Basta essere considerati ‘nessuno’

un attimo durante la preparazione della sposa

Proprio pochi minuti fa stavo leggendo il numero di marzo della rivista FOTOgraphia diretta da Maurizio Rebuzzini; come sempre ricca di argomenti interessanti, con articoli che spaziano dall’attualità alla storia del mondo della fotografia. Stavo per chiudere la rivista quando mi è caduto l’occhio su un’intervista realizzata da Lello Piazza a una giovane fotografa di Roma: Alessandra Quadri. Nell’introduzione all’intervista si legge che ha iniziato a fotografare nel 2004 dopo essersi laureata al Dams di Padova e aver frequentato alcuni Master sulla Storia della Fotografia. Da allora – cito alla lettera – ha lavorato svolgendo servizi di matrimonio (per sopravvivere, sottolinea) e facendo l’assistente di studio per un fotografo di still life.

Potete immaginare la mia reazione alla lettura “per sopravvivere, sottolinea”. Ancora una volta fotografare i matrimoni viene considerato qualcosa di cui vergognarsi come se si andasse a rubare, qualcosa che si fa non per passione, ma perché si deve pur vivere in qualche modo. Ancora una volta il fotografo di matrimonio è un ‘genere’ di serie B, un qualcosa da cui prendere le distanze se vuoi emergere nel panorama internazionale della fotografia; mentre fare l’assistente di studio per un fotografo di still life sembra invece essere molto più dignitoso. Ora potremmo discutere sulla ‘nobiltà’ fotografica dello still life, come se scattare a bulloni e viti per un catalogo di una mesticheria o a scatole e carta igienica per una cartiera sia più gratificante e formativo che fotografare un matrimonio, ma il problema è certamente un altro. Ancora una volta fotografare il matrimonio viene visto come un ripiego da tenere ben nascosto, anzi si sente addirittura il bisogno di giustificarsi davanti all’intervistatore. Ma perché?

Sicuramente ci sono tutta una serie di fotografi che contribuiscono con la loro discutibile, vecchia, triste, ‘già vista’ fotografia, a portare acqua al mulino di questi detrattori, ma mi sono veramente stufato – come fotografo anche matrimonialista – di essere ritenuto quasi una nullità nel gotha della fotografia che conta, di non venire preso in considerazione quando fotografi questo evento, di essere snobbato da riviste importanti. La cosa triste è che evidentemente questa mentalità comune influisce anche tra i giovani colleghi che, pur fotografando matrimoni, ne prendono fortemente le distante. Ma ci si vuole rendere conto una volta per tutte che ci sono dei fotografi con gli attributi nell’ambito della fotografia di matrimonio? Che se fatto, ad esempio, come il reportage di un evento, è forse uno degli assignment più difficili su cui un professionista si può confrontare? Che deve essere buona la prima, perché se sbagli il servizio non è che puoi aspettare l’anno dopo o chiedere alla coppia o agli invitati di rifare tutto da capo? Che, come dice Scianna in una sua recente intervista, quando documenti lo devi fare al meglio, con il diaframma giusto e alla giusta distanza dal soggetto, e non hai tempo di pensare troppo alla tecnica – quella la devi conoscere a prescindere – perché l’evento va avanti e molto di quello che accade dura giusto il tempo di pochi secondi (il momento decisivo bressoniano vale a maggior ragione nel giorno del matrimonio). Quando porti avanti un progetto fotografico magari impieghi alcuni mesi, addirittura anni e se ancora non ti soddisfa puoi sempre rimandarne la pubblicazione. Nel matrimonio no! Il tutto si esaurisce nell’arco di poche ore e il servizio deve uscire al meglio senza se o ma.

Tecnica, arte, colpo d’occhio, cuore, taglio, personalità, approccio con il soggetto, psicologia e molto altro ancora sono quello che un fotografo di matrimonio deve necessariamente avere. Deve essere discreto, ma continuamente attento per non perdere attimi importanti e unici. Deve ‘scomparire davanti al soggetto’ come dice Bresson, ma essere anche abbastanza vicino seguendo la filosofia di Capa. Deve guardarsi intorno alla Paul Fusco e deve saper dosare e ‘capire’ la luce alla McCurry.

Questo sfogo – purtroppo uno dei tanti e mi sento molto Don Chisciotte – è anche rivolto ai photo editor, ai critici, a tutti coloro che giudicano le fotografie di ‘Autore’ e che puntualmente snobbano il ‘mio’ lavoro senza nemmeno averlo visto, che non si permettono di chiedere il perché si sente la necessità di certe ‘puntualizzazioni’ sul fotografare i matrimoni, come se la cosa fosse evidente e scontata. Che però esaltano le fotografie di Martina Colombari alla quale viene dato addirittura lo ‘Spazio Forma’ di Milano che attualmente espone Paolo Pellegrin. Ma quando sei un fotogiornalista mi volete spiegare che differenza c’è nell’approccio mentale, nella tecnica, nella filosofia a fotografare il Festival di Holi in India o il matrimonio di Gianni e Francesca a Santa Margherita Ligure? E mi volete spiegare perché, qui in Italia, se facessi vedere un mio portfolio sul tema matrimonio non verrei nemmeno ricevuto dalla più misera rivista di gossip (messo alla porta come fotografo di poco conto) quando invece il New York Times s’interessa a un mio progetto fotografico sul tè? La mia fotografia è sempre la stessa e ci sono tanti altri colleghi che, come me, hanno la stessa mentalità nell’approccio all’evento matrimonio. Ovviamente ci sono tanti, forse ancora troppi, fotografi di cerimonia che farebbero meglio ad andare a tagliare l’erba nei giardini pubblici – sempre con tutto il rispetto dovuto per i giardinieri – ma vale lo stesso anche per gli ‘altri’ (beh con qualche riserva se hai ‘tette e culo’ e sponsorizzazioni varie). Come in tutti i campi ci sono i professionisti bravi o meno bravi, seri o meno seri, artisti o presunti tali. Quindi guardate prima di giudicare e se giudicate fatelo con coscienza, competenza e senza pregiudizio.

Infine invito Alessandra a venire a fare qualche matrimonio insieme così si renderà conto sia della difficoltà che della alta professionalità e competenza che c’è dietro a questa fotografia. Forse capirà che anche ‘noi’ siamo dei Fotografi con la effe maiuscola.

Buona luce

Commenti

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Comments (51)

  1. carla 26 aprile 2011 at 11:09

    Ciao Edoardo, quanto vorrei far capire ai clienti la differenza
    tra noi e gli incapaci tra noi e quella Alessandra.
    ti faccio un esempio, un conoscente su facebook che millanta di essere un fotografo
    di moda ogni volta che fa un matrimonio, scrive ” ogni tanto mi tocca”.
    il punto e’ che questo personaggio fa foto brutte a prescindere, e si sente arrivato….
    figo, artista.
    vorrei far capire ai nostri clienti, di non scegliere gente che snobba il servizio che ti sta vendendo, e’ come andare in una pasticceria, e il pasticciere dentro di lui pensa “che torta di m….. che ho fatto mi tocca farlo ma chi se ne frega tanto lo faccio per i soldi

  2. Andrea 26 aprile 2011 at 13:57

    Ciao Edoardo,
    ti seguo da tempo e ho anche partecipato ai tuoi workshop di Barletta poco più di un mese fa. Trovo molto giuste le tue osservazioni, alla maggior parte dei lettori sarebbe sfuggita questa “sfumatura” tra parentesi detta dalla fotografa Quadri. Non bisogna assolutamente veicolare questo modo di pensare riguardo i fotografi di matrimonio, anzi ringrazio te e altri nomi importanti italiani che, facendo il vostro lavoro in modo così professionale, ostacolate a suon di foto e fatica tutti coloro che invece alimentano il pensiero sempre più in voga: “le foto del tuo matrimonio può fartele tranquillamente tuo cugino, se ha una reflex”. Ma non tutti hanno un cugino che si chiama Edoardo Agresti!!! E’ importante che messaggi come i tuoi, di alta professionalità, vengano divulgati sempre di più, perchè come conferma la “collega” Alessandra, sono proprio i fotografi impegnati in altri settori che screditano il lavoro dei fotografi matrimonialisti. Quindi non mi trovo d’accordo con chi su facebook ti suggerisce di essere più positivo. Sarebbe da parte tua un mettere la testa sotto la sabbia e far finta che il problema non esiste. Invece il problema c’è, ed è evidente, e ben vengano le tue parole di critica verso coloro che cercano di screditare la categoria dei fotografi matrimonialisti italiani.
    Buona luce a te, grande professionista!!!

  3. Edoardo 26 aprile 2011 at 19:29

    Grazie Andrea per la solidarietà. In effetti vorrei veramente parlare con coloro che si vergognano di fare i matrimoni, giusto per sapere come li fanno.
    Un abbraccio

  4. Edoardo 26 aprile 2011 at 19:41

    Wow Carla, ‘ogni tanto mi tocca’, come se fosse un pegno da pagare… ma perché certa gente fotografa? Sembra una sorta di marchetta… Va beh la Fotografia è un’altra cosa…

    Un abbraccio

  5. Matteo 26 aprile 2011 at 21:28

    Ciao,
    arrivo qui seguendo un link da facebook non mi ricordo di chi.

    L’argomento è valido.
    E il tuo punto di vista lo condivido, spesso sembra che dire di fare matrimoni sia come fare la sceneggiatura un cinepanettone.

    E invece è insieme un reportage di guerra, un servizio di moda, uno still life pure (sui dettagli magari).
    E sono d’accordo con la complessità e la difficoltà nel farlo bene.

    Però voglio anche fare l’avvocato dle diavolo e indagare il perchè di questa brutta “fama”.
    Non penso sia dovuta solo a chi ne fa senza passione-arte-preparazione…

    Il “problema” sta anche in altri punti:
    -è un reportage sì, ma di rito ripetuto e ripetitivo di cui sappiamo ogni virgola, con i protagonisti spesso docili e compunti…
    -è un servizio di moda ma spesso i soggetti non hanno nè l’aspetto nè le capacità di modelli…

    E’ questo “problema” che fa rendere alla fine fruibili le foto di un matrimonio solo gli sposi stessi e i loro parenti più prossimi…

    Così, spero di aver contribuito al dibattito.

    “uà, e chi ssì? Oreste Pipolo?” 🙂

  6. Alessandra 26 aprile 2011 at 22:54

    Sono stupita di aver visto le mie parole stravolte, e di vedere il potere di internet creare un film dal nulla, da parole estrapolate da un contesto più ampio e, di sicuro, da un contenuto diverso.
    Non ho mai neppure pensato le cose che si sono scritte. Bastava leggere il pezzo.
    In ogni caso, per semplificare, il mio pensiero è che mi piace fare fotografia. Mi piace fare anche fotografia di matrimoni, ma amo di più la fotografia di reportage sociale.

    Alessandra Quadri

  7. Anna Maspero 27 aprile 2011 at 07:15

    Ciao Edoardo, condivido la tua opinione e capisco il tuo disappunto. Personalmente sono “allergica” ai matrimoni :)e cerco di evitarli… ma dal punto di vista fotografico credo che sia molto più difficile raccontare un matrimonio rispetto a un viaggio o altro, perchè essendo la trama sempre la stessa e un po’ formale e melensa, il rischio imamagino sia di essere banali e scontati. Se si è bravi lì, si è bravi davvero!

  8. Edoardo 27 aprile 2011 at 07:31

    Cara Alessandra,
    ti ho già chiesto pubblicamente scusa sulla mia bacheca anche se, leggendo il mio blog, NON mi sono mai permesso di giudicare il tuo lavoro. Pensa un po’ mi imbarazza leggere dei portfolio fotografici quando sono gli stessi colleghi a chiedermene giudizio… NON ci conosciamo e solo per questo non oserei mai dire qualcosa sulla tua fotografia… In un mondo in cui nessuno dice mai le cose come stanno e non si assume le proprie responsabilità, ho voluto comunque fare dei nomi e cognomi… Ma era a fronte di un senso di trasparenza. Lungi da me denigrare gratuitamente il lavoro di una collega, chi mi conosce lo sa che NON lo farei mai.
    La fotografia di matrimonio è legittimo che possa NON piacere -cosa che invece mi sembra di capire dalle tue parole non essere il tuo caso – e che magari uno voglia fare altro nella vita, ma la mia ‘arrabbiatura’ (spero tu abbia capito) era rivolta alla scarsa considerazione che abbiamo – come matrimonialisti – nel mondo della ‘fotografia che conta’.

    Ovviamente, e ci tengo a sottolinearlo di nuovo, NON c’era niente che criticasse il tuo lavoro e la tua voglia di andare avanti nel reportage. Da quello che scrivi quel ‘per sopravvivere, sottolineo’ assume un’altra valenza, ma ti posso garantire che messo lì come introduzione e cappello alla tua intervista lasciava pochi dubbi a diverse interpretazioni.

    Se hai voglia e possibilità, mi piacerebbe che tu venissi a fare un matrimonio con me. Penso che la Fotografia di Matrimonio non esista e l’ho anche motivato in un mio recente post su questo blog, ma che il matrimonio, se considerato un EVENTO, possa essere fotografato proprio come REPORTAGE SOCIALE. Che ne dici?

  9. Edoardo 27 aprile 2011 at 08:15

    Vedi Anna ci sono delle ‘professioni’ che non possono essere considerate lavoro. Fare il fotografo è una di quelle. Quando hai una passione viscerale, un amore incondizionato per qualcosa – e te me lo insegni – non importa quanto e se guadagni. Devi scattare e lo fai al meglio perché non puoi farne a meno. Faresti un torto a te stesso prima che agli altri. Il matrimonio in fondo è un evento e se lo vedi sotto quest’ottica fotograficamente parlando è bellissimo…

  10. Davide 27 aprile 2011 at 08:16

    Quante volte nel lavoro la passione, la determinazione e l’anima vengono immolate e schiacciate dal dio danaro! Eppure sono proprio loro, passione determinazione e anima che scrivono le parole pià belle di questo nostro essere “umani”. Bisogna andare avanti coscienti del fatto che non tutti comprendono il valore di cio che si fa! Lo so bene io che lavoro spesso dietro le quinte della fotografia! Un giorno un mio amico stiamto fotografo mi ha dato una foto dicendomi: “prima di gettarla voglio vedere se riesci a fare qualcosa, l’inquadratura è favolosa ma le condizioni di scatto (sott’acqua tra gli squali) non mi hanno permesso di regolare la macchina e questo è il risultato” Infine la foto in questione è stata usata per la copertina della più importante rivista di subacque italiana è stata pubblicata più volte a pagina intera e, dulcis in fundo, ha vinto il primo premio di categoria in un importante photocontest naturalistico internazionale!! Grande il fotografo!! Darei non so che cosa per saper scattare così, ma sono anche cosciente che senza il mio lavoro nascosto a tutti, assolutamente non valutato e molte volte addirittura screditato, quella foto serebbe finita in un misero “cestino” di un compiuter!! Quando guardo quell’immagine espsota in una mostra (tuttora itinerante), la sento anche un po mia! ma nessuno lo sa! Allora andiamo avanti… lasciamo che l’anima la passione e la determinazione ci guidino in questo trotuoso cammino! Non bisogna mollare

  11. cristina 27 aprile 2011 at 08:18

    …se non viene Alessandra vengo io!!

  12. Edoardo 27 aprile 2011 at 08:25

    …grande Cristina!

  13. Edoardo 27 aprile 2011 at 08:27

    Concordo con te Davide: se hai qualità e passione prima o poi arrivi. Dai!!!!!!!!

  14. Vincenzo 27 aprile 2011 at 09:26

    Oserei anche aggiungere che “matrimonio” è un concetto molto generico, dato che, da nord a sud, da est ad ovest, gli usi e i costumi cambiano.. e così un appening come il matrimonio può diventare, per un fotografo che ha un nome, e quindi un mercato ampio, un momento di vero reportage antropoligico.

  15. Edoardo 27 aprile 2011 at 09:38

    Esatto Vincenzo!!!!!

  16. Emi 27 aprile 2011 at 10:47

    Faccio il fotografo di matrimoni. Fortunatamente spesso mi diverte, ma non è sempre così. Purtroppo non puoi sceglierti i clienti, non puoi fermarti quando non ti senti inspirato, non puoi scegliere di dedicare ad alcuni scatti il tempo che meriterebbero. Per questo è difficile, è spesso creativamente appagante, altrettanto spesso è una rottura di scatole. E’ un lavoro, prendiamolo per quello che è. L’arte è un altra cosa, è dove ti senti totalmente libero ed inizi a cercare da solo i tuoi limiti. Nel matrimonio questo è vero solo a tratti.

  17. G. 27 aprile 2011 at 11:28

    Sono arrivata qui grazie a clickblog, e ho deciso di dire la mia.
    Sono una fotografa amatoriale che sta tentando di capire come poter fare di questa passione una professione.
    Mi piacciono i ritratti e un mio sogno è quello di diventare… Fotografa di matrimonio 😀
    C’è chi snobba questa categoria per la semplice immagine che ci viene tramandata, quella del fotografo del paesello che fa foto gialle e spente e magari mette i due poveri sposi nelle pose più assurde.
    C’è chi invece dice che qui in Italia non c’è spazio per osare nelle foto di matrimonio come invece all’estero stanno già facendo da un po’ (Jasmine Star fra tutti).
    Io credo che sia un genere di fotografia bellissimo ma sottovalutato.
    Non posso che essere d’accordo con le tue parole.

    G.

  18. 27 aprile 2011 at 11:37

    Un post un po’ piangina.

    Se si è sempre convinti di ciò che si fa, che sia fotografare durante un matrimonio, o un bullone, o un supermercato o che ne so, non vedo proprio dove sta il problema.

    Non vedo la necessità di essere riconosciuti “nel gotha della fotografia che conta” finchè si è convinti dei propri mezzi e si è altrettanto convinti di offrire lavori di qualità.

    E lo dico sapendo quali e quante sono le difficoltà nel fotografare un matrimonio, e con tutto il rispetto possibile per chi lo fa.
    Però non posso non notare un leggero complesso di inferiorità di chi scrive.

  19. Luca 27 aprile 2011 at 11:42

    Io sono un fotografo di agenzia, e faccio anche matrimoni per fare qualche soldo e finanziarmi progetti di reportage sociale per poi rivendere alla stampa. Il matrimonio non è il mio genere ma mi permette di avere cash subito, inoltre mi diverto specialmente in tandem con un mio collega, il matrimonio è una bella palestra per il reportage e soprattutto si ha una bella responsabilità sulle spalle che ci fa crescere. Detto questo cmq ribadisco che non è il mio genere. E penso che Alessandra voleva dire la stessa cosa. Finanziarsi o andare avanti per poi fare il reportagista, non credo che voleva offendere qualcuno. Nella fotografia purtroppo il giornalismo non paga molto così si fanno i matrimoni e qualche foto a studio, tutto questo senza offendere nessuno.

  20. Edoardo 27 aprile 2011 at 11:51

    Ciao Gioia, concordo con te sul fatto che all’estero la fotografia di matrimonio è certamente molto considerata e se sei bravo viene assolutamente valorizzato. Jasmine Star per la mia visione della fotografia è un po’ troppo ‘classica’, ma ha comunque un buon lavoro…

    Un abbraccione

  21. Edoardo 27 aprile 2011 at 11:54

    Ciao Beppe… Dici? Forse è vero… Però ti posso garantire che ci sono tanti giovani che si sentono imbarazzati a dire che fanno le foto ai matrimoni e questo non mi sembra giusto. Il mio obiettivo è semplicemente quello di far cambiare un po’ questa mentalità, tutto qui.
    Un abbraccione

  22. Edoardo 27 aprile 2011 at 11:59

    Ciao Luca, da quanto scrive Alessandra anche a me adesso sembra volesse dire quello… Non me ne vogliate se in qualche modo ho offeso qualcuno. Quel ‘per sopravvivere, sottolineo’ – che nell’economia dell’intervista non aveva senso nemmeno mettere – non dava però adito a diverse interpretazioni…

    Un abbraccione

  23. adolfo.trinca 27 aprile 2011 at 12:39

    Uno sfogo molto educativo. Sfogo con il quale mi trovo al 100%. Unire prontezza di riflessi e tecnica cercando di rendere una cosa già vista, come molti affermano un matrimonio sia, interessante e nuova non è da tutti. Un saluto.

  24. Luca 27 aprile 2011 at 13:00

    Ciao Edorado, sono contento che ci sia stato un chiarimento, in fondo stiamo con una macchina in mano a fare sacrifici tutti i santi giorni. 😀 Buon lavoro a tutti.

  25. 27 aprile 2011 at 13:07

    Ma se questi “giovani” si vergognano tanto il problema rimane comunque il loro.

    Poi non so, a me di “affrontare” il matrimonio è capitato, non è assolutamente il mio genere, ma nonostante questo è un’ottima esperienza. Se non lo si vuole far diventare il proprio lavoro, se non altro è un’ottima palestra per chiunque, qualunque genere frequenti.

    Ma se c’è chi considera un fotografo di matrimonio un fotografo di serie B, non vedo dove sia il problema.
    Ripeto, finchè uno è convinto di ciò che fa e lo fa bene, cosa importa chi dice cosa?

  26. Matteo 27 aprile 2011 at 15:17

    Salve a tutti,
    negli USA fare il fotografo di matrimonio viene visto come un punto di arrivo, come un lavoro molto molto prestigioso, grandi nomi dello still life, della moda e del reportage hanno deciso negli ultimi anni di fare anche i “fotografi di matrimonio” non certo per necessità ma per prestigio.
    La visione della fotografia di matrimonio come settore di serie “B” è del tutto superata e italiana.
    Non è necessario spiegare le capacità tecniche ed organizzative che ci vogliono per un fare matrimonio (farlo da professionisti intendo non alla zio Pino, con tutto il rispetto per lo zio), ma guardiamo ai professionisti affermati a quello che riescono a tirar fuori da un evento dal vivo…. e guardiamo anche i loro prezzi, non mi sembrano proprio di serie “B”.

    Osservando le foto Buissink, Chrisman, Milton, Gero, Gardner, Mautner credo che non servano altre parole per capire il livello della fotografia di matrimonio.

    Saluti,
    Matteo

  27. Edoardo 27 aprile 2011 at 17:01

    Grazie Matteo, finalmente si torna a parlare sul reale problema sollevato dal mio post. Infatti all’estero si ha una concezione totalmente diversa. Addirittura ci sono fotografi del National Geo che fanno tranquillamente matrimoni. In Inghilterra si spendono anche 15.000 sterline pur di avere alcuni fotografi, così come negli USA e in Australia (con la fotografia di Yervant). Le riviste parlano di loro come di importanti fotografi, basti pensare cosa dice American PHOTO di Cliff Mautner. E lo stesso vale per gli altri. Purtroppo da noi c’è ancora poca cultura e troppo provincialismo.

  28. Andrea 27 aprile 2011 at 17:15

    Semplicemente le dico grazie per questo suo sfogo e sono stra felice di fare foto ai matrimoni perchè come dice lei è proprio un vero reportage non ci si può permettere mai di sbagliare grazie ancora e buon lavoro.

  29. Edoardo 27 aprile 2011 at 18:07

    Grazie a te Andrea per quanto scrivi… Un abbraccione

  30. Vincenzo 27 aprile 2011 at 18:53

    a proposito, volevo ringraziarvi per aver tirato fuori questi nomi, complimentoni, mi hanno aperto un mondo, tant’è che domani sarò ad un matrimonio .. anche se da invitato.. mi si accenderà la fantasia.

  31. paolo 27 aprile 2011 at 20:38

    Salve.
    Io invece non comprendo la critica. Mi spiego. Non ho letto l’intervista della signorina Quadri ma a quanto viene riportato lei dice “Faccio foto di matrimoni per campare”… e quindi?
    Dov’è la bestemmia? Dov’è la critica ai matrimonialisti? Dov’è la vergogna che prova?

    O non è stata riportata tutta l’intervista e scopriamo poi che la signorina Quadri ha detto anche “ahimè che schifo, devo fare quella merda di lavoro che è un servizio di matrimonio”…. o non capisco dove sia lo sdegno.

    Se una cantante che aspira a cantare nei teatri d’opera dice che per campare fa piano bar,…mi sembra ovvio,… mica puoi entrare subito in un teatro! Prima fai gavetta e mentre la fai per mantenerti, anzichè fare la cameriera, sfrutti le doti di cantante per pagare l’affitto o lo fai degnamente cantando alle feste patronali o nei night club,…senza sdegno, ..ma spettando di arrivare alla fine della scelta che ti sei prefissata per il futuro. Se uno sognasse di fare il meccanico di formula uno e per campare si fa le ossa in una officina meccanica sotto casa che male c’è? MI sembra ovvio che occorra mangiare e pagare l’affitto e quindi si fanno i lavori pagati che si riescono a trovare,.. e fare i matrimoni è un lavoro che puoi trovare più facilmente di altri, che vi piaccia o no è così, ma questo non svilisce il lavoro, .. come dici tu, è un lavoro che si può fare benissimo ad alto livello oppure da schifo, ma questo è un altro discorso. Perchè bloccare i sogni? qualunque esso sia. Lei magari vorrebbe fare la reporter di guerra ma aspettando che un giornale le dia un lavoro e la invii a testimoniare una situazione all’estero, deve pur mangiare e lo fa avvicinandosi a un mestiere che non è quello che vorrebbe fare ma almeno le da da vivere. Ripeto, a meno che non abbia insultato la categoria mi sembra che sia una presa di posizione fatta a priori. Se ci pensate può anche capitare che ci sia una persona che voglia diventare fotografo matrimonialista ad alto livello ma mentre aspetta di avere la clientela giusta dice “lavoro in un bar per campare”… Ora che facciamo,.. tutti i baristi si devono sentire offesi??? Su dai,… prendiamo le cose con più razionalità,…sennò fai apparire davvero i matrimonialisti sempre sul chi va la che si sentono defraudati, invidiosi e incompresi. Ognuno fa il suo mestiere che si è scelto o che riesce a fare, senza star li a giudicare le scelte altrui. No? Buone cerimonie a tutti.
    PS. Riguardo alle foto della colombari forse ti è sfuggita la provocazione molto intelligente di Benedusi sul fatto che ormai non conti più l’attrezzatura o chi preme il tasto, ma conta il pensiero, il concetto, l’idea, questo differenzia noi fotografi da chi non lo fa di mestiere, quindi la mostra della colombari è la mostra dell’idea di Benedusi…c’è una bella differenza.
    PS2 non ho capito il paragone con il times… (???) i matrimoni in italia e il reportage sul the al times… ??? ma scusa è ovvio che ci sia differenza,… la sorpresa sarebbe se il times ti pubblica i matrimoni e in italia ti snobbano il reportage sul the,.. o ancora meglio che le tue foto di matrimonio in italia non sono considerate mentre alla MAGNUM vengono esposte in una mostra,.. allora si che c’è la critica,…. no?

    saluti a tutti.

    paolo

  32. Francesco Agresti 27 aprile 2011 at 21:56

    Anche io sono arrivato al tuo articolo grazie a clickblog. Non posso far altro che condividere in pieno le tue osservazioni: molto, troppo spesso la fotografia di matrimonio è sottovalutata! Andando a guardare le tue foto, però, ci si rende conto che anche quello che spesso è un genere ritenuto da “semplici fotografi” può svelare degli scatti veramente unici e con tutte le caratteristiche di vere e proprie opere d’arte.
    Penso alle luci, ai riflessi, alle inquadrature delle tue foto.
    Ti parlo da appassionato di fotografia, non certo da professionista o da esperto…ma mi sento di farti i miei più sentiti COMPLIMENTI per gli scatti e per il blog…
    …e visto che portiamo lo stesso cognome, non potrò far altro che continuare a seguirti da oggi in poi! 😀

    Ad Maiora!

  33. Edoardo 28 aprile 2011 at 06:35

    Grazie Paolo per il tuo intervento. Concordo su tutto quello che dici nella prima parte del tuo post, però se avessi letto, come cappello all’intervista, che Alessandra – ripeto si potrebbe chiamare Agata o Filippo – , che ha studiato al Dams e ha fatto importanti e prestigiosi workshops sulla fotografia, ogni tanto fa matrimoni per permetterle di andare avanti nella fotografia che le piace, non ci sarebbe stato niente su cui discutere. Ma perché mettere dopo la parola matrimoni ‘PER SOPRAVVIVERE SOTTOLINEA’. Da quello che leggo da amici di Alessandra e da quello che mi scrive direttamente ne deduco che non era assolutamente in senso negativo che veniva detto, ma, perdonami, messa così veramente poteva essere intesa in modo diverso? Per l’ennesima volta, ripeto, quello è stato poi uno spunto che mi ha permesso di toccare un nervo evidentemente scoperto e affrontare un problema che ci tocca da vicino, ma non voleva – e da parte mia NON è stato fatto – mettere in discussione le capacità, le qualità e il lavoro di Alessandra o addirittura giudicarla.

    Premesso ciò credo che ognuno di noi, a meno che non sia nato ricco o sia stato particolarmente fortunato – ha fatto dei lavori che non gli piacevano ma che magari gli hanno poi permesso di portare avanti le sue passioni. Pensa che io a 23 anni ho fatto un catalogo di bare, si hai letto bene bare ;-). Ma non era questo l’argomento del post.

    Beh oggi si giustifica qualsiasi cosa discutibile professionalmente con: ma è una evidente provocazione! Troppo comodo quando su questa provocazione campeggia in bella mostra il marchio Canon, credo che perda di credibilità e assuma altre valenze.
    Per il Times in effetti rileggendo quanto ho scritto risulta un po’ ermetico quello che volevo dire. Il tutto parte dal fatto che nel mio modo di scattare non c’è differenza tra l”evento’ matrimonio e l”evento’ lavorazione del tè. Ossia il mio approccio mentale e tecnico è lo stesso, mi muovo nell’ambito del reportage. Se guardi i miei scatti la ‘fotografia’ che emerge è sempre la stessa. Per cui il mio portfolio potrebbe essere indifferentemente ‘il matrimonio di Franco e Tiziana’ oppure ‘l’asta del tabacco a Lilongwe’. In Italia se presentassi – a riviste di indiscusso prestigio – un matrimonio come portfolio NON verrei nemmeno preso in considerazione, ma io sono lo stesso a cui il Times richiede il reportage sul tè. Spero di essermi spiegato un po’ meglio 😉

    Comunque ancora grazie per il tuo intervento

  34. Edoardo 28 aprile 2011 at 06:37

    Grande omonimo e grazie… anche il tuo commento mi permette di riflettere ancora su quanto questo che ho sollevato sia un nervo scoperto e un problema molto sentito…

    Un abbraccione

  35. lucas 28 aprile 2011 at 14:25

    Bello questo dibattito!! scaturito da una frase che… ci sta’, se detta dopo un bi o triennio di Dams, perche’ per fare il fotografo matrimonialista, non si studia in genere..(i brutti esempi non mancano certo..) ma vi posso assicurare che io, essendo un figlio d’arte, la scuola l’ho fatta, prima dietro a mio Padre sugli scalini e nelle sacrestie delle chiese, a conoscere i Parroci, che sono il fulcro del nostro lavoro, poi nelle camere delle spose dove lavorano molte altre professionalita’, a dare i tempi ai ristoranti trovando i tempi giusti per tutti gli scatti necessari, senza parlare di location e noleggi vari, cercando sempre di accontentare tutti. Naturalmente il grido di Edoardo o di altri VP (Veri Professionisti).. …c’era d’aspettarselo!… senza infierire su Alessandra a cui auguro che possa scattare cio’ che ama di piu’ e si realizzi… anzi se mi parla dei corsi del Dams.. ci faro’ un pensiero anch’io … vista la preventivata e micidiale caduta verticale dei matrimoni in chiesa. Buon lavoro a tutti voi che amate la fotografia.

  36. Edoardo 28 aprile 2011 at 16:23

    Luca, sono molto contento su quello che scrivi… meno male che finalmente si è capito a cosa ‘urlavo’ 😉

  37. matteo 28 aprile 2011 at 18:07

    Ho letto per caso la tua dissertazione sulla fotografia di matrimonio, purtroppo ammetto di non sapere chi sei, di non sapere niente di te è del tuo percorso fotografico.
    Ma dovevo assolutamente lasciarti un messaggio di ringraziamento perchè le tue parole mi hanno esaltato. Grazie di aver scritto questo pezzo bellissimo, pieno di energia e passione per quello che ritengo anch’io essere una delle scuole più difficili del campo fotografico. Amo fare i servizi ai matrimoni, purtroppo non lo faccio di lavoro, ma lo ritengo un bellissimo lavoro e lo farei tutti i giorni!
    Si impara tantissimo sulla nostra amata arte, sulle persone. Bisogna faticare, correre, improvvisare, non distrarsi, cogliere veramente l’attimo senza sbagliare tecnicamente, le tue parole hanno “fotografato” molto bene la situazione.
    E poi è sempre una bellissima festa che io addirittura ritengo un privilegio di immortalare per i nostri “clienti”…catturare i veri momenti, intrufolarsi nella loro vita come neanche il miglior fotoreporer può fare entrando in una casa indiana,malese o afgana. Immortalare gli istanti che per tutta vita riassaporeranno con la loro famiglia presente e futura. Beata ignoranza… andate… scattate a raffica 3000-4000 foto di rito per “sopravvivere”, io vado per la mia strada cercando di immortalare….”sogni”

  38. Edoardo 28 aprile 2011 at 18:12

    Ciao Matteo, se vuoi dare un occhio alla mia fotografia vai nel mio sito internet http://www.edoardoagresti.it

  39. giorgio benni 28 aprile 2011 at 20:00

    Non sono un matrimonialista, nei mesi estivi vengo chiamato da alcuni colleghi come supporto nei loro matrimoni.
    Mi piace molto, non so se lo farei sempre, ma do il massimo e mi diverto. Trovo il contatto con tutte quelle persone e le situazioni che si creano veramente stimolante. La fotografia di matrimonio racchiude in se tante specializzazioni della fotografia.
    Per colpa di molti improvvisati l’immagine del fotografo di cerimonie ne ha sofferto. Ma non mi preoccuperei più di tanto delle affermazioni di chi si vergogna di aver lavorato onestamente, avendo magari in testa il mito dle fotografo di blow-up.
    Se fossi uno bravo come Edoardo passerei oltre e focalizzarei le mie energie su quello che è veramente importante.

  40. Edoardo 28 aprile 2011 at 20:22

    Grazie Giorgio per il ‘bravo’… Per il resto io credo che se fossimo noi stessi ad essere orgogliosi di quello che facciamo, magari riusciremmo a scardinare il luogo comune del fotografo di matrimonio uguale al fotografo della domenica: e cosa ci vorrà mai a fare due scatti, con il digitale poi!!!!
    Un abbraccio

  41. pasco 29 aprile 2011 at 16:37

    ho letto tutto di getto, come un fiume in piena…

    posso dirti (ti do del tu, non ti offendi?) solo 2 parole:

    TI STIMO

  42. alessandra 2 maggio 2011 at 16:27

    Salve Edoardo,
    non ho potuto rispondere prima, ma ora vorrei togliermi il sassolino dalla scarpa.
    Ripeto mi piace fotografare e i matrimoni sono anch’essi fonte di spunti, non solo di raccolta di momenti di gioia fra i due sposi ma anche occasione di documentazione antropologica che varia a seconda della relativa condizione sociale, posizione geografica e personale dei soggetti su cui l’obiettivo si posa. Ogni matrimonio è diverso dall’altro. E dirò di più, anche nelle mie ricerche di reportage sociale le scene di matrimonio sono immancabili, soprattutto in quello in cui racconto la cultura rom ed in un altro nel quale mi sono incuriosita degli sposi, bambine e bambini, nell’area del Rajasthan ed ho avuto la fortuna di assistere ad una cerimonia…
    Questo per puntualizzare la mia posizione…
    Per quanto riguarda il testo preso in esame quella parte era tratta dalla mia biografia ed è stata abbreviata, penso per motivi editoriali. Non so perché si siano usata la parola sopravvivere, vicino a sottolinea, forse per questioni di spazio sono state compresse così all’inizio per sintetizzare il fatto che attraverso la fotografia di matrimonio guadagno di più. Di sicuro non perché mi schifa e ne voglia prendere le distanze. Mi chiedo onestamente come una persona possa aver potuto capire diversamente. Come avrei potuto parlar male di qualcosa che mi ha dato il pane? come avrei potuto dare un giudizio negativo su una professione? Ma che tipo di persona avrei potuto essere, un mostro, un demente?
    Perché mai interpretare delle parole dando un senso di vergogna e d’inferiorità?
    Mi interrogo su come fotografi affermati nel campo della fotografia di matrimoni abbiano potuto sentirsi tanto sensibilmente offesi e, quasi, mi spiace per loro, perché forse sono stati vittime di reali attacchi alla loro professione.
    Detto questo invece dal punto di vista strettamente personale non è stato bello vedere il proprio nome e cognome circolare su internet dove comunque appaio come una stronza e dove comunque sono stata oggetto di considerazioni poco piacevoli.
    Internet è un mezzo molto potente. Ma stiamo attenti alla superficialità e leggerezza con cui si usa…Avresti potuto mandarmi un’e-mail di chiarimento, in rete è facilissimo arrivare ai contatti di una persona ed io subito ti avrei chiarito. Avresti solo potuto leggere tutto l’intervista per capire che ero non ero un tipo di persona che si permette di dare un giudizio negativo ad una professione e che quelle parole per quanto abbreviate in sopravvivere avessero la valenza di campare….Ma per sfogarti hai preferito il blog in cui tutti i matrimonialisti ti seguono e ti potevano dire bravo… come sei bravo…
    Comunque accetto le scuse, come dici anche tu la fotografia è ben altro rispetto a tutte le chiacchere e le parole a vanvera…Se sei appassionato e tenace come me a sostenere il tuo lavoro a me non può far altro che piacere.
    alessandra

  43. Edoardo 2 maggio 2011 at 16:55

    Ciao Ale,
    ti ringrazio per la risposta che mi vede in linea con le tue parole in tutta la prima parte. Ho avuto modo di ‘bloccare’ certe affermazioni totalmente gratuite e prive di senso riguardanti critiche alla tua persona. Anzi mi sono adoperato per chiarire con forza che il mio scritto era incentrato NON sulla ‘tua’ fotografia, ma su un problema che come hai potuto verificare è una evidente ferita aperta tra i fotografi matrimonialisti. Però quella ‘parentesi’ messa lì non aveva altri significati se non quello che ho scritto. Anche leggendo tutta la tua intervista si percepiva il tuo amore per la fotografia di reportage sociale, ma niente che potesse in qualche modo smentire quella affermazione. Comunque anche Lello Piazza – che ho sentito telefonicamente – si è accorto che poteva essere interpretata in forma negativa e forse riaffronteremo la questione direttamente sulla rivista stessa.

    Per quanto riguarda ciò che dici sulla ‘leggerezza e superficialità’ beh mi sono riletto il mio post e, onestamente, mi sembra uno sfogo legittimo su un problema reale. Non si parla male né del tuo lavoro, né della tua persona. Forse, come scrivi, avrei potuto contattarti, non so. Purtroppo alcuni si sono lasciati trasportare e ti hanno – sbagliando – attaccato sul lavoro e sulla fotografia quando invece si doveva affrontare il problema e non lo spunto che lo ha fatto nascere. Ti rinnovo comunque le mie scuse e sono veramente contento che ci siamo chiariti. A me piace molto la franchezza e la trasparenza e – ripeto senza offendere nessuno – mi piace anche dare nomi e cognomi. Il ‘si dice che’ mi è sempre rimasto indigesto.

    Infine rinnovo l’invito a venire a fare un matrimonio con me. Magari in quel di Roma…

    Un caro saluto

  44. marcello goretti 5 maggio 2011 at 13:14

    Complimenti Edoardo per le bellissime foto e l’interessante blog. Ho solo un’appunto da fare sul titolo in inglese della discussione.
    ‘Stop to be considered nothing’ non si puo’ dire. In effetti la traduzione letterale in Inglese credo che non esista. Mentre nell’annuncio della tua ammissione alla MPA si dovrebbe scrivere: ‘First italian photographer to join the MPA’.
    Scusa per la pignoleria ma essendo il tuo sito mirato ad una platea internazionale questi piccoli dettagli saltano all’occhio.
    Saluti.

  45. Edoardo 5 maggio 2011 at 13:53

    Doppiamente grazie Marcello provvedo immediatamente a fare le dovute correzioni!!!!!! Un caro saluto

  46. Alessandro 11 maggio 2011 at 15:53

    Buongiorno Sig.Edoardo,
    ho letto con interesse il suo post e sono pienamente d’accordo con lei.
    Io sono un fotografo professionista e dal 2001 mi occupo principalmente di sfilate.
    Si, lavoro nelle tanto agognate e superfighe sfilate di moda!
    Si lavora in dieci m2 in trenta persone, fotografando tutti la stessa cosa dalla posizione e inquadrature che decidono i clienti (fondamentalmente devi fotografare una persona che cammina stando il più centrale possibile)….però sei figo.
    Le dico la verità, da qualche anno mi sto dedicando con sempre più impegno alla fotografia di matrimonio perchè mi da più soddisfazione.
    Sono sincero, inizialmente anche per me era per “arrotondare un po’” nei periodi morti. Poi mi sono accorto che mi dava sempre più gusto e sopratutto, consegnare il lavoro ai clienti e vederli contenti ed essere anch’io contento del mio lavoro, mi da una grande soddisfazione.
    Un lavoro unico, che solo tu hai fatto che riesca a far dire o pensare ai tuoi clienti: “sono proprio contento/a di aver scelto lui” o, per lo meno “di aver scelto un professionista”
    Penso sia proprio questo il punto la soddisfazione del proprio lavoro!

  47. Edoardo 11 maggio 2011 at 16:03

    Grazie Alessandro… Credo che se noi stessi portiamo avanti con professionalità e orgoglio il nostro essere anche fotografi di matrimonio, magari alla fine riusciamo a far cambiare anche la mentalità comune!!!!!
    Un caro saluto

  48. Gianna Corridori 23 giugno 2011 at 14:58

    Ho scoperto per caso questo blog….da profana posso dirti che sono stupita dalla bellezza delle tue foto!….io che non amo i classici matrimoni (mi sono sposata in pantaloni e maglietta..)…..direi che queste sono favole da mille e una notte e ..foto così renderebbero speciale anche il più semplice e banale dei giorni!!!
    Che la giusta luce sia sempre la tua ispirazione!!

  49. Edoardo 23 giugno 2011 at 15:32

    Gianna veramente troppo troppo gentile…
    Buona luce!!!!

  50. Domenico 13 novembre 2011 at 12:45

    Ottimo! vorrei il permesso di pubblicare questo articolo sul mio blog. Grazie per aver espresso cosi chiaramente le idee che sono anche le mie.

  51. Edoardo 8 gennaio 2012 at 09:19

    Ciao Domenico, scusami sono un po’ indietro con le risposte, ma sono stato via due mesi a fotografare e… beh è dura rientrare… fai pure, mi raccomando con la moderazione, non era mia intenzione offendere nessuno, ma dopo un po’ i commenti hanno preso una strada sbagliata. Lungi da me criticare il lavoro di altri o dare dei giudizi senza conoscere le persone, le mie erano e sono delle semplici considerazioni oggettive.
    Un abbraccione

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