Il PORTFOLIO fotografico

il ‘where’ del reportage che sto realizzando sul mercato del pesce di Chittagong

Cosa s’intende per Portfolio non è così chiaro e soprattutto i fotografi stessi ne hanno un concetto piuttosto vago. Quando conduco dei worskhops in genere al termine chiedo a chi lo desidera se vuole mostrarmi dei suoi lavori.

Spesso mi vengono sottoposti a lettura una miscellanea di scatti senza un benché minimo senso logico. Si mescolano foto fatte in vacanza con la famiglia a quelle di matrimonio a magari un progetto del quale però si vede una sola foto messa lì soltanto perché era ‘bella’. Credo invece sia importante avere un’idea precisa di quello che s’intende per Portfolio.

Il ‘what’ ossia quale è l’argomento del progetto a Chittagong

Facendo una ricerca in internet si trovano diverse definizioni e quelle che più condivido sono state enunciate da alcuni docenti DAC della FIAF che riporto più avanti.

Personalmente ritengo che il Portfolio sia: una raccolta omogenea di un numero limitato d’immagini che, nella presentazione di una idea creativa, identifichi lo stile, la sensibilità e il modus operandi di un fotografo. L’omogeneità oltre che stilistica dovrebbe essere anche visiva. La successione delle foto deve essere tale che la successiva deve aggiungere o approfondire qualcosa a quella che la precede e nel suo insieme deve raccontare il progetto del fotografo. Si deve percepire nella visione il dipanarsi di un filo conduttore che porta il lettore a capire anche la personalità dell’autore in una sorta di confessionale muto in cui il fotografo mette a nudo se stesso. Ogni foto deve essere la tessera di un puzzle, ognuna diversa dall’altra, ognuna necessaria e indispensabile, ma deficitaria e limitata se presa e letta singolarmente. Un racconto la cui sintassi e narrazione è il biglietto da visita del fotografo.

Per continuare le analogie con il racconto potremmo seguire la regola, cosiddetta delle 5W, a cui i giornalisti fanno riferimento quando devono scrivere un articolo: Who, What, When, Where, Why ai quali in genere si aggiunge un How. Seguendo questo schema si può iniziare a dare un senso logico a una storia anche dal punto di vista fotografico ricordandosi però che l’immagine ha una lettura visiva e quindi con delle caratteristiche e tempi diversi dalla scrittura. Non è detto che l’ordine progressivo debba essere quello giornalistico così come la presenza effettiva di tutti e cinque le ‘W’, ma credo che tali elementi siano un ottimo punto di partenza anche nella preparazione di un portfolio. Infine l’editing – la scelta delle foto e non come erroneamente qualcuno associa alla postproduzione – riveste un ruolo importante e deve essere visivamente omogeneo.

Il ‘why’ ossia il motivo di quello che accade al mercato

Perciò ben vengono anche foto di matrimonio, ritratti, opere concettuali e quant’altro ma che abbiano un susseguirsi logico, in qualche modo omogeneo e identificante di colui che le ha realizzate.

Come dicevo qui di seguito elenco altre interpretazione del Portfolio che, bene o male, si equivalgono l’una con l’altra e anche con la mia idea.

  • So di trovarmi davanti a un portfolio quando l’insieme delle immagini che mi viene presentato costituisce un luogo della mente o dello spazio o del tempo: ogni singolo scatto realizza con il precedente e con il successivo una sinergia che amplifica il risultato, dilata la percezione, penetra l’obiettivo e approfondisce un tema. Ogni portfolio ha il suo ritmo e la sua grammatica, il suo fluire o il suo singhiozzo, restituendo l’idea dell’autore alla complessità dei sentimenti, dell’analisi o del racconto, alla forza delle evocazioni, dei ricordi o delle paure. Il portfolio è una modalità espressiva che può far uso delle più diverse tecniche e soluzioni scenografiche, è la ricerca di una profondità, tra le tante raggiungibili, che tiene conto dei molteplici solleciti contemporanei e fissa l’attenzione sulla persistenza, oppure sull’evolversi del motivo ispiratore. Un portfolio è un insieme di tessere che compone il caleidoscopio dell’avvenimento.

Cristina Paglionico – Docente DAC – FIAF

  • Per portfolio si intende una raccolta di immagini, numericamente limitata, atta a mettere in successione una sequenza di immagini strettamente concatenate, ognuna densa di significato, il cui accostamento alla precedente ed alla successiva determini un arricchimento in comunicazione e possibilità di comunicazione di un fatto, di una sensazione o di un’idea creativa…. La realizzazione di un portfolio, dunque, dovrebbe rappresentare la naturale evoluzione del linguaggio dei fotografi, divenendo “indice” della loro maturità espressiva. La scelta accurata di un argomento, lo sviluppo della sequenza narrativa (sia essa a ciclo chiuso o a ciclo aperto), la possibilità di esprimere idee chiare (procedendo per analogia o per contrasto), sono ulteriori passaggi che, uniti alle scelte operative connesse ad ogni singolo scatto, consentono all’autore di elevare il tenore della sua comunicazione, trasformando la fotografia in un complesso, articolato e fortemente significativo sistema di espressione.

Gabriele Leanza – Docente DAC – FIAF

  • Si può intendere per “portfolio” un complesso coerente di immagini finalizzate a esprimere un’IDEA centrale. I soggetti delle singole foto (il “cosa”’) e il modo scelto dal fotografo per rappresentarli e ordinare le immagini in sequenza utilizzando il valore espressivo degli accostamenti (il “come”) devono essere in grado di comunicare con logica e chiarezza l’IDEA scelta dal fotografo, e cioè il significato del Portfolio (il “perché”). I significati possono spaziare in molte direzioni: documentaria, narrativa artistica o tematica, creativa, concettuale e altre ancora.

Definizione ufficiale FIAF

Per avere un’idea di qualche esempio pratico consiglio vivamente di dare un occhio a un qualsiasi reportage dei fotografi dell’agenzia Magnum, della Noor o della VII. E’ un bell’esercizio visivo oltre a fare la conoscenza di importanti fotografi contemporanei.

Buona luce

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Comments (3)

  1. Federico Vitali 25 febbraio 2013 at 10:08

    Ciao Edoardo,
    ho letto con interesse il tuo articolo sulla creazione di un portfolio. Vorrei chiederti un paio di cose, ovviamente rispondimi se hai tempo e se le mie domande ti sembrano sensate!

    Fotografo da qualche anno ormai, e vorrei provare un po’ a “fare il punto” stampando qualche lavoro che ho fatto. Non sono un fotografo professionista, non farei il portfolio per scopi professionali, ma solo come per soddisfazione personale e per provare a migliorarmi, rivedendo in maniera critica quello che ho fatto.
    Qui inizio subito con le domande:

    – ha senso fare un portfolio unico che riassuma un tutto il mio lavoro scegliendo le foto piu` significative e creando il filo logico di cui parli?
    Forse sarebbe molto complicato legare tra loro ritratto, paesaggio, nudo etc
    – ha senso fare una sorta di suddivisione per temi (ritratto, paesaggio etc), e per lavori (ho sviluppato qualche progetto personale) e stampare un portfolio per ciascuna di queste categorie (generi e progetti )individuati?
    – ultima domanda, ma non per importanza: su che supporto stampare le foto? Per dare massimo spazio alla foto pensavo di stampare le foto scelte 20×30, montarle in maniera molto semplice su cartoncino nero e poi rilegarle con una semplice spirale. Oppure ha senso fare un fotolibro, con un montaggio essenziale, magari che racchiuda “per capitoli” le suddivisioni di cui parlavo sopra… Anche se questo forse e` piu` complicato, dato che una foto puo` comparire piu` volte nelle soddivisioni… E la lettura del portfolio forse risulterebbe pesante.

    Ciao e grazie per condividere le tue immagini, ti seguo su FB e spero prima o poi di poter seguire un tuo workshop!

    Federico

  2. Edoardo 7 marzo 2013 at 07:15

    Ciao Federico,
    beh è importante capire chi saranno gli interlocutori ai quali mostrerai il portfolio e quale scopo ti prefiggi. Come ho scritto è importante da un portfolio riuscire a ‘leggere’ un tuo linguaggio espressivo per capire la tua fotografia. Io preferisco visionare un lavoro completo relativo a un progetto e spesso è quello che viene maggiormente richiesto anche da photoeditor durante le letture portfolio. Magari puoi invece creare un insieme di tuoi scatti più significativi in una tua pagina sul sito. Per la presentazione direi 20×30 su cartoncino sono la soluzione migliore per portare in giro il lavoro.
    Un caro saluto

  3. Emotions in Venice - Master e Lezioni 4 giugno 2015 at 12:50

    […] La novità principale di quest’anno è che i partecipanti avranno la possibilità di ricevere una lettura del loro portfolio da me, Mauro Ranzato ed Edoardo Agresti; insieme discuteremo della vostra fotografia, per quanto riguarda il fashion, il reportage e la poesia. Scopri come costruire il tuo portfolio fotografico qui: http://www.blog.edoardoagresti.it/2012/990-il-portfolio-fotografico.html […]

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