Dove sta andando la Fotografia?

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Mi spaventa la velocità con cui sta cambiando il mondo, ma ho la consapevolezza che mi devo adeguare. Stiamo attraversando un momento storico che porterà, anzi sta già portando, dei profondi mutamenti che vanno dal ‘progresso’ tecnologico ai rapporti umani e interpersonali basti pensare alla scomparsa delle lettere scritte a mano e alla diffusione di whatsapp. Purtroppo non possiamo rimanere indifferenti ma siamo costretti a seguirne la scia. Se non lo facciamo veniamo tagliati fuori; il tempo è un fattore determinante. La Fotografia, con l’avvento e l’evoluzione del digitale e – direi consequenzialmente – con la condivisione in rete, ne è coinvolta in prima persona.

Tante cose sono cambiate da quando nel 1836 Fox-Talbot inventava la fotografia. Senza stare a ripercorrerne le tappe fondamentali arriviamo direttamente ai nostri giorni. Se guardiamo ciò che ‘gira’ sui social network come immagini, ci rendiamo conto – salvo eccezioni – che il livello medio del materiale prodotto è molto più interessante di quello che vedevamo alcuni anni fa. Difficilmente da parte di un professionista si vede una fotografia mal composta o sbagliata negli equilibri cromatici. C’è una indubbia consapevolezza tecnica dell’immagine come processo, ma sembra che non ci si chieda più il perché. Si nota – ma forse è solo una mia impressione – un po’ in generale, ma in particolare nella fotografia di matrimonio, una certa standardizzazione delle scatto, belle foto non mi fraintendete, però un po’ tutte uguali come se ci fossero dei cliché da seguire. In questo mi trovo pienamente d’accordo con un recente articolo di Smargiassi su Fotocrazia riguardo alla foto-arte ma che ben si adatta anche alla foto di cerimonia:  la competenza tecnica di tanti giovani foto-artisti è notevolmente superiore alla loro immaginazione. Possiedono tutti gli strumenti per fare qualcosa di buono, ma non sanno cosa. Sono alla disperata ricerca di idee che diano un senso alle cose che materialmente sanno fare benissimo. Già tempo fa avevo scritto qualcosa a tal riguardo, ma ultimamente questa tendenza mi sembra più esasperata. ‘Molte di queste cose, in realtà, quando le ho viste per la prima volta, mi hanno incuriosito, interessato, in qualche caso convinto. Purtroppo hanno colpito molti altri, che le hanno copiate senza neppure capirle per intero’ dice ancora Smargiassi. Anche Berengo Gardin ha scritto, poco tempo fa, a tal riguardo. Parlava delle nuove generazioni di fotografi che copiavano, a suo dire, i pittori ma con 50, 100 anni di ritardo. Anche in questo caso leggo da Smargiassi: ‘i nuovi fotografi artisti non copiano i pittori di cent’anni fa, si copiano soprattutto fra loro, ma senza ammetterlo’. Non vedo più in giro delle fotografie e dei fotografi che, osservando le loro immagini, mi facciano stupire, meravigliare, mi facciano dire: ‘ecco qualcosa di nuovo!’

Tutto questo detto da un fotografo, quale sono, presuppone anche un’autocritica, un’analisi su quello che stai facendo, una riflessione obiettiva del proprio lavoro. Anche la mia fotografia, forse, ha attraversato un periodo di stagnazione, penso più mentale che nei risultati. Sono stato – e continuo parzialmente ad esserlo – alla ricerca di nuovi stimoli, di qualcosa di diverso, ma non per il gusto di cambiare, bensì perché quello che facevo non mi rappresentava più. Le mie immagini, come ho sempre sostenuto, non erano più – nei limiti dell”assegnato’ – uno specchio della mia vita, dei miei sentimenti, delle mie emozioni. Non erano più la sintesi di quello che stavo vivendo. Adesso sto percorrendo delle nuove strade, dei sentieri dell’immagine sia in fase di ripresa che di postproduzione nei quali mi rivedo. Però questo approccio diverso, questo sperimentare nuove tecniche è sempre entro i confini della Fotografia o almeno di quello che io ritengo essere tale.

Quello che vedo invece, grazie al digitale, al fotoritocco, ai software di postproduzione è una raggiunta eccellenza grafico-compositiva ma una perdita del vero significato dell’immagine fotografica. Si creano delle ‘foto-pitture’ che sono un collage di parti diverse della realtà. Una delle prerogative della fotografia che ne fa una cosa totalmente diversa dal disegno è che, fin dalla sua nascita, ha sempre rappresentato la realtà, anzi un attimo della realtà. Se le togli questa peculiarità – come dice Scianna – togli il 90% del significato stesso della Fotografia. Naturalmente si rappresenta una porzione della realtà, quella che il fotografo decide di mostrare, ma si tratta pur sempre di qualcosa di vero, qualcosa che i suoi occhi hanno visto. Oggi non è più così. Vedo scatti belli esteticamente, ma mi chiedo sono veri? C’è chi giustifica questa pratica sotto la scusa di fare ‘arte’.  C’è una fotografa inglese che viene considerata tra le più talentuose degli ultimi anni che ha fatto del ‘copia-incolla’ il suo ‘stile’. Lungi da me dare un giudizio critico sul suo lavoro – tra l’altro le sue ‘foto’ di matrimonio mi hanno veramente colpito, non sono mai banali, ma… sono fotografie? -, magari non sono culturalmente preparato, ma certe elaborazioni digitali credo che alla fine abbiano poco a che vedere con la Fotografia.

Un'elaborazione 'grafica' di Rosie Hardy. Si può parlare ancora di 'Fotografia'

Un’elaborazione ‘grafica’ di Rosie Hardy. Si può parlare ancora di ‘Fotografia’?

Mi chiedo qual è la filosofia e il senso che c’è dietro ai suoi scatti. Perché? Forse entriamo in un certo ‘mondo dell’arte’ che non comprendo, come quello che fa sborsare oltre 58 milioni di dollari – si avete letto bene – per un cane alto 4 metri realizzato da Jeff Koons. Anche in questo caso qualcuno mi dovrebbe spiegare perché. Ripeto, il problema sono io che non capisco e chiedo gentilmente a qualcuno che mi abbatta questo muro d’ignoranza.

'Baloon dog' di J. Koons. Un'opera simile a questa è stata battuta all'asta per oltre 58 milioni di dollari

‘Baloon dog’ di J. Koons. Un’opera simile a questa è stata battuta all’asta per oltre 58 milioni di dollari

In conclusione mi domando, sarà questa la Fotografia del futuro? Saranno queste le nuove immagini che faranno tendenza nei prossimi anni? La Fotografia sarà solo il risultato a prescindere da come è stato realizzato (basta scaricare da qualche banca dell’immagine una serie di fotografie per poi crearne altre addirittura senza nemmeno più scattare)? Se così sarà purtroppo non credo che ne farò parte. Sarò ‘vecchio’, sarò fuori moda, non farò tendenza, ma per me la fotografia è un’altra cosa.

Buona luce da un fotografo

[Le fotografie qui presentate, nel rispetto del diritto d’autore, vengono riprodotte per finalità di critica e discussione ai sensi degli artt. 65 comma 2, 70 comma 1 bis e 101 comma 1 Legge 633/1941.]

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