Ma perché tutti vogliono fare i fotografi?

La fotografia è una cosa semplice. Basta avere qualcosa da dire.

Mario Giacomelli

Nagaland, India. Interno di una abitazione all’ora di pranzo

Stavo parlando a me stesso come uno dei vecchi dell’ospizio che ho appena postato sul mio blog e ho deciso di condividere i miei pensieri in rete. Si legge un po’ dovunque e si sente ogni giorno sempre più quanto la crisi economica stia aggredendo a macchia di leopardo i settori più diversi del lavoro. Ci sono delle attività che a causa o grazie alle moderne tecnologie stanno scomparendo e forse chi si lamenta che non ha più lavoro dovrebbe farsi un mea culpa per non aver saputo leggere il cambiamento dei tempi. Tra gli esempi di macro aziende, mi vengono in mente la Kodak, che sta miseramente chiudendo, o la Sony, che sta licenziando decine di migliaia di dipendenti nel mondo. La prima non è stata in grado di riconvertirsi, continuando a produrre pellicole e macchine da stampa nell’era del digitale e la seconda continua ad avere una visione miope e ottusa del mercato, continuando a immettere prodotti, indubbiamente validi, ma ‘riservati’ a pochi; non credo di essere un veggente nel pronosticare che la memory card XQD è solo l’ultimo esempio di un prodotto destinato, a breve, a scomparire come a suo tempo è successo con il Betamax, il Trinitron e il Minidisc.

C’è poi chi si interstardisce a portare avanti delle attività che non hanno più ragione di esistere, tipo il negoziante di dischi o il noleggiatore di film. Poi c’è la crisi, credo irreversibile, della carta stampata. A parte il fatto che si legge sempre meno, certamente le nuove tecnologie legate al digitale stanno dando il colpo di grazia a un settore già in sofferenza. Molti magazines cartacei anche storici sono chiusi o sono prossimi a farlo. Qualcuno si è convertito per tempo e sta ritagliandosi una fetta del mercato sul web, altri invece sono semplicemente scomparsi.

La sposa mentre indossa l’abito

Un ‘taglio’ inconsueto durante la cerimonia

L’affanno che c’è nell’editoria si riflette drammaticamente anche nell’attività del fotografo e, in particolare, del fotogiornalista o del fotografo di viaggio. Gli ‘assegnati’, salvo rarissime eccezioni, sono ormai scomparsi e la fotografia di ‘news’ è praticamente morta. Molti professionisti stanno lavorando su progetti più lunghi o su storie che, molto probabilmente e se sono fortunati, vedranno la luce su un libro, sempre che ci siano degli editori coraggiosi pronti a pubblicarlo. Leggevo di recente la storia di Daniel Rodrigues che prima di vincere il primo premio nell’ultimo World Press Photo nella categoria Daily News era stato costretto dagli eventi a vendere tutta la sua attrezzatura fotografica,  non aveva più soldi per vivere e nessuno comprava i suoi lavori.

In questo panorama di drammatica precarietà una piccola oasi felice è rappresentata dalla fotografia di cerimonia, sebbene dei segnali di forte cambiamento inizino a percepirsi anche qui. Sono sempre più le coppie che decidono di affidare ad un amico che si diletta con il digitale la responsabilità di documentare un giorno unico di un evento irripetibile come il proprio matrimonio. Eh già…l’amico che, per il semplice fatto di aver comprato una macchina fotografica di ultima generazione, di essere magari iscritto ad un circolo fotografico e di aver fatto il servizio al matrimonio di suo cugino, si sente in grado di fare il fotografo di professione. Un po’ quello che succede anche tra i wedding planners. Soltanto perché si è organizzato il matrimonio della migliore amica, ecco che si pensa di essere in grado di farlo come lavoro. E come non parlare di coloro che dopo aver partecipato ad un workshop sulla fotografia si sentono pronti a loro volta ad insegnare, senza rendersi minimamente conto di quanto ‘lavoro’ c’è dietro, di quanta esperienza, di quanti studi e sacrifici, ma soprattutto di quale responsabilità si ha davanti. Chi si permette di fare, ad esempio, una lettura portfolio e non ha le dovute competenze, la necessaria esperienza e cultura rischia di indirizzare male o addirittura di ‘rovinare’ dei talenti per il semplice fatto che magari non hanno rispettato la ‘regola dei terzi’ nei loro scatti.

Non sto sparando nel mucchio, chi mi conosce sa quanto apprezzi, valorizzi, incentivi la fotografia di alcuni giovani talenti. Anzi, per assurdo, chi tra loro potrebbe diventare un ottimo professionista e avrebbe anche tanto da trasmettere agli altri si fa scrupoli o rimane nell’ombra. Nè tantomeno mi rivolgo ad alcuni mostri sacri della fotografia verso i quali, per il solo fatto che condividano la loro esperienza, il loro sapere, ci sarebbe da alzarsi in piedi in segno di rispetto.

Nel quartiere di Kathputli a Delhi

‘Riflessi di matrimoni’ a Firenze

Sembra che fare il fotografo oggi sia la cosa più banale del mondo. Nessuno si sognerebbe, per il semplice fatto di aver giocato con il Lego, di mettersi a costruire ponti. Invece ci si alza la mattina, si vede che Babbo Natale ci ha regalato una macchina fotografica e questo è sufficiente ad iniziare una professione. O peggio ancora si crede, vedendo ‘qualche’ fotografo che ha avuto successo e riesce a vivere dignitosamente, che sia facile fare altrettanto, in fondo (lui) ‘preme solo un pulsante di scatto’ e al massimo ha letto qualche libro. Se poi alla fine ci scappa anche un viaggio gratis posso anche organizzare dei workshop itineranti.

Non è così! L’ho già scritto, la fotografia non ha bisogno di mercenari e, soprattutto, chi crede di fare soldi facili con questo mestiere si sbaglia di grosso. Meglio se andasse a fare l’idraulico, l’elettricista, il giardiniere,  guadagnerà molto di più. La Fotografia si deve fare con la testa, con gli occhi e con amore. Non voglio estremizzare troppo ma solo ricordare che c’è chi come Tim Hetherington o Rémi Ochlik  è morto perché faceva seriamente il suo lavoro.

Veramente rendiamoci conto che la fotografia non è per tutti e, forse, non lo è neppure per me se due dei più grandi fotografi del secolo scorso, Mario Giacomelli e, in parte, Luigi Ghirri, considerati dallo stesso Majoli la migliore espressione della fotografia italiana, non lo facevano di professione.

Buona luce

Commenti

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Comments (35)

  1. Alfonso 25 marzo 2013 at 20:54

    Non ho mai avuto occasione di scrivertelo e mi sono sempre limitato a pensarlo: oltre che un fotografo che stimo molto, condivido molti dei tuoi pensieri (ma sappiamo che le due cose sono spesso collegate…).

  2. Matteo 25 marzo 2013 at 21:04

    tutti vogliono fare i fotografi è vero, ma solo chi si impegna veramente, studia, consuma libri fotografici e le suole delle scarpe per scattare in giro per la cittá, chi va a dormire con un nodo allo stomaco e si sveglia con un pensiero fisso …
    solo queste persone forse ci riusciranno…
    ma è giusto che sia cosí, il mestiere del fotografo è molto più difficile e complesso del manuale della nuova reflex da millemegapixel …

    Buona luce a te,
    Matteo

  3. Domenico 25 marzo 2013 at 21:15

    Assolutamente d’accordo.

    Ho provato più volte a contattarti, ho anche provato a venderti un camion Iveco cl 75. Quando ho chiesto a Gianluca D.B.gli è sembrato strano che non avessi risposto sul sito e fb, è sembrato strano ancor di più a me, ma se è cosi che deve andare…..
    Ciao Domenico fotografo e fuoristradista della domenica

  4. Giuliano Ferrari 25 marzo 2013 at 21:19

    Caro Edoardo, condivido molto di quello che scrivi, a parte Ghirri che era a tutti gli effetti un professionista e talmente bravo che è morto con i debiti, come spesso capita in Italia dove i capaci devono solo sopravvivere in attesa che qualcuno dopo morto riscopra l’artista per farne un monumento. La democratizzazione della fotografia ha portato alla luce la pochezza della maggior parte dei fotografi italiani, facendo crollare come un castello di carte l’economia legata al mondo della fotografia. Ora per potere uscire dalla situazione si deve essere si bravi fotografi ma anche saperlo comunicare. Aspettiamoci momenti difficili e nel frattempo facciamo una buona fotografia, lasciamo qualcosa del nostro pensiero ai posteri visto che non lasceremo soldi.

  5. Edoardo 25 marzo 2013 at 21:39

    Grazie Alfonso!!!!!

  6. Edoardo 25 marzo 2013 at 21:40

    Matteo è veo quello che dici, ma qualcuno fa in tempo a fare dei danni prima di rendersi conto che la Fotografia non fa per lui (sempre che se ne accorga)

  7. Edoardo 25 marzo 2013 at 21:41

    Ma Domenico davvero non ti ho risposto? Se così è stato perdonami, mi fanno incazzare quelli che non rispondono!!!!!

  8. Edoardo 25 marzo 2013 at 21:50

    Ciao Giuliano, diciamo che da geometra, poi si avvicina alla Fotografia… Quanto è vero quello che dici, cerchiamo veramente di fare il più possibile della bella Fotografia, anche se oggi questo non basta più…

  9. Domenico 25 marzo 2013 at 21:53

    Devi vedere a me quanto mi fanno incazzare! Hai solo un modo per farti perdonare, scrivimi una mail.

  10. Roberto 25 marzo 2013 at 21:55

    Hai ragione Edoardo, e aggiungerei che oggi tanti si sentono cuochi, cantanti, attori, ballerini, webmaster, scrittori, registi, allenatori, agenti di viaggio e tour operator…ecc, ecc.

  11. Edoardo 25 marzo 2013 at 22:07

    Ma Domenico, riguardo a cosa ti devo scrivere 🙁

  12. Stefano 25 marzo 2013 at 22:18

    Ciao Edoardo,
    sul tuo post come non essere d’accordo…
    Ma su quelli che non rispondono alle mail, sms, telefonate, invio di preventivi, etc. lo sono forse ancor di più…

  13. Andrea Rossi 25 marzo 2013 at 22:27

    Ciao Edoardo, vorrei dirti che condivido il tuo pensiero: la fotografia non è per tutti.
    Ma vorrei anche capire, sperando che tu e voi followers mi aiutiate: per chi è la fotografia? Per gli artisti? Per i raccomandati? Per coloro che hanno le conoscenze nel settore? Per i fortunati? Per i rompiscatole che prima o poi trovano colui che dà loro retta? Per chi è forte? Per i secchioni? Per chi ne è ossessionato? Per chi la sente come una vocazione? Per coloro che iniziano il percorso in una scuola specializzata?
    Cosa succede se colui che gioca con il lego a costruire ponti, poi scopre che il ponte che ha fatto con il lego è più resistente di quelli veri, e si accorge che l’unica cosa che lo rende felice è realizzarli?
    Condivido le parole di Giacomelli. Ma aggiungo che bisogna sperare nel trovare qualcuno che abbia interesse in quello che si vuole raccontare.

  14. Edoardo 25 marzo 2013 at 22:49

    Ciao Andrea io credo che la fotografia sia per coloro che con le immagini riescono a documentare, a far pensare, a emozionare, a dar voce a chi magari rimarrebbe inascoltato, a raccontare un dramma, una tragedia, un giorno felice. Tutto questo fatto cercando di mettere in equilibrio la bressioniana visione della fotografia ossia la mente, gli occhi e il cuore. La fotografia è una tua esigenza, è per te e tramite te è per gli altri.

  15. Manfredo Longo 26 marzo 2013 at 01:00

    Ciao Edoardo, purtroppo queste non sono riflessioni, e’ la realtà. La tecnologia ha sminuito il valore intrinseco della Fotografia. C’è un’approccio frivolo nei confronti di essa, pensando di essere capaci con poco, di realizzare immagini ben fatte, senza però conoscere il perché si formi un’immagine, il valore dominante della luce e l’importanza di conoscere la tecnica compositiva ( che può essere infranta quando la si conosce ).
    Riguardo ai talenti, posso dire che può esistere tecnica senz’arte, ma non può esistere arte senza tecnica………
    Buona luce a te…

  16. Giovanni 26 marzo 2013 at 01:38

    Come appassionato e “sognatore fotografo di mestiere” ho letto e apprezzato molto questo tuo articolo,complimenti.

  17. Edoardo 26 marzo 2013 at 08:03

    Giuste osservazioni Manfredo!!!!

  18. Francesca 26 marzo 2013 at 09:10

    Ciao Edo,
    sempre interessanti i tuoi spunti di riflessione. Io trovo però questo buttarsi a capofitto con la convinzione peraltro che non avrebbe nemmeno uno stimatissimo veterano anche in altri settori…non hai notato quante “guide di viaggi e safari in Africa” ci sono? Sicuramente nella fotografia è lampante, ma non ho ben capito se basta un fuoristrada o forse semplicemente un viaggio di due o tre settimane nel continente nero…e via! 🙂 un abbraccione

  19. Edoardo 26 marzo 2013 at 10:51

    Franci!!!!!! Cavolo quanto hai ragione e quante volte ne abbiamo discusso. Vale un po’ per tutti. Come abbiamo detto più volte, credo che alla fine ci sarà (o almeno ci dovrebbe essere) una selezione naturale. un abbraccioneeeeee

  20. Cristiano Bianchi 26 marzo 2013 at 11:52

    Quoto in pieno la tua riflessione Edoardo. Questa nuova orda di fotografi mi ha spaventato a tal punto da dovermi guardare intorno e deviare verso un nuova nuova professione.

    Non si tratta di concorrenza o meno, si tratta di vedere ormai dei prodotti unificati, simili o addirittura uguali. Io per primo ho trascurato da sempre l’importanza di interpretare il matrimonio con un mio stile personale,(come spesso sottolinei tu in alcune delle tue riflessioni), utilizzando una “scorciatoia” che nell’immediato ha dato i suoi frutti ma alla distanza mi ha soffocato. La scorciatoia è stata il curiosare oltreoceano per trarre ispirazioni, ma questa cosa si è trasformata in un tentativo di emulazione di uno stile fotografico che, probabilmente, non mi apparteneva.

    Quando ho preso coscienza dell’insieme di tutti questi fattori ho preferito di granlunga alzare bandiera bianca, buttandomi alle spalle 6 bellissimi anni da fotografo di matrimonio e ripartire con una nuova avventura.
    Ora sono felice, faccio un lavoro dove “respiro” ancora la fotografia ma dove (per ora) non rischio di essere travolto da una nuova ondata di cloni improvvisati! 🙂

    Un caro saluto
    Cristiano

  21. Edoardo 26 marzo 2013 at 12:08

    Ciao Cristiano, che bella la tua riflessione e che onestà intellettuale. Da ammirare! Non conosco la ‘tua’ fotografia, ma hai fatto delle considerazioni molto coraggiose e degne di una grande persona. E’ molto raro leggere certi pensieri, magari fossero molti di più.

  22. Pasquale 26 marzo 2013 at 12:24

    Ciao Edoardo. La riflessione che fai è giusta, ed è il risultato della democratizzazione della fotografia, come ha scritto Giuliano prima. E deve essere così. Faccio un esempio: Con la scolarizzazione molte persone hanno imparato a leggere e a scrive, accrescendo la loro istruzione. Come effetto si è avuto un incremento degli autori di libri. Basta fare un giro in una libreria per rendersi conto di quanti libri sono stati stampati, che sarebbe impossibile leggerli tutti. Ora con l’avvento della stampa digtale questo numero tenderà a crescere ulterioremente, perchè si sono abbattuti i costi di stampa. Ma tutti (o quasi tutti) riescono a distinguere Dante da un pincopallino qualunque, e nessuno si paragona a Dante quando scrivere una poesia o un racconto. Perchè questa differenza tra scrittura e fotografia?
    Secondo me perchè c’è maggiore cultura della letteratura. Prima di scrivere tutti hanno letto, e anche molto. Sono stati educati a farlo. Per la fotografia invece manca ancora la cultura della lettura fotografica. Se si vuole far crescere la fotografia dando spazio ai nuovi talenti (siano essi giovani o meno giovani) è necessario educare alla lettura dell’immagine. In questa maniera si può far crescere la consapevolezza nel fotografo, sia esso un hobbista o un professionista.
    Buona luce
    Pasquale
    P.S. scusate la lunghezza dell’intervento.

  23. Edoardo 26 marzo 2013 at 14:29

    Pasquale sfondi una porta aperta… Nel mio piccolo cerco di trasmettere quel pochino che so. L’avere cultura fotografica credo sia importantissimo per fare della buona fotografia. Credo però che il paragone che fai con la scrittura regge fintanto scatti o scrivi per te stesso, ma quando sali in cattedra o quando ti assumi la responsabilità di scattare per ‘altri’ (leggi matrimonio) beh allora viene un po’ a cadere…

  24. Pasquale 26 marzo 2013 at 14:49

    Ho seguito il tuo ultimo workshop a Matera e conosoco il tuo punto di vista sulla cultura fotografica.
    Il paragone che ho fatto con la letteratura è sicuramente un pò forzato, ma considera quanti hanno pubblicato un best seller e venduto milioni di copie, ma non lasceranno traccia nella storia della letteratura. La qualità della fotografia e del fotografo adesso si valutano con il numero di “mi piace” ottenuti sui vari social networks. Sono i tempi. Bisogna tenere duro e andare avanti con progetti di alta qualità e di lungo respiro, anche se non portano risultati nel breve e brevissimo periodo.

  25. Stefano 26 marzo 2013 at 16:11

    Ciao caro,
    purtroppo questa è l’Italia e te lo dico da “espatriato”, con gli occhi di chi all’estero a volte vede le cose molto più nitide (per rimanere in tema fotografia) di chi ci vive. E’ un cancro del sistema riferito ad ogni settore. Se pensi che un’igienista mentale può fare politica, un calciatore pubblicare libri di culto, un mafioso essere senatore allora non ti stupiresti più di tanto. E’, come dice Crozza, “il paese delle meraviglie”, c’è gente addirittura esperta di un intero Continente, associazioni dedicate e gente che ci crede! Guarda il lato positivo della farsa italiana, il giorno che vorrai, nel paese delle meraviglie potrai! Un caro abbraccio da quaggiù.

  26. Edoardo 26 marzo 2013 at 18:39

    Ciao amico mio, che tristezza però. Purtroppo l’improvvisazione è imperante qui in Italia e, se da un lato ci rende ‘elastici’ (sto lottando, per contro, con dei clienti del Sol Levante per una rigidità assurda) e creativi, dall’altro si pecca troppo nella professionalità. Questo vale in tutti i settori e te lo sai bene. La drammaticità della cosa è che talvolta non vale la legge di Darwin e sopravvive della gente a scapito di chi veramente vale. Fortunatamente – ma credo anche grazie a tutto il lavoro che ho fatto in tanti anni di fotografia e non solo – riesco ancora a vivere dignitosamente in questo Paese, ma al primo accenno di cedimento vengo da te, mi ospiti? Ricordi il nostro progetto? Per me è ancora valido…

  27. Gio 29 marzo 2013 at 18:34

    Capito per caso, non sono fotografo e non lo voglio diventare, l’articolo mi è piaciuto e lo apprezzo, occhio però a non predicare bene e a razzolare male. Il sito l’hai fatto con un prodotto gratuito, neanche lo sviluppatore web è un lavoro che si fa premendo un bottone, e alla fine quello che hai fatto non è nè più ne meno quello che condanni, aver ridotto una professione a 2 click perchè hai trovato il sito pronto sotto l’albero di natale :D.
    Ovviamente non voglio polemizzare, solo far notare che tutti “inorridiamo” quando viene sminuito il nostro lavoro, e poi puntualmente lo facciamo con quello degli altri. Ciao!

  28. Edoardo 29 marzo 2013 at 19:44

    Mhm scusami Gio, non capisco: il sito l’ho pagato diverse migliaia di euro (le fatture lo possono testimoniare), pago ogni anni diverse centinaia di euro tra dominio e hosting. Il blog l’ho pagato anch’esso diverse centinaia di euro così come mi costa ogni hanno l’hosting e un minimo di manutenzione. Ops non so proprio perché mi scrivi che l’ho fatto gratis. Non sono un informatico, forse la piattaforma wordpress è gratuita, non so. Ma io ho pagato dei professionisti per realizzarmi tutto quello che vedi e tra l’altro mi sono affidato a una delle aziende più importanti sul territorio nazionale. Un abbraccione

  29. Gio 30 marzo 2013 at 12:07

    ops…figuraccia… cioè non io eh… 😀
    diciamo che alcuni indizzi mi avevano fatto pensare ad un sito fai da te… sono combattuto, da un lato sarei curioso in quanto lavoratore del mestiere di sapere di più (tipo cifre e nomi) ma va un po’ contro il mio modo di essere, quindi ritiro quello che ho detto :-).
    Ciao!

  30. Stefano 4 aprile 2013 at 22:29

    Salve. Ho da pochissimo scoperto questo blog e anche io (tanto per cambiare… ) le faccio i miei complimenti per il avori e per gli interessanti articoli. Questo argomento è particolarmente attuale e rispecchia una certa “moda” del momento…. Confesso che anche io ho pensato che potesse essere semplice inserirsi e vivere di fotografia, ma più leggo, studio e sperimento e più mi rendo conto che non so nulla … nel senso che la mia passione ed il mio impegno è quello di un appassionato che quando non fa il suo lavoro si dedica alla fotografia, nulla più. Ma proprio perché approfondisco, ogni nuovo mattoncino che utilizzo (per richiamare l’esempio del lego…) scopro che questo fa parte di un grattacelo da risalire, a piedi, con costanza ed impegno se si vuole raggiungere un’ altezza dalla quale iniziare a guardare il vasto panorama sottostante ed avere un’idea più chiara di ciò che ci circonda. Questo da una parte mi scoraggia, dall’altra mi stimola a calarmi nelle situazioni per sperimentare di persona. Grazie per il blog e per le cose nuove ed interessanti che vi sto trovando! Un Saluto.

  31. Edoardo 5 aprile 2013 at 09:31

    Grazie a te Stefano per condividere le tue riflessioni. In effetti la fotografia è un bel grattacielo da scalare, ma, credo che più lo scali e più è bello il panorama che vedi 😉

  32. Max 25 aprile 2013 at 15:05

    E’ pur vero che se mai si comincia mai si arriva dove si vuole arrivare. Anche lei sara’ stato inesperto molto tempo fa, eppure avra’ cominciato a da zero. I suoi primi “lavori” saranno anche stati imperfetti agli occhi dei professionisti attempati. Ma in quel periodo era pur sempre un fotografo.
    Non sono d’accordo con lei in sostanza. Anche chi realizza fotografie e ha uno scarso bagaglio di esperienza ha diritto a chiamarsi Fotografo, non sara’ un bravo fotografo non si distinguera’ tra i grandi e talentuosissimi professionisti ma è pur sempre Fotografia cio’ che realizza.

  33. Edoardo 25 aprile 2013 at 23:33

    Ciao Max, prima di tutto grazie per la franchezza. Indubbiamente nessuno nasce ‘imparato’, non so se ogni Fotografo abbia iniziato il suo percorso facendo degli scatti banali e imperfetti certamente io ne ho fatti tanti e forse ne continuo a fare ancora oggi, ma non credo sia questo lo spirito del mio post. Forse io do troppo importanza alla parola Fotografo, forse sono troppo ‘romantico’, ma non penso che per il semplice fatto di scattare, uno si possa considerare tale. Sarebbe come dire che per il fatto di aver scritto alcune lettere d’amore alla tua compagna sei uno scrittore o per il fatto di aver scritto dei necrologi su un giornale sei un giornalista. Credo che si debba dare più valore a questa professione. Purtroppo l’essere Fotografo non è la fine di un percorso di studi come per altre professioni. Un medico diventa tale dopo aver fatto l’università e dopo diversi corsi post laurea. Nella Fotografia come in altre forme d’arte (potremmo poi discutere una vita sul concetto di arte) non c’è un piano di studi, ognuno fa il suo percorso, ma credo valga comunque lo stesso principio per cui non basta il semplice fatto di essere iscritto a Medicina per considerarsi un Medico. E molti infatti non lo diventano. Quindi non basta avere una macchina fotografica, scattare male (magari), e dirsi Fotografo. Tra l’altro nel mio blog sottolineavo – ed è una cosa ben più grave – come alcuni per il semplice fatto di aver partecipato a un workshop hanno la presunzione di insegnare a loro volta. Se vuoi ne parliamo ancora, ma credo veramente che si dovrebbe avere più rispetto e coscienza di cosa vuol dire essere un Fotografo.

  34. christian 6 dicembre 2013 at 02:13

    ciao,bello il tuo blog e interessante anche l’argomento
    (al quale credo non si darà mai una risposta purtroppo).
    io mi ritengo un fotoamatore non un fotografo professionista,per vivere faccio altro.Personalmente la mia passione per la fotografia la impiego con collaborazioni in tfcd/p e un progetto personale dove cerco di rappresentare vari personaggi sotto la mia personale chiave di lettura.vedo che al 70% le persone si firmano dopo il loro nome PH anche quando sono fotoamatori,bravi magari ma sempre foto amatori.
    io sinceramente sono contento di essere un fotoamatore,non la vedo come una discriminazione e non c’è scritto da nessuna parte che se uno è fotoamatore allora non è bravo,bye

  35. Edoardo 6 dicembre 2013 at 07:41

    Grazie Christian… Hai ragione ci sono tantissimi foto amatori che sono veramente molto bravi e lo dico spesso questo. Credo che sia proprio per il fatto che lo fanno con passione. Basterebbe però che fossero regolari e inquadrati fiscalmente, allora si non ci sarebbe problemi nel momento in cui fanno qualche servizio e si fanno pagare per quello. Un abbraccio

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