World Press Photo, solite polemiche sui vincitori

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Non ho la luccicanza, né tantomeno la macchina del tempo, i vincitori di uno dei contest di fotogiornalismo più attesi dell’anno non sono ancora stati annunciati. Si sta lavorando alla selezione finale, sono già stati richiesti i file raw o la sequenza di jpg di quei lavori che si contenderanno la vittoria, ma ancora non sono stati comunicati i risultati. La mia è ovviamente solo una provocazione, ma penso non così lontana da ciò che succederà. Basta attendere ancora un paio di settimane per verificarlo.

Ogni concorso, da quelli più importanti e internazionali ai piccoli parrocchiali, porta in seno il germe della polemica. I contest sono un po’ come i condomìni, non ne conosco uno in cui alle riunioni l’ordine del giorno venga approvato con il 100% dei consensi. D’altro canto a differenza dei condomìni dove ci si può appellare a leggi codificate di diritto costituzionale, nei concorsi di fotografia non ci sono delle regole – a parte quelle ‘tecniche’ enunciate nel bando – univoche da seguire, bensì il giudizio è dato dall’analisi condivise ma pur sempre soggettive di ‘addetti ai lavori’.  Ho preso come esempio il World Press Photo, ma le considerazioni sono, a mio avviso, valide per qualsiasi altro concorso. Ci sarà sempre qualcuno che farà polemica e contesterà i risultati.

Chi sono queste persone? Mi sono divertito a suddividerle in categorie a seconda del tipo di critica che in genere emerge. Ovviamente non tutti si comportano così.

1 – Coloro che hanno partecipato ma non hanno vinto

2 – Coloro che ‘per principio’ non partecipano a concorsi fotografici

3 – Appassionati iscritti a qualche circolo fotografico, fotoamatori o assidui lettori di blog di fotografia

4 – Giornalisti, photoeditor, critici fotografici, direttori di riviste di settore, blogger tutto un insieme di figure che, almeno sulla carta, dovrebbero avere le giuste competenze per farlo

Gruppo 1. Non si ha più l’umiltà di congratularsi con il vincitore, si pensa sempre di aver subito un torto. Ci si sente quasi defraudati e allora molto meglio alimentare polemiche e cercare di screditare chi ce l’ha fatta. Queste polemiche spesso sono infantili ma soprattutto sterili dettate soltanto da invidie e gelosie.

Gruppo 2Forse per certi aspetti i peggiori. Persone che criticano senza essersi mai messi in gioco. In realtà qualcuno a qualche contest in passato ha partecipato, ma, visti gli scarsi risultati, ha deciso di non farne più. Talvolta denotano un senso di superiorità quasi di arroganza. Spesso giustificano la loro ‘assenza’ con il fatto che non hanno bisogno di avere il consenso di altri sulla qualità del loro lavoro. ‘Chi può permettersi di giudicarmi!’ Sotto sotto rosicano, ma dentro di loro hanno la consapevolezza di non poter mai vincere niente perché non ne hanno le capacità. 

Gruppo 3. I sapientoni senza sapere. Un po’ come quando gioca la nazionale di calcio e ci si ritrova al Bar dello Sport circondati da centinaia di commissari tecnici. Per il semplice fatto di possedere una macchina fotografica pensano di avere le capacità per giudicare e per criticare. Sono andati vedere la mostra di Steve McCurry e se una fotografia non rispetta la regola dei terzi, non ha una definizione estrema, le masse non sono equilibrate e non c’è qualche bambino che piange allora è sbagliata.  Criticano soprattutto quelle foto o quei progetti che non capiscono magari perché non seguono degli schemi estetici classici senza fermarsi un attimo a riflettere che forse non hanno una sufficiente cultura per apprezzare quel lavoro. Sono quelli che pensano che la fotografia debba solo emozionare. In genere non sono invidiosi, ma spesso sono arroganti.

Gruppo 4. Scontro tra titani. Qui le polemiche volano alte perché si parla di persone che hanno o dovrebbero avere le competenze e la cultura per farle. Si assiste a delle discussioni infinite con citazioni, riferimenti, confronti. Entrano in gioco delle prese di posizione di parte, nascono degli schieramenti pro-contro magari perché si conosce personalmente il vincitore o l’escluso. Tornano fuori anche vecchie diatribe o contrasti mai chiariti fino in fondo tra agenzie e fotografi stessi. Si parla di Fotografia ma la domanda finale è sempre: ‘Dove sta andando?

Per carità l’ho scritto prima, non tutti sono così.

Edoardo Agresti, fotografo, matrimonio, wedding, photographer, Firenze, Florence, Toscana, Tuscany

Credo che le polemiche siano insite in qualsiasi competizione che preveda un giudizio critico come discriminate soprattutto in ambito fotografico dove c’è anche una forte componente estetica ed emotiva condizionata e soggettiva. Credo altresì che sia importante e fondamentale una sana discussione sui risultati, una riflessione a freddo che possa approfondire e far capire meglio le scelte finali dei giudici. E’ sempre importante il confronto perché da quello riusciamo ad imparare e a crescere. Purtroppo però, spesso, troppo spesso, è solo l’invidia e la gelosia il denominatore comune delle maggior parte delle critiche. Impariamo a perdere.

Ah… non ho vinto niente al World Press Photo neppure quest’anno. E’ tutta colpa dei giudici che non capiscono il mio lavoro 😉 e poi… sono solo un semplice fotografo di matrimonio

Buona luce

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