Hijra: whoman? ‘Lui’ e ‘lei’ nello stesso corpo

Shemale il termine inglese ben descrive le Hijras: né uomini né donne

All’origine dei tempi gli esseri umani non erano suddivisi per genere, e ciascuno di essi aveva quattro braccia, quattro gambe e due teste. Per gelosia nei confronti della perfezione umana, gli dei separarono l’uomo in due parti con un fulmine, creando da ogni essere umano primordiale un uomo e una donna. Come conseguenza, ogni essere umano cerca di ritrovare la propria iniziale completezza cercando la propria metà perduta. [Il mito greco degli ermafroditi descritto da Platone nel Simposio]

Battono le mani in segno di sfida, quasi a spaventare. Lo fanno quando chiedono l’elemosina o quando sono respinte, per gioco o aggredite. Le palme aperte, gli occhi sgranati e un particolare movimento circolare che fa emettere un suono secco e preciso. Minacciano di far vedere i genitali o quantomeno ciò che ne rimane. Sono le hijras, o il ‘third gender’; in Bangladesh la comunità più numerosa vive a Dacca, la capitale.

Nati uomini solo nel corpo. Dentro si sentono diverse

Ermafroditi o donne nate in un corpo di uomo che lottano fin da piccole per dare un’identità sessuale al loro essere. La parola hijra è Urdu e significa ermafrodito da non confondere con l’etimologia araba hjr che significa ‘lasciare la propria tribù, migrare’. Anche se, in senso figurato, il ‘migrare’ tuttavia, non sembra estremamente lontano da ciò che le hijras vogliono vivere e intendono diventare. La migrazione, per loro, è davvero una dimensione alla base della personalità, il fondamento stesso di un nuovo essere. Castrate fin da piccole a soffocare la loro femminilità, vengono rinnegate dalle loro famiglie quando escono allo scoperto. Per sopravvivere, quindi, si riuniscono in vere e proprie comunità regolate da una gerarchia interna all’apice della quale sta il ‘guru’, in genere l’anziana del gruppo. Tra loro si stabiliscono dei veri e propri legami di tipo familiare, dove si sviluppa una solidarietà che permette di affrontare la difficile vita in società. E’ molto improbabile, infatti, che le hijras riescano a formare una propria famiglia o perfino di trovare un lavoro. Vivono di elemosina – anche se non le piace farsi chiamare ‘beggar’ – e di prostituzione.

Il vero hijra è quello conosciuto in occidente con il termine ermafrodita, ossia ‘avente un sesso ambiguo, non ben definito’. Il più delle volte però si indica semplicemente una persona nata uomo, ma con il forte desiderio di essere donna. Talvolta infatti l’hijra si opera annullando anche fisicamente la sua mascolinità – diventando così nirwaan – per dare una risposta concreta al loro sentirsi diversi, ma spesso, soprattutto per motivi economici, ma anche per ‘convenienze lavorative’, si limitano a travestirsi e truccarsi da donna.

Le hijras vivono in comunità e si sentono come in una grande famiglia

Anche se all’interno delle comunità c’è molta promiscuità sessuale, capita che alcuni abbiamo delle relazioni stabili o quantomeno costanti con maschi, tanto da considerarli il proprio ‘boyfriend’ o ‘panthi’. Spesso si tratta di uomini sposati che hanno represso la loro omosessualità. I rapporti tra loro sono molto affettuosi e talvolta si arriva proprio a condurre una vita parallela di coppia proprio come marito e moglie.

Ma perché gli uomini preferisco andare con un hijra invece che con una donna? E’ sicuramente un discorso legato alla cultura e all’insegnamento religioso. Il Bangladesh è un paese islamico e le donne, normalmente, non sono molto cooperative nel sesso. Non partecipano, non hanno alcun coinvolgimento, non devono provare piacere dal sesso e così il tutto si esaurisce in un puro atto meccanico. La hijra è al contrario molto attiva, le piace esibirsi, eccitare il partner, avere rapporti non convenzionali, praticare la fellatio. La hijra diviene allora una doppia trasgressione, più eccitante e accattivante per il cliente o il compagno maschio. Nel prostituirsi gli incontri avvengono o nei propri appartamenti prendendo dei veri e propri appuntamenti e praticando una sorta di anticamera d’attesa come se si fosse dal dottore oppure in luoghi appartati al calare della notte. A Dacca molto frequentati sono i luoghi bui dietro la stazione dei treni. I clienti sono molto eterogenei, dagli adolescenti con gli ormoni in subbuglio ad adulti ubriachi, a uomini sposati che soffocano la loro omosessualità in famiglia.

La prostituzione è spesso l’unica fonte di guadagno

Si ritiene che le hijras siano dotate di certi poteri speciali e perfino taumaturgici, che siano portatrici di buona o di cattiva sorte. Ecco perché un’altra fonte di reddito, per loro, è l’essere invitati a feste religiose e a cerimonie soprattutto matrimoni. Quando c’è un nuovo nato nel quartiere o nel villaggio in cui vivono, ad esempio, si presentano in gruppo fuori della porta per festeggiarlo con danze rituali e le famiglie danno loro in elemosina denaro e, in genere, riso e zucchero.

Attualmente alcune hijras appartenenti alle upper class sono anche molto attive a livello politico per cercare di ottenere dal parlamento un riconoscimento sessuale che li identifichi né uomini, né donne – come di fatto si sentono -, ma una sorta di ‘third gender’, un terzo sesso: lui e lei nello stesso corpo.

Buona luce

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Comments (2)

  1. Aldo 13 settembre 2012 at 16:42

    Apprendere quanto si e` ignoranti e` gia una grande conoscenza.
    Grazie per il tuo lavoro.

  2. Edoardo 13 settembre 2012 at 18:00

    Ma dai Aldo!!!! Un caro saluto

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