Ma quanto vale il servizio fotografico del matrimonio?

Valore e costo di un servizio, qualsiasi esso sia, talvolta non sono direttamente proporzionali. I servizi proprio per loro natura non hanno un valore intrinseco oggettivo, non c’è una borsa che ne determina il prezzo, non ci sono dei bilanci in base al quale quell’azienda ha una determinata capitalizzazione. I servizi vengono, in genere, offerti da liberi professionisti che arrivano a formulare un costo, magari orario, tenendo conto di tanti parametri. Esperienza, notorietà, abilità, rapporto con il cliente, prestigio, fama, reputazione, serietà, fiducia sono gli aspetti più importanti che contribuiscono più di altri a dare valore ai propri servizi. E’ dall’insieme di tali elementi che nella gente comune si forma la percezione del valore del servizio. Quando andiamo da un avvocato, da un dentista, da un pediatra, da un oncologo, da un notaio, da uno psicologo, da un commercialista non ci meravigliamo se la notula risulta alta, anzi ci meraviglieremmo del contrario, perché nella percezione generale il valore dei servizi offerti da tali professionisti è elevato.

C’è un settore professionale invece, quello della fotografia in genere e di cerimonia nello specifico, in cui la percezione popolare del valore del servizio offerto è molto bassa, praticamente quasi nullo. Quante volte ci siamo sentiti dire da un amico: mi raccomando porta la macchina fotografica così fai due scatti. Oppure quante volte si sente dire che il servizio fotografico al matrimonio lo fa lo zio o la cugina supportati dal fatto che la nipote ha visto le loro fotografie delle vacanze al mare. Un tramonto, una palma in controluce, la silhouette di una barca a vela spesso bastano a convincersi della bravura e delle competenze del parente al punto da affidargli la responsabilità di raccontare quello che dovrebbe essere uno dei giorni più importanti della vita.

Questa percezione, ossia il basso valore del servizio offerto, si è notevolmente accentuata in questi ultimi anni. Certamente l’avvento del digitale ha contribuito a diffondere la pratica della fotografia in modo esponenziale. Quando si lavorava in pellicola era indubbio che le competenze del fotografo in termini di tecnica erano molto più importanti, l’esperienza poi era un fattore fondamentale. Quando il fotografo si presentava con una medio formato, magari con un esposimetro esterno per misurare la luce, faceva il suo effetto e nella gente c’era quanto meno il rispetto e la sensazione di avere davanti uno che lo faceva di mestiere. Spesso l’idea di trovarsi davanti a un professionista o meno, la si associa al non sapere utilizzare gli strumenti che tale professionista usa per il suo lavoro. Se mi metti davanti un modello Unico e mi chiedi di compilarlo io non so da che parte iniziare, pago un commercialista – e non un dentista, ma su questa frase si aprirebbe un altro capitolo legato all’abusivismo –  che ha le competenze per farlo.

Oggi invece ‘cosa ci vuole a fare una foto?’ Sembra nessuna abilità e conoscenza particolare e forse per certi aspetti è anche vero. Questa consapevolezza ha fatto sì che, mentre si continuano a spendere cifre importanti per location esclusive, abiti firmati, viaggi di nozze in posti esotici, parrucchieri ed estetiste – quest’ultimi con le dovute proporzioni – per il fotografo si spende sempre meno. Non si capisce addirittura il perché ci dovrebbe essere la necessità di rivolgersi a un professionista.

Cosa fare per tentare di invertire questa tendenza? Fino a pochi anni fa se pagavi poco avevi poco, quindi la selezione la faceva la qualità. Oggi non è più così. Ci sono degli amatori, alcuni che lo fanno come secondo lavoro e i soliti abusivi che offrono un prodotto dignitoso a costi sotto la media. Ma soprattutto ci sono alcuni validi professionisti che si vendono sottocosto contribuendo in modo importante a dopare ulteriormente un mercato già drogato. La prima azione da fare sarebbe quindi ritornare a dare il giusto valore al prodotto che offriamo. Chi sa di dare un servizio di alto livello con una professionalità, un’esperienza e una qualità sopra la media e riconosciuta a livello nazionale o internazionale, deve costare di più. Se non si torna a legare la qualità al costo in maniera proporzionale assisteremo a un’inesorabile fine della professione intesa come tale. Ovviamente il servizio offerto deve essere veramente superiore in assoluto a quello del parente. Si deve riconoscere e sapersi distinguere dalla ‘mano’ dell’amico dello sposo. Soprattutto in quest’ultimo periodo in cui si è diffuso il ‘reportage’ nel matrimonio, il fotografo ‘ufficiale’ deve saper scattare e avere un occhio e una sensibilità che lo faccia elevare rispetto alle decine di amici e parenti che con i loro tablet, smartphone e fotocamere più o meno costose faranno centinaia di foto alla coppia. Come dico sempre nei miei workshop oggi il fotogiornalista del matrimonio non può permettersi soltanto di raccontare, lo deve fare con degli scatti molto belli e, tra l’altro, di facile comprensione.

Oggi forse come mai in passato, il fotografo di matrimonio se vuole tornare ad essere considerato un professionista deve veramente offrire di più e, ripeto, il suo servizio deve tornare a costare proporzionalmente alla propria abilità. Il fotografo professionista deve costare di più perché deve offrire un servizio che vale di più.

Buona luce

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