica.Se si continua a pensare che si produce denaro con la forza fisica non è quello si produce denaro con la testa 🙂

  33. Edoardo 7 ottobre 2013 at 20:14

    Umberto che dire… considerazioni veramente interessanti su cui riflettere, grazie

  34. Umberto 11 ottobre 2013 at 07:03

    Edoardo poi c’è da dire un’altra cosa purtroppo non si può pensare di iniziare un lavoro e portarlo avanti per 30 anni perché viviamo in un’epoca molto veloce.Dove l’economia cambia velocemente,i mercati cambiano velocemente,LE MODE cambiano velocemente; se per esempio la cravatta fine,era andata fuori moda qualche anno fa adesso è ritornata.Quindi non posso pensare di focalizzare tutte le mie energie in quel unico settore,insomma diversificare.Il problema di fondo sai qual è Edo?Che il CAMBIAMENTO implica tutta una serie di paure nelle persone,nel senso che una cosa che sono stati abituati a fare per tanti anni ad un certo punto non funziona più.E quando gli si dice di cambiare settore si spaventano.

  35. Edoardo 11 ottobre 2013 at 07:47

    Hai ragione Umberto, anche se quando ci metti l’anima in quello che fai alla fine cerchi di combattere l’impossibile per riuscire ad andare avanti. Ovviamente la fotografia è un qualcosa che non può prescindere – anche se non è sempre così – dal talento.

  36. David 9 novembre 2013 at 13:52

    Purtroppo il tuo ragionamento è comune in tutti i settori “artigianali”. C’è sempre chi il lavoro lo fa per passione/hobby anche a zero perché ha le spalle coperte oppure pur di lavorare fa prezzi che coprono si e no le spese(molto spesso più no che si). La fotografia con i costi relativamente bassi delle macchine fotografiche digitali di oggi e con i software tarocchi sicuramente paga molto questa situazine. Ai tempi della pellicola in pochi potevano permettersi una camera oscura e tutta l’attrezzatura di sviluppo e stampa e i professionisti erano tali davvero.

  37. Umberto 15 novembre 2013 at 12:57

    Edo anchio prima facevo il fotografo/cameraman,ma da subito ho capito che è un lavoro che ormai non è più in crescita.Ci sono lavori che sono facilmente posizionanti per diventare ricchi e ci son lavori che per quante ore si fanno non si diventerà mai ricchi.Ora chiaramente non siam nati tutti in un ambiente potenziante dove dicono:Cavolo dai che se ti impegni ottieni risultati anzi la maggior parte delle persone tendono a buttarti giù.Ma ti sei mai chiesto perchè le persone cercano di buttar giù gli altri?Nella strada per poter diventare ricco bisogna CAMBIARE perchè per guadagnare una cifra che non hai mai guadagnato,bisogna diventare una persona che non si è mai stata.Il mio consiglio se posso permettermi di dartelo è quello di incominciare ad imparare a come costruire un buisness e di conseguenza ad investire e trovare persone che ti aiutano a dirigere il tuo buisness.

  38. Edoardo 17 novembre 2013 at 15:50

    Ho molta paura, David, che questo lavoro ‘artigiano’ avrà vita breve in futuro (professionalmente parlando)

  39. Edoardo 17 novembre 2013 at 15:56

    Ciao Umberto io credo che alla fine ci siano delle professioni che si fanno a prescindere dal diventare ricchi o meno. La fotografia è una di quelle. Certo si vive in un mondo in cui se non hai una rendita da qualche parte purtroppo non hai di che campare… Magari che so, diventerò calzolaio, ma continuerò a fotografare. Fare il fotografo è anche uno stile di vita. 😉

  40. Mattia 18 novembre 2013 at 12:29

    Ciao Edo,ho letto il tuo articolo sul fotografo professionista ecc.. Il problema non è mai il prezzo.Guarda cosa è successo al mercato mondiale del lusso da quando è cominciata la crisi: le grandi case automobilistiche, di orologi, di profumi e vestiti hanno riportato incrementi annui costanti.
    Il prezzo rivela il valore del tuo prodotto, e il valore viene dato da quale bisogno risolvi. Questo è marketing.Ovviamente il marketing non è tutto, esistono altri 6 fattori che un imprenditore deve conoscere per creare un’impresa di successo.

  41. Edoardo 18 novembre 2013 at 22:22

    Ciao Mattia, sarei curioso di conoscere gli altri 6 fattori 😉

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