Professionalità e reportage

La shotlist, un segno di forte professionalità

Lo scorso week end, come mi capita in questi ultimi mesi, ho fatto due matrimoni, o meglio, ho fatto il servizio fotografico a due eventi. Chi mi conosce sa che il mio approccio è di tipo reportagistico e in tal senso cerco di seguire quelle che sono le linee guida del fotogiornalismo. Ovviamente il progetto che sottende un matrimonio è in linea di massima sempre lo stesso: preparazione, cerimonia, eventuali esterni, ricevimento e balli. Uno schema standard che sta poi alla sensibilità del fotografo dare un corpo personale, un taglio che rispecchi lo spirito di colui che sta scattando in sintonia con l’unicità, il carattere della coppia, l’atmosfera, le emozioni che quel giorno nasconde.

Forse sta proprio in questa schematizzazione, praticamente uguale in ogni matrimonio, la differenza, nella filosofia reportagista del muoversi, fondamentale tra il partire per un progetto-evento programmato e studiato a tavolino dal matrimonio-evento. In viaggio quando si parte per raccontare una storia è importantissima la preparazione, lo studio, l’informazione, la ricerca, l’analisi. Ci sono fotografi che scrivono una sorta di storyboard con una lista di situazioni da scattare, proprio perché, affinché il racconto funzioni, non sfuggano informazioni essenziali e indispensabili alla storia. Come ogni buon giornalista scrive seguendo la regola aurea anglosassone delle ‘5W’ anche un buon fotografo si potrà avvalere del ‘dove’, del ‘chi’, del ‘quando’, del ‘cosa’ e del ‘perché’ come scheletro intorno a cui costruire il servizio. Certamente il reportage è anche imprevedibilità, attimi inaspettati, situazioni improvvise, ma avere un elenco studiato in precedenza è un’ottima cosa, soprattutto un ottimo punto di partenza.

Ma perché questa lunga e forse anche noiosa premessa? Sabato scorso, durante il matrimonio, per la prima volta in vita mia mi sono trovato davanti una coppia di operatori video che si muovevano consultando una shotlist. Questi due ragazzi erano stati chiamati, dalla coppia, dall’Olanda, utilizzavano due reflex come camere-video e avevano un particolare sistema per la messa a fuoco e la stabilizzazione delle macchine. Ne sono veramente rimasto colpito e questo mio semplice post vuole essere solo uno spunto di riflessione sulla professionalità che tutti dovrebbero avere nell’affrontare un lavoro, qualunque esso sia, dal cortometraggio, al documentario, dal film al servizio di matrimonio appunto. Con ciò non è mia intenzione denigrare il lavoro di operatori ‘autoctoni’. Ho lavorato e lavoro normalmente con dei signor professionisti altamente competenti che riescono a realizzare dei video di alta qualità. Solo mi piaceva sottolineare questa cosa veramente inaspettata che però evidenzia quanto, ‘benché si tratti di un matrimonio’, l’approccio mentale dovrebbe essere quello di avere consapevolezza di stare lavorando ad un servizio veramente importante dove lo spazio all’improvvisazione dovrebbe essere solo un qualcosa di inaspettato e non, come spesso accade, la regola.

Buona luce

Commenti

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Comments (8)

  1. Luca 17 settembre 2012 at 08:55

    Buongiorno Edoardo,
    leggo molto volentieri il tuo blog, è fonte di spunti di riflessione come questo topic.

    Avere in mente i “punti” da sviluppare con i mezzi ottici, fotocamera e videocamera ritengo sia di fondamentale importanza.
    Ho lavorato come cameraman video di matrimoni e mi occupavo anche di postproduzione, nelle riprese e anche in fase di montaggio cercavo di rendere percepibile un inizio, uno svolgimento e una fine che si potevano identificare con le riprese a casa della sposa e/o sposo, la loro famiglia, i loro ambiente, emozioni, fretta, eccitazione. Svolgimento: la sposa arriva nel cortile della chiesa, esce dall’auto e percorre la distanza che la separa dalla sua unione con l’uomo che ha scelto. La cerimonia, i SI, uscita dalla chiesa. Fine: Festa, taglio della torta, balli e scherzi.
    Andare oltre, definendo le singole scene trasformando l’evento del matrimonio in una location da film mi sembra un po troppo forzato.
    Se gli sposi hanno avanzato dei punti sui quali focalizzarsi ben vengano ma definire su carta le scene da riprendere lo trovo in antitesi con lo stile reportage che condivido.
    Scritto in altre parole, avere in mente cosa sti sta facendo in modo da tradurlo in una sequenza di scatti o una sequenza di scene con filo logico è fondamentale oltre questo diventerebbe secondo il mio modesto parere una fiction.

  2. Edoardo 17 settembre 2012 at 09:17

    Ciao Luca, giuste le tue osservazioni. Infatti nel matrimonio ho detto che il progetto su carta è già scritto, nel senso che la sequenza delle situazioni è pressappoco sempre la stessa. Mi piaceva semplicemente far notare questo episodio come curioso segno di professionalità. Altro discorso è per il reportage su un progetto. Credo sia veramente importante avere un’idea di quello che vorresti avere negli scatti affinchè il progetto stesso funzioni. Molti fotografi lo fanno. Ciò non vuol dire costruire o fare fiction, ma semplicemente avere un promemoria intorno al quale lavorare. Poi gli scatti o le riprese verranno fatte assolutamente in stile fotogiornalistico, ma credo che uno scheletro possa veramente essere d’aiuto.
    Un caro saluto

  3. Giorgio Benni 17 settembre 2012 at 09:18

    Buona giornata, a me capita molto spesso di confrontarmi con colleghi stranieri. Data la forte connotazione internazionale della mia specializzazione.
    Anch’io rimango colpito dall’aspetto progettuale e dalla parvenza di professionalità, nonché dalle loro attrezzature quasi sempre ridondanti rispetto al mio quotidiano. Devo dire però che alla fine confrontando i risultati loro coi miei, non c’è una differenza. Anzi molte volte la differenza è a favore mio, sebbene loro dispongano di dorsi ed illuminazione di ultima generazione. Il limite della progettualità ed abituarsi ad essa in modo miope, come fanno molti che ho conosciuto è quello di fermarsi alla prima difficoltà.
    Seguire un processo preordinato ha i suoi pregi, ma porta dietro, per chi non ha elasticità ed esperienza,ad una standardizzazione nefasta, nemica della fotografia, che nasconde molte volte la paura di provare strade nuove. L’esempio di due operatori olandesi con uno story board preordinato è calzante… A me è successo con colleghi giapponesi, americani, russi, che per seguire il loro story board hanno rinunciato ad occasioni ghiotte.
    La progettualità è giusta, ma attenzione a non farla diventare un modus operandi unico.

  4. Edoardo 17 settembre 2012 at 09:47

    Concordo anche con te Giorgio. L’elasticità e il sapersi adattare ai cambiamenti e agli imprevisti è fondamentale. Questa è una caratteristica che contraddistingue noi italiani nel mondo: l’essere in grado di affrontare situazioni nuove con estrema professionalità. Nel matrimonio credo sia veramente troppo l’idea dello storyboard anche perché, come ho detto, è già tutto ‘scritto’. Invece ritengo importante lavorare quando lavori su un progetto diverso, partire con un minimo di promemoria frutto di una tua preparazione a monte. Credo possa essere veramente utile!!!!!

  5. Francesco Brunello 17 settembre 2012 at 14:34

    Ciao Edoardo a parte il bellissimo pensiero rispetto all’approccio al lavoro e del come hai fatto notare in questo bellissimo post che la fotografia di matrimonio è ancora e sarà per sempre una fotografia di serie A, credo che ci sia anche una riflessione di come il mondo della fotografia si stia pian piano trasformando in video…o meglio video clip più o meno lunghe…come alcuni fotografi la chiamano FOTO CINEMA…. nel frattempo sto attento e cerco di tenermi sempre al passo aggiornarmi e sopratutto imparare da chi è più bravo di me….

  6. Luca 17 settembre 2012 at 15:53

    MI fa piacere che siamo d’accordo. Il promemoria al quale fai riferimento io lo identifico con la professionalità e l’esperienza. Dopo un numero consistente di matrimoni si acquisiscono doti di pre-veggenza (scherzo)!!

  7. Edoardo 17 settembre 2012 at 16:49

    Francesco grande!!! C’é sempre da imparare, mai smettere il confronto

  8. Edoardo 17 settembre 2012 at 16:50

    Certo Luca, professionalità ed esperienza. Quando però si parte per qualche progetto nuovo credo sia un qualcosa d’importante da tener presente

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