Può la Fotografia seguire la ‘moda’?

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Me lo sono chiesto alcuni anni or sono e oggi torno a chiedermelo di nuovo: la Moda con le sue tendenze è entrata anche nella Fotografia? Mi è già capitato diverso tempo fa di scrivere qualcosa a tal riguardo dove evidenziavo come anche nel reportage di matrimonio si stava assistendo ad una omologazione degli scatti, sembrava che a tutte le coppie accadessero sempre le stesse cose e si comportassero tutte nella stessa maniera. E’ indubbiamente vero che la ‘scaletta’ di un matrimonio è, bene o male, sempre la stessa e ci possono stare dei momenti, dei gesti che accadano anche tra coppie diverse, ma sembra che ultimamente questi ‘atteggiamenti’ si ripetono un po’ troppo.

Non solo. Salvo veramente pochissime eccezioni le foto che si vedono in giro sembrano essere state fatte tutte dalla stessa mano. I tagli, le prospettive, la luce, la post produzione segue una triste standardizzazione. Non che ‘girino’ delle foto brutte, tutt’altro. Il livello medio della fotografia si è enormemente alzato e questo vale, in particolare, per la foto di matrimonio, ma anche in generale, per il fotogiornalismo e lo storytelling. Però mi sembra che, paradossalmente, questo livellamento, seppur verso l’alto, stia portando ad un appiattimento generale dell’immagine. Non si riesce più a leggere uno stile, un punto di vista personale, un modo intimo di vedere il mondo. Viene meno il senso profondo della fotografia e cioè quel riportare nell’immagine anche una parte di te, della tua storia, del tuo passato, della tua cultura. Una copia non vale niente proprio perché non sottende questo o meglio sottende il vissuto di un altro.

Tale tendenza si evidenzia in modo molto palese all’interno degli ultimi contest fotografici. Mi riferisco in particolare a quelli legati al matrimonio. Da un po’ di tempo a questa parte si assiste a una ricerca estrema della spettacolarizzazione, spesso le emozioni passano in secondo piano rispetto alla composizione – talvolta veramente improbabile – e soprattutto alla post produzione. Si vedono delle immagini – peraltro molto simili tra loro – che enfatizzano i colori in modo innaturale con un uso eccessivo dell’HDR. Fotografie perfette negli elementi che le compongono (qualche dubbio su un uso troppo disinvolto del ‘timbro clone è lecito), luce sempre ottimale, sfondi intonsi e omogenei, sposi bellissimi e spose che sembrano uscite da un catalogo di modelle. Una fotografia dell’apparire, quasi una pubblicità del matrimonio. Purtroppo se qualcuno cerca di uscire ‘fuori dal coro’ proponendo qualcosa di diverso magari in contrapposizione ai canoni dettati dalla tendenza del momento, mostrando una fotografia vera, non urlata, specchio di quello che è o che vorrebbe essere ecco che non viene preso in considerazione. Non parlo di me; mi riferisco ad alcuni colleghi e colleghe veramente bravi che non riescono ad avere dei riconoscimenti internazionali perché propongono qualcosa che non rientra negli ‘schemi’ attuali. Non c’è spazio per chi vuole essere se stesso se questo non segue la scia della Moda.

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Ormai sono veramente tanti anni che faccio workshop in giro per il mondo – è imminente la mia partenza nuovamente per il Brasile – e ultimamente mi sto accorgendo che la domanda più ricorrente sia in Italia che all’estero è: ma ci fai vedere quale è la tua post produzione? Tale domanda ha sostituito la ‘vecchia’: con che macchina hai scattato? E’ sempre più frequente che ti venga chiesto il come di una foto e non il perché. Il problema è che oggi la post produzione fa una foto e molti la confondono con lo stile che è tutta un’altra cosa anche se talvolta può essere ad essa legato. Però tale domanda è proprio conseguenza della standardizzazione della fotografia. Lo scatto diventa ‘impressive’ solo se ha una determinata elaborazione.

Queste sono solo delle riflessioni fatte più a me stesso che per essere lette. Credo però sia veramente importante capire che la fotografia non è solo forma, ma anche contenuto. Non è solo estetica urlata, ma anche delicata sostanza. Per dirla alla Bresson una fotografia deve essere un giusto equilibrio tra mistero, sentimento e armonia formale.

Buona luce

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