The Poorest of the Poor [Roma community project, Serbia 2012]

il campo rom alle porte di Kraljevo, Serbia

When God came down to earth he could not deal with the gypsies . . . and he took the next flight back

Time of gypsies, 1988

La gente ha paura degli zingari come in genere dei diversi. Spesso questo accade per ignoranza, perché si ha paura di ciò che non si conosce. Questa paura genera talvolta pregiudizi ed incomprensioni e questo porta alla nascita dell’odio e dell’intolleranza. Anche a Kraljevo, nel sud della Serbia ai piedi dei Balcani, dove vive stanziale una comunità Rom la storia è la stessa. Spesso i tassisti quando sanno che devono accompagnare qualcuno al ‘campo’ declinano l’invito e rinunciano alla corsa. Per poter sperare di creare un giorno una società più tollerante, o, come scrive Laura Balbo, “una società poco razzista”, è necessario capire e misurarci con questi diversi; dobbiamo andarci piano ad emettere sentenze quando ci confrontiamo con realtà ‘altre’. Il pregiudizio è il nemico assoluto dell’intelligenza. E’ con questo spirito che ho cercato di avvicinarmi a questa comunità, cercando di vivere con loro mettendo da parte il mio essere occidentale. Ho trovato un mondo fatto di estrema ospitalità, ho dovuto più di una volta rifiutare l’ennesimo inivito a cena o a condividere un caffè in famiglia. Ho trascorso delle giornate a giocare con i bambini e a sentire i racconti dei vecchi, del loro essere emigranti in giro per l’Europa, ma che alla fine ritornano a ‘casa’ anche se questa è un container dismesso. Ho bevuto tè seduto su delle casse di birra assurte a sgabello; ho ricevuto in dono una caramella da Natalia, bambina di 8 anni, come saluto l’ultimo giorno prima di partire.

le donne del campo vanno alla discarica per cercare vestiti e giochi per i propri figli

Naturalmente c’è anche una realtà drammatica fatta di mendicanza, violenza domestica, piccoli furti, analfabetismo, bullismo infantile, ma quanto tutto questo è conseguenza dell’ignoranza, dell’isolamento e dell’emarginazione a cui sono costretti a vivere? Non hanno diritti, sono relegati ai margini delle città, nelle scuole i bambini rom vengono presi in giro dai loro coetani per come sono vestiti o perché non parlano perfettamente la lingua. Gli adulti non trovano lavoro per il semplice fatto di essere zingari. Eppure in passato erano degli allevatori di cavalli, dei musicisti di strada, dei giocolieri, dei mastri circensi. Le foto di Kudelka ci mostrano questo affascinante mondo zigano. Le donne leggevano le carte e un alone di magia e misticismo ruotava intorno a questo popolo. Oggi purtroppo i loro ‘campi’ in genere sono costruiti ai piedi delle discariche cittadine proprio perché l’attività prevalente è diventata il riciclo della spazzatura. Scavano nelle montagne di immondizia per dividere le lattine dalla plastica, i tappi delle bottiglie dal vetro. Un ‘lavoro’ che inizia al mattino quando i camion riversano la spazzatura e una ruspa sposta questi scarti di civiltà per far posto a nuovi arrivi. In tale condizione si potrebbe pensare a una totale perdita di dignità umana, a un abbrutimento fisico e mentale e invece si coglie un sorriso, una mano di donna perfettamente curata e smaltata, una mamma che cerca una bambola per la figlia e un bambino contento di aver trovato il trenino da mostrare agli amici.

un bambino e la sua ‘ricerca’

La fotografia, forse meglio delle parole (sicuramente delle mie) può essere un modo per testimoniare tutto questo e per far vedere che anche nella miseria, nella povertà relativa c’è un’umanità vera, ricca nello spirito, vitale. Una realtà che può sembrare drammatica alla vista condizionata e pregiudiziale di un occhio ‘normale’, ma che invece vuole essere un modo per rompere dei tabù e far venire meno l’equazione che lega la parola zingaro a quella di delinquente.

‘I più poveri tra i poveri’ si apre con il lavoro nella discarica di Kraljevo ma è un progetto di più ampio respiro che nelle mie intenzioni vorrebbe approfondire il mondo dei Rom oggi, delle loro feste, delle loro tradizioni, del loro vivere quotidiano e tutto nella terra che considerano per certi aspetti la loro patria, i Balcani.

Buona luce

Commenti

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Comments (6)

  1. Cristina Insinga 26 giugno 2012 at 21:25

    E come sempre racconti in maniera vera, onesta, e soprattutto rispettosa le realtà che a noi sembrano lontane, o che come in questo caso non vogliamo accettare.
    Bravo come sempre!

  2. Edoardo 26 giugno 2012 at 21:54

    Grazie Cristina per quello che scrivi! Io mi limito a raccontare per quello che è nelle mie possibilità ciò che i miei occhi vedono

  3. Carlo 26 giugno 2012 at 23:33

    Io ho paura degli zingari, ma non perché sono diversi: semplicemente ne ho paura perchè sono già entrati in casa mia, hanno sfondato la porta blindata, rovistato e arraffato tutto e per sommo spregio fatto cose innominabili sui nostri letti. Migliaia di euro di danni… E ora sono costretto a pagare una assicurazione contro furti e danneggiamenti… praticamente a vita. Sì, ho proprio paura degli zingari, ne ho molta paura…!

  4. Edoardo 27 giugno 2012 at 08:39

    Ciao Carlo, bisogna stare attenti a non fare del qualunquismo. Anche a me, ahimé, sono entrati a rubarmi in casa (non so se zingari o meno) e ti posso garantire che ero veramente imbufalito. Sarebbe come, a fronte di un incidente magari mortale con una donna al volante, dire che tutte le donne non sanno guidare o causano incidenti. Quello che voglio sottolineare è che dietro sporadici episodi che però hanno un’amplificazione emotiva e mediatica molto alta, c’è tutto un mondo – ed è la maggioranza – fatto di brave persone. Sono stato accolto all’interno della comunità veramente con una gentilezza e un’ospitalità unica. Spesso i nostri pregiudizi nascono proprio a causa di esperienze negative che però ci danno solo una visione fortemente parziale del tutto. Lungi da me fare dell’ipocrito perbenismo, lo sa bene chi viaggia con me in Africa e vede come mi relaziono con i locali (ma non datemi del razzista perché m’incazzo)… Dico solo che certe cose, forse, andrebbero vissute per poi avere una visione più chiara e completa del tutto.
    Un abbraccio

  5. Luca 31 luglio 2012 at 13:53

    Mi è “piaciuto” questo reportage, nel senso che mi ha fatto riflettere. Quanto è ingiusto questo nostro mondo se ci sono ancora esseri umani che sopravvivono in quelle condizioni. I tuoi scatti, il bianco e nero, rendono se possibile ancora più drammatica la scena.
    Questo dimostra perchè “il viaggio” ci migliora.

  6. Edoardo 31 luglio 2012 at 15:42

    Vero Luca, il viaggio è una scuola di vita…

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