Sempre la solita storia, ma la fotografia di matrimonio non è solo ‘quella’.

Una fase della preparazione a casa della sposa

La fotografia è probabilmente fra tutte le forme d’arte la più accessibile e la più gratificante. Può registrare volti o avvenimenti oppure narrare una storia. Può sorprendere, divertire ed educare. Può cogliere e comunicare emozioni e documentare qualsiasi dettaglio con rapidità e precisione.

John Hedgecoe

Era da un po’ di tempo che non affrontavo più, almeno nel mio blog, questo argomento, ma le circostanze mi hanno stimolato a scriverne di nuovo. E’ da poco terminata una serie televisiva che ha visto raccontare la storia di grandi fotografi nei vari settori dell’immagine: moda, foto-giornalismo, ricerca e, strano ma vero, anche matrimonio. Sono veramente rimasto molto – piacevolmente, devo dire – sorpreso nel vedere che finalmente la ‘fotografia di matrimonio’ viene in qualche modo equiparata a quella che notoriamente e culturalmente viene identificata come la fotografia con la ‘F’ maiuscola. Addirittura si dedica un’intera puntata all’analisi di questo genere fotografico.

La delusione, purtroppo, è stata grande quando ho visto che, mentre nel fotogiornalismo venivano affrontati diversi approcci alla cosiddetta fotografia documentaria prendendo in esame alcuni tra i più importanti nomi del settore analizzandone le diverse peculiarità personali, nella foto di matrimonio si sono limitati a raccontare lo stereotipo del matrimonialista classico, quello che l’immaginario popolare identifica, appunto, con ‘Il Fotografo di Matrimonio’. Si racconta la storia di un noto e bravissimo professionista – lungi da me metterne in discussione la bravura – ma dall’approccio un po’ vecchio stile (senza dare a questo termine nessuna connotazione negativa, anzi). Nel suo modo di fare, bonariamente, perdonatemi il termine, becero ecco che si rivolge urlando agli sposi, sale sull’altare dietro al cerimoniere, indica con veemenza alla coppia come muoversi e mettersi, dove guardare, cosa fare, le pose da tenere.  La presenza del fotografo è talmente invasiva al punto da spostare i mobili di casa durante la preparazione della sposa, creando una sorta di set cinematografico con tanto di sfondo nero coadiuvato da diversi assistenti che si adoperano per illuminare con flash esterni la scena. Dal video non si riesce a capire quanto tempo durano i cosiddetti ‘esterni’, ma da come si muove il fotografo e per la tipologia dello scatto credo che si possa parlare tranquillamente di ore.

Un gesto di affetto tra la sposa e la nipote sotto gli occhi della nonna

Gli sposi e l’auto delle ‘nozze’

I bambini, spesso coprotagonisti del matrimonio

L’ingresso della coppia in Comune

Non voglio, e lo sottolineo nuovamente per non creare degli spiacevoli fraintendimenti, criticare il lavoro di un collega che, nel suo genere, è sicuramente tra i più importanti e noti professionisti italiani, ma voglio evidenziare che ancora una volta dal mondo dei media (leggi l’altro mio post sull’argomento) si fa passare il messaggio che il fotografo matrimonialista sia solo di quel tipo. Si continua a ignorare che esiste qualcosa di diverso, non dico di migliore, ma di diverso. Sembra non si voglia, e non ne capisco sinceramente il motivo, parlare della fotografia di matrimonio in chiave foto giornalistica.

Credo sia importante, anzi fondamentale, ricordare che già da alcuni anni qui in Italia e da un paio di decenni all’estero, si sta affermando un modo di affrontare l’evento matrimonio con un taglio assolutamente opposto a quello descritto nella puntata televisiva in questione. Non più le pose, più o meno, stereotipate o l’intervento pressante e invasivo del fotografo, ma un approccio silenzioso, quasi a rubare un momento, a raccontare un’emozione. Ci si muove in forma discreta intorno alla coppia cercando di cogliere quello che accade durante il loro giorno; gli sposi, pur restando i protagonisti del matrimonio, vengono ‘raccontati’ nello svolgersi dell’evento, circondati dai loro amici, genitori, parenti. Si cerca di fermare degli attimi di vita vera. Il matrimonio viene visto come un evento e come tale si cerca di raccontarne la storia. Insomma, con i dovuti distinguo, la fotografia di cerimonia diventa un altro aspetto di quella di tipo documentario o foto giornalistico con un progetto già scritto e, se vuoi, ripetitivo, ma grazie alla personalità del fotografo comunque unico ed esclusivo.

L’incontro tra la sposa e un vecchio di paese

Le ‘bride’s maids’ in un matrimonio di una coppia inglese

La torta e una ‘invitata’ curiosa

Un momento della festa di un matrimonio ebraico

Mi sarebbe piaciuto che si fossero fatte vedere queste due facce del ‘matrimonialista’, magari nella stessa puntata (sarebbe stato veramente chiedere troppo dedicarne due). Sarebbe stata un’occasione molto importante per la riqualificazione della nostra figura nell’ambiente della fotografia importante che lega al ‘reportage’ le sue eccellenze. Peccato poteva essere veramente un modo per far vedere, prima al ‘pubblico’ e poi agli ‘addetti ai lavori’ che il matrimonialista è anche altro.

Buona luce

Commenti

Commenti

Comments (35)

  1. Matteo Cuzzola 7 febbraio 2013 at 08:51

    Ciao Edoardo,
    non ho visto il servizio ma non mi stupisco.
    Lo vedo ogni giorno nelle coppie che incontro che rimangono piacevolmente sorprese, da questo stile che non sapevano esistesse (e ci stà).
    Purtroppo, dirò una banalità, ma è la visione spesso provinciale italiana che si riflette in questo servizio di Sky.
    Devo dire che la mia formazione negli anni si è sempre rivolta verso l’ estero, ma non volutamente, ho trovato fuori dall’ Italia le maggiori risorse.
    E’ in inglese che trovo i contenuti che mi interessano , i siti, i libri.
    Ma in Italia grandi fotografi di matrimonio ci sono… basta nominare Franco Carlisi che con il suo libro “Il valzer di un giorno” mi ha letteralmente lasciato a bocca aperta.

    Matteo

  2. Fabio camandona 7 febbraio 2013 at 09:48

    Le, tutte, varie fiere di settore raccontano al grande pubblico una storia uguale a quella che hai visto.
    Si racconta, si mostra, sempre e solo un settore (quello che soffre la crisi) e mai si racconta un settore (che non soffre la crisi perchè semplicemente incontra l’evoluzione, seppur lenta o meglio “tranquilla” del cliente finale) uguale ma diametralmente opposto.
    Fare informazione è da tempo un optional: più facile raccontare di un fotografo (non parlo specificatamente di quello che hai visto tu non avendo visto la trasmissione) ciarliero, strillante e, a volte, quasi cafone nell’invadenza di una festa non sua che raccontare di un fotografo invisibile che interpreta senza presenza una giornata ricca di naturali splendide sfaccettature. Quest’ultimo è un fotografo che non “rende” nei racconti.
    Ora vado a preparare lo studio, tra poco appuntamento con una nuova coppia. Che non proviene dalle fiere o dal pubblico di quella trasmissione. O forse si, fuggendone 😉
    Fabio

  3. Francesco 7 febbraio 2013 at 09:50

    Sono d’accordo, durante un matrimonio un fotografo mette un notevole apporto creativo alle foto che fa, la sua sensibilità e il suo gusto fanno la differenza. Un matrimonialista deve documentare uno dei giorni più importanti della vita di due persone, spesso questo aspetto viene sottovalutato. E’ un reportage a tutti gli effetti.

  4. Giancarlo Malandra 7 febbraio 2013 at 09:56

    Ciao Edoardo, ti racconto cosa mi è successo a proposito di quella puntata di “Fotografi” su Sky.
    Sulla pagina Facebook di Sky Arte in un post si chiedevano pareri e commenti csul documentario in questione.
    Io ho premesso la stima per Pipolo, ma ho incautamente affermato che è un genere un po’ vecchio, che funziona molto bene a Napoli vista anche l’esuberanza di Pipolo, ma che PERSONALMENTE (e lo sottolineo) mi sento più vicino allo stile di Agresti e Bandiera.
    Ebbene, il giorno dopo mi arriva una telefonata da… Pipolo in persona!!!!
    E’ andato a cercarmi su Google, ha trovato il mio numero di cellulare e ha esordito dicendomi “lei è un leghista? disprezza la gente del sud?”.
    Mi ha tenuto mezz’ora al telefono, con un tono tra lo scocciato e il minaccioso, dicendomi che non mi dovevo permettere di esprimere quel giudizio lesivo della sua dignità, che lui è stato citato in un libro di Scianna come uno dei migliori fotografi al mondo, ecc…
    Per evitare ulteriori grane ho provveduto a rimuovere il mio commento.

  5. Giancarlo Malandra 7 febbraio 2013 at 10:02

    Aggiungo un altro episodio: conversando con un fotografo della mia città, molto richiesto e con un buon giro di clientela, mi ha detto che lui è un maestro della fotografia perché sa fare i ritratti e sa come gestire gli sposi, mentre per fare un matrimonio in stile fotogiornalistico come faccio io basta scattare a mitraglia e tra 2-3000 fotografie qualcosa di buono ci sarà.
    Ho salutato cortesemente, dicendo che si era fatto molto tardi, e me ne sono andato.

  6. Giuseppe 7 febbraio 2013 at 10:02

    …tempo fa ci lavorai assieme…il sacerdote lo cacciò letteralmente fuori dalla chiesa! quoto pienamente il tuo articolo.

  7. Edoardo 7 febbraio 2013 at 10:03

    Concordo con te Matteo, chissà perché in Italia il fotografo di matrimonio DEVE essere solo ‘pizza e mandolino’

  8. Edoardo 7 febbraio 2013 at 10:07

    Ma dai Giancarlo… Nel mio post mi sono limitato a sottolineare che ‘quel’ genere di approccio è uno possibile. Non parlo assolutamente di giusto o sbagliato, più bello o meno bello, solo del fatto che esiste anche un modo diverso di fare fotografia di matrimonio. Non credo di avere offeso nessuno, anzi trovo, nel suo genere, le foto di Oreste molto belle e lui un signor professionista.

  9. Edoardo 7 febbraio 2013 at 10:09

    Beh è un’idea curiosa quella che basta scattare 3000 foto per avere qualcosa di buono… Non credo, e hai fatto bene, che valga la pena rispondere 😉

  10. Edoardo 7 febbraio 2013 at 10:10

    Ma dai Giuseppe… Sicuramente è un tipo istrionico, mi piacerebbe veramente fare un matrimonio insieme a lui, deve essere un personaggio e sarebbe divertente nello stesso matrimonio dare due visioni diverse, forse opposte, dello stesso evento

  11. Vincenzo Aluia 7 febbraio 2013 at 10:10

    La prima serie televisiva, finalmente, che mi ha dato modo di approfondire la storia fotografica di un paio di fotografi x me quasi sconosciuti, se non solo per il nome, e devo dirti la verità quando è cominciata quella puntata sul matrimonialista, alle prime grida iniziali ai titoli di presentazione ho spento e per evitare le bestemmie ho continuato a leggere get the picture.
    Ho dovuto far lavorare tanto il mio orgoglio per riuscire a vedere la puntata che avevo registrato. Pianto e stridore di denti sono state le uniche parole che mi venivano in mente durante la puntata!
    ohhh devo dire che come fotografo fashion è davvero bravo ma non mi puoi smontare una casa, e trattare la sposa come una modella gridandole addosso come un posseduto!

  12. Giuseppe 7 febbraio 2013 at 10:20

    …sicuramente, ma credimi edoardo, non avresti lo spazio materiale per poter lavorare con serenità e discrezione.

  13. max 7 febbraio 2013 at 10:23

    Mi pare che anche tu ignori che c’è qualcosa di diverso vedi i vari Hoffer, Chrisman etc che nulla hanno a che vedere con chi citi tu. Sarebbe stata più onesta una critica al personaggio più che all’approccio. Sei un maestro del reportage, bene. C’è tutto un mercato che chiede cose diverse, tolto il cattivo gusto. A meno che uno si ritenga un artista piuttosto che uno che lavora nell’industria dei servizi come insiste il buon Zack Arias. Allora ogni discussione è aperta. I miei umili 2c.

  14. Luca Laversa 7 febbraio 2013 at 10:24

    Ho visto anche io il documentario e ho pensato la stessissima cosa!
    Non ho mai lavorato in quella zona d’Italia, lo ammetto, ma non penso sia una questione di cultura.
    Chiaramente non si può pretendere di creare un certo tipo di immagine, se non c’è partecipazione da parte dei soggetti ed importante anche è capire cosa vuole ottenere il cliente.
    Sono d’accordo sul fatto che potevano scegliere diversamente per quel documentario.

  15. manuela_9 7 febbraio 2013 at 10:30

    condivido totalmente le considerazioni che fai, Edoardo. mi permetto di aggiungerne una mia: ma se quello che viene spacciato per “una serie televisiva che ha visto raccontare la storia di grandi fotografi nei vari settori dell’immagine: moda, foto-giornalismo, ricerca e, strano ma vero, anche matrimonio” fosse soltanto una serie di publiredazionali ben tra_vestiti?

  16. Konstantin 7 febbraio 2013 at 10:31

    Grazie per la sua esclusività. Lei è veramente un fotografo unico e diverso. Io credo che ognuno fotografo devo stare unico e scattare le belle foto, non le “corrette”, “regolare” oppure “giuste” foto. Non c’è regoli per la bellezza! Altrimenti, un mio amico, quando cercando fotografo per il suo matrimonio (non sono un fotografo matrimoniale), mi ha detto, che voglia sposare, non fare la parte in un film.

  17. Marco Scintilla 7 febbraio 2013 at 10:39

    Ho visto anche io quella puntata su Sky e, pur considerando il fotografo in questione un vero Professionista (ho usato volutamente la P maiuscola)e artista, ho notato che negli scatti che realizzava mancava una cosa che tu hai citato nel tuo articolo: il raconto di un’emozione. Avrebbero fatto bene a dedicare una puntata a qualche altro matrimonialista che come te adotta lo stile reportagistico, anche perchè sono in molti coloro che cercano questo nelle loro foto di matrimonio, e sempre di più coloro che vogliono una presenza meno invadente del fotografo nella cerimonia.

  18. Daniele Del Castillo 7 febbraio 2013 at 10:40

    Ciao Edoardo,
    non ti conosco personalmente ma inutile dire quanto io apprezzi le tue fotografie e la tua capacità di raccontare emozioni. Qui in Australia non ho avuto modo di vedere la puntata però penso che un buon modo per far capire a chi ti legge cosa sia una cosa e cosa l’altra sia quella di passare anche attraverso i nomi. Chi era l’esimio collega di cui si parlava nella puntata? Il fatto che fosse in televisione non vuol mica dire che… 🙂 Per cui io credo che un passo dal punto di vista fotografico-culturale sia anche quello di iniziare a “fare i nomi” 🙂 Sono curioso, se non vuoi scriverlo qui puo imandarmi un PM e dirmi?
    Grazie di cuore e a presto?

    Daniele

  19. ettore colletto 7 febbraio 2013 at 10:44

    Ciao Edo, io invece il giudizio sull’operato del servizio in questione ne ho pubblicamente scritto le mie impressioni ………. Voglio pero’ ritornare sul’argomento nel ribadire un concetto di fondamantale importanza che è quello del RISPETTO nei confronti di chi stai fotografando e di come lo stai facendo . E’ questione secondo me di EDUCAZIONE FOTOGRAFICA ed io penso che la strada per questo fotografo anche se molto noto
    sia ancora molto lunga da percorrere..

  20. fabio camandona 7 febbraio 2013 at 11:30

    Noi per stare sicuri ne scattiamo sempre 6000. Per corpo macchina. Per operatore. 😀

  21. Edoardo 7 febbraio 2013 at 11:55

    Perché Max dici ciò? Hoffer, Chrisman, Yervant sono dei grandissimi fotografi che fanno un genere tra il posato e il documentario e non metto assolutamente in discussione la loro qualità e professionalità. Hanno un genere molto personale. Non voglio criticare il personaggio, perché lo dovrei fare? Anzi come ho scritto lo trovo molto bravo nel suo genere. Non mi sembra di aver detto che tale approccio sia sbagliato, anzi tutt’altro. Deve continuare ad esistere perché, come dici tu, c’è tutto un mercato che lo richiede. Volevo solo evidenziare che in Italia quando si parla di Fotografia di Matrimonio sia alla televisione (in quest’ultimo caso) ma anche sui giornali (leggi un articolo di Smargiassi su Repubblica) la si associa a quel genere e credo che, giornalisticamente parlando, non sia corretto. Tutto qui

  22. Edoardo 7 febbraio 2013 at 11:57

    Ciao Luca, infatti non mi sono permesso di parlare di area geografica né di cultura, lungi da me fare delle considerazioni in tal senso. Forse avrebbero dovuto dare spazio – come lo hanno fatto per il reportage e la moda – a delle visioni diverse dello scattare ai matrimoni.

  23. Edoardo 7 febbraio 2013 at 11:59

    Dici Manuela? Mhm non lo so, non credo che un Pellegrin, un Monteleone, un Gastel abbiano bisogni di pubblicità. Tra l’altro non mi sembra che ci sia della ‘pubblicità’ occulta nei vari filmati

  24. Edoardo 7 febbraio 2013 at 12:00

    Si Marco vedo che hai colto l’essenza del mio post

  25. Edoardo 7 febbraio 2013 at 12:09

    Ettore non voglio e non è mia intenzione entrare nel personale e discutere sul fotografo. Non ho alcun diritto di parlare sulla persona, non lo conosco e poi, a prescindere dal come, gli scatti finali, nel suo genere, sono belli. In quello stile si vedono delle cose veramente inguardabili, mentre la sua fotografia è sicuramente interessante. Per me era invece importante sottolineare che esiste anche un modo diverso, non per questo migliore, di fare Fotografia di Matrimonio

  26. Karen Boscolo 7 febbraio 2013 at 12:50

    Fabio Camandona : VOTO 10 😉

  27. fabio camandona 7 febbraio 2013 at 12:52

    Battute a parte (le mie…) quel che dice Edoardo ha un peso non leggero sull’attività di tanti fotografi matrimonialisti.
    Viene sempre mostrato/raccontato un solo stile.
    Ma i clienti sono di “diversi stili”: un potenziale mio cliente che vede il servizio su sky o legge un articolo su un blog di Repubblica (ndr) o visita una fiera si creerà la convinzione che siano tutti e solo così. E dirà “eh beh ma per avere un rompipalle che per tutto il giorno mi fa fare questo e quello… no no chiamo mio cuggino che almeno lo posso mandare a stendere quando voglio e godermi la festa”.
    Ma il discorso, come dice Edoardo, vale per tutti: se avessero invece sempre e solo tutti mostrato lo stile di Edoardo ci sarebbe un altro cliente che direbbe “eh vabbè ma per avere tutte le foto nere e mosse chiamo mio cuggino che le fa ferme”
    E questo vale ovviamente per tutti gli stili.
    Il problema è che, come da post, ne mostrano sempre e solo uno.

    fabio.

  28. Edoardo 7 febbraio 2013 at 13:39

    Ora Fabio ‘nere e mosse’ 😉

  29. fabio camandona 7 febbraio 2013 at 14:00

    Le mie sono “gialle” 😀

  30. Armando 7 febbraio 2013 at 17:43

    Credo che ognuno ha un suo stile ed un suo modo di vedere e di fare fotografie ,senza denigrare nessuno
    ma penso personalmente che molto si è fatto e si deve fare , per far capire alle persone e o al pubblico che nelle foto di cerimonia il fotografo sta cambiando è che presenti un tipo di lavoro diverso fatto di vera fotografia, e non commerciale o banale, notando nello stesso tempo che piace e pure molto una volta che il cliente l’ha visto, io credo che si debba anche far vedere ed informare al cliente di questo ,
    comunque sono molto d’accordo con te Edoardo e mi accorgo che più vado avanti e più la richiesta è proprio questa cioè avere una foto di reportage ,
    fatta di spontaneità senza i soliti manierismi di pose imbarazzanti e banali,eppure io sono del sud, di Salerno, questa richiesta infatti mi viene fatta spesso forse perchè si sta cambiando mentalità.
    Forse siamo in pochi, ma è una realtà che esiste anche qui da noi, io sono iscritto anche all’Associazione ANFM e questo mi onora.
    Saluti e buon lavoro
    Armando

  31. Edoardo 7 febbraio 2013 at 19:44

    Giusto Armando, senza denigrare nessuno è importante far conoscere un altro modo di interpretare la fotografia di matrimonio.

  32. carla 11 febbraio 2013 at 22:19

    non sono una fotografa e non conoscevo questo fotografo di cui parlate, così sono andata sul suo sito…
    … e già prima della home ho capito il genere. è un peccato però che le critiche vengano viste come offese personali e non come una possibilità di modificarsi e reinventarsi

  33. Edoardo 12 febbraio 2013 at 09:27

    Carla, concordo con te sul fatto delle critiche. Credo che, quando sono costruttive e argomentate, siano una fonte di crescita molto grande

  34. Sabrina Grampp - wedding planner in Luzern 21 marzo 2013 at 14:31

    Hello Edoardo! I saw your marriage pictures and I’m really impressed! I like the vivacity of your black-white pics: they’re really figure special moments of such a unique day in one’s life – the marriage!
    Thanks for sharing them! Greetings from Switzerland!

  35. Edoardo 21 marzo 2013 at 14:54

    Tks Sabrina, you are so kind and if you are looking for a photographer I’m available to work together!!!!

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