Fotografia di matrimonio in Italia. A che punto siamo?

Per qualcuno può sembrare che ritorni troppo spesso sullo stesso argomento, forse se lo faccio è perché ancora non è cambiato niente o almeno molto poco. Ma facciamo un passo indietro.

Lo scorso novembre sono stato a Parigi anche in occasione del Festival di Fotografia, un evento molto interessante dove si incontrano importanti fotografi da tutto il mondo. Appena arrivato sono stato invitato alla presentazione del libro ‘Family Love‘ di Darcy Padilla (membro dell’agenzia VU’), uno dei progetti fotografici in assoluto tra i più belli, coinvolgenti, intimi degli ultimi anni, vincitore di numerosi premi internazionali tra cui il prestigioso World Press Photo. Avevo già avuto modo di conoscere Darcy e il suo July Project a Lucca alcuni anni fa, ma questa volta ho avuto anche l’opportunità di farci due chiacchiere. Dopo i miei doverosi complimenti abbiamo parlato un po’ di fotografia ed è venuto fuori il fatto che parte del mio lavoro fotografico è fare servizi di matrimonio. Con mia sorpresa mi dice che anche lei fa matrimoni. E me lo dice con estrema tranquillità anzi mi da anche il sito internet che ha aperto apposta per questo genere di fotografia.

Con Darcy Padilla durante il vernissage del suo libro 'Family Love'

Con Darcy Padilla durante il vernissage del suo libro ‘Family Love’

Vi chiederete, ma cosa c’è di strano? Beh provate a dire a fotografi italiani (ma anche photoeditor, direttori di riviste, critici) che si occupano della cosiddetta ‘Fotografia impegnata, documentaria, sociale’ che voi siete anche matrimonialisti e aspettate la loro reazione. Nella maggior parte dei casi vedrete storcere il naso, guardarvi con occhi diversi, spesso da quel momento in poi non verrete quasi più presi in considerazione. Il semplice fatto di fare matrimoni vi colloca diversi gradini sotto, rispetto alla ‘vera’ fotografia. La maggior parte si guarderà bene da dirvi che anche loro fanno matrimoni, sarebbe un’onta, una macchia sul loro curriculum. Alcuni più ‘intraprendenti’ ve lo diranno all’orecchio, quasi con  vergogna come se fossero andati a rubare e non volessero essere scoperti. Altri vi diranno che quei pochi che hanno fatto erano per amici ai quali non potevano dire di no. Ma perché in Italia è così? Nel resto del mondo e in particolare negli Stati Uniti ci sono fotografi molto importanti nel fotogiornalismo tipo Greg Gibson (per ben due volte vincitore del Pulitzer) che fanno matrimoni e ne vanno orgogliosi. In Inghilterra si invitano a parlare in importanti seminari sulla Fotografia. Perché in Italia, salvo veramente pochissime eccezioni, tra l’altro in alcuni casi molto discutibili, non si parla mai di fotografia di matrimonio in festival, seminari, convegni, sulle riviste, sui settimanali, in televisione. E’ raro, per non dire inesistente, vedere fotografie di matrimonio in mostre importanti.

Capisco che questo genere fotografico possa non piacere. Che uno possa non sentirsi affine a fare cerimonie. Mi rendo conto, facendo anche fotografia documentaria, che talvolta può essere più interessante raccontare storie che coinvolgono di più la tua sensibilità e che magari senti più vicine al tuo modo di vivere la fotografia, ma perché nascondersi? E poi perché c’è ancora questa percezione diffusa che chi fa matrimoni sia un ‘marchettaro’? E soprattutto perché il fotografo di matrimonio è per default un fotografo di livello ‘inferiore’? Io non ho mai nascosto che mi piace tale fotografia e l’ho ben sottolineato e motivato in un mio recente post sempre sul blog. Non sto quindi a ribadire la mia posizione, chi vuole può andarsi a leggere quanto a suo tempo ho scritto, però mi piacerebbe veramente capire con quale logica si giudica chi fa matrimoni. Ah per inciso non è assolutamente così scontato che chi è bravissimo nel fare dello storytelling o dell”impegnato’ reportage sociale sia altrettanto capace di fare un bel lavoro nel matrimonio. Anzi…

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La fotografia di matrimonio, almeno una parte di essa, non è più quella stereotipata e costruita che sembra essere ancora presente nella concezione comune tra gli ‘esperti’ in Italia

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Anche nella fotografia di matrimonio c’è la possibilità di fare scatti che raccontano, che non sono solo un bel contenitore, ma hanno anche del contenuto

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Anche nella fotografia di matrimonio ci sono degli scatti che, per la loro forma stilistica, sembrano tratti da un lavoro fotogiornalistico

In molti c’è la convinzione che la fotografia di matrimonio sia solo una fotografia commerciale. Certo per tanti aspetti lo è, come del resto un qualsiasi altro assigment, ma non è solo questo. O meglio se questo genere di fotografia la fai con la necessaria passione e hai saputo instaurare un certo rapporto con la coppia è veramente molto di più. Sei colui che darà immagine ai loro ricordi, sarai la memoria cartacea di un giorno indimenticabile.

La fotografia di matrimonio negli anni è profondamente cambiata. Non è più così frequente vedere in giro le immagini stereotipate e costruite di una volta. Non che questo approccio sia sparito, ma sicuramente ci sono oggi dei fotografi in gamba che riescono a raccontare con uno stile personale e reportagistico l’evento matrimonio. Un modo di relazionarsi a livello fotografico che niente avrebbe ad invidiare nella presentazione – con i dovuti distinguo ci mancherebbe – a molta fotografia documentaria e reportagistica.

In tutto questo oscurantismo però si intravede una luce. Non so se per ‘errore’ oppure perché qualcosa sta cambiando. Mentre sto scrivendo è stato dato il BurnDiary – bella iniziativa presente su Instagram nata da un’idea di Diego Orlando e David Alan Harvey –  a Tasneem Alsultan una fotografa con sede a Dubai che, stando alle mie ricerche, mi risulta essere praticamente ‘solo’ fotografa di matrimonio. A mio modesto, modesto parere mi sembra anche bravina. La cosa mi ha un po’ sorpreso perché non pensavo che i curatori del Diary andassero a visionare anche i lavori di coloro che di fatto fanno solo fotografia di cerimonia. Mi auguro che sia un inizio e che in futuro anche matrimonialisti italiani ‘dichiarati’ possano avere una diversa attenzione.

Buona luce

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