Bianco e nero, l’anima della fotografia

‘La fotografia in bianco e nero è un modo speciale di vedere e registrare ciò che ci circonda. In un mondo prodigo di colori onnipresenti, il bianco e nero offre chiarezza di forma, intensità di carattere e azione fuori dal tempo. C’è una ‘alterità’ speciale nell’immagine in bianco e nero. Non è che la fotografia a colori non mi piaccia; è solo che il mio approccio è diverso e ha diverso fine. Con il bianco e nero potete arrivare all’essenziale. Consente maggiore chiarezza; ha la capacità di cogliere il carattere di una persona sul suo viso segnato, di esprimere l’essenza di un luogo attraverso il gioco di luci in un paesaggio, o fermare un attimo fuori dal tempo sullo sfondo di un’azione. Il bianco e nero aiuta a estrarre il messaggio; aiuta a vedere oltre la copertura del colore l’essenza di una cosa, una persona, o un luogo. E’ fuori dal tempo.’ [Richard Olsenius, fotografo National Geographic].

un bianco e nero molto carico che ricorda qualche scatto di Smith

E’ curioso che un fotografo che lavora per il grande magazine americano, possa scrivere certe cose sul bianco e nero. E’ noto infatti che il National Geographic non pubblica in bianco e nero, o meglio lo fa solo molto, ma molto raramente. Lo fece nel 1984 quando l’allora associate editor, Bill Garrett (che in seguito sarebbe diventato editor) commissionò un servizio sugli indiani Yupik a Don Doll un sacerdote gesuita che ha usato la forza della fotografia per descrivere, insegnare e approfondire la vita delle persone che era stato chiamato a servire nella sua funzione di prete. Padre Doll accettò l’incarico ma a condizione che potesse scattare in bianco e nero, e così fu.

Leggendo le parole di Olsenius mi sono fermato a riflettere su cosa vuol veramente dire scattare in bianco e nero. Per oltre 20 anni ho sempre scattato a colori, mi sono studiato tutti i libri di McCurry così come ho cercato di ispirarmi alla sua fotografia cercando di catturare quell’equilibrio nei colori e quelle atmosfere dolcemente sature che trasparivano dalle sue fotografie. Sono abbonato all’edizione americana del National Geographic dal 1984 senza aver perso un solo numero. Confesso, leggo poco gli articoli pubblicati, ma da allora mi sono sempre studiato le fotografie pubblicate relativamente al reportage, un po’ meno quelle naturalistiche. Mi sono comprato i libri della Meiselas, di Harvey, di Webb proprio per leggere il loro approccio al colore. Da tutto ciò ho imparato molto, almeno credo. Da un paio d’anni però quella fotografia basata sul colore che tanto mi rappresentava adesso ha qualcosa che non mi appartiene più o quantomeno non esprime pienamente quello che voglio o tento di raccontare con i miei scatti. Come dice Scianna, si fotografa solo ciò che in qualche modo ci appartiene e io aggiungo che la fotografia è in qualche modo lo specchio di te stesso oltre che del mondo. Quando le tue immagini riflettono qualcuno o qualcosa che non è più la persona che pensi di essere allora ti fermi e rifletti su come fare per riprendere quel percorso affinché le tue foto possano nuovamente rappresentarti. In questa ricerca alcune volte difficile e drammatica mi sono imbattuto nel bianco e nero e mi si è aperto un mondo. Devo dire che in questo cammino ci sono state alcune persone che mi hanno preso per mano e con loro, una in particolare, ho iniziato a muovermi in questo ambiente per me poco conosciuto. Ho iniziato a comprare libri di grandi maestri da Bresson, Smith, Frank, Doisneu fino a Majoli e, su tutti, Pellegrin.

il bianco e nero in questa foto di matrimonio aumenta l’idea dell’attesa

La prima cosa sulla quale mi sono scontrato è stato il fatto che per scattare in bianco e nero devi pensare in bianco e nero. Non facile. Non riuscivo a vedere il mondo senza colori, in una scala più o meno continua di grigi. Purtroppo ancora adesso devo convertire il file in monocromatico e iniziare a lavorare la foto per capire la potenza dello scatto. Ho iniziato a impostare direttamente sul monitor la visione in bianco e nero e questo certamente aiuta. Ma il cammino è ancora lungo e non so se porterà da qualche parte. Però è un cammino che una volta intrapreso senti il bisogno di approfondire di andare oltre perché ci sono delle storie, dei racconti in cui lo scattare a colori è limitante, parziale. Ti rendi conto che la cromia distrae nella lettura della foto e che non riesce a trasmettere quelle emozioni, quell’atmosfera, quelle sensazioni che sentivi mentre scattavi. Il colore ti fa leggere la superficie delle cose ma non arriva all’intimità del racconto. Il bianco e nero, spesso, è l’anima della fotografia.

uno scatto del mio ultimo progetto ‘Lentextile hostel’ che avevo pensato in b/n ma che poi ho fatto a colori

Con questo non rinnego assolutamente il colore, anzi. Ci sono delle situazioni, forse dettate anche dal tuo stato d’animo, che solo il colore riesce a darne il giusto spessore emotivo. Il reportage che ho fatto pochi giorni fa in Armenia ho provato a farlo in bianco e nero, ma solo nel colore ho visto e sentito rivivere nelle foto quello che ho vissuto.

Concludo con le parole del grande fotografo iraniano Abbas che solo adesso che mi sto avvicinando a questo ‘nuovo’ modo espressivo ho iniziato a capire: ‘Comincio a vedere in bianco e nero. Qualsiasi tono di colore io lo traduco in toni di grigio, nero e bianco. Ti consente di lavorare in un modo diverso. Quando non devi lavorare con i colori della realtà, lavori davvero con altre cose. Il mondo può essere a colori, ma il bianco e nero lo trascende.’

Buona luce

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Comments (12)

  1. Cristina Insinga 8 gennaio 2013 at 00:53

    Grazie per queso post Edoardo, come sempre leggerti mi arricchisce prima come persona e poi come aspirante “fotografa”. Tutto questo perché anche dal tuo scrivere si capisce la passione che metti in tutto quello che fai, le citazioni, i riferimenti ad autori che non conosco mi spingono a fare delle ricerche e a capire seriamente cosa significhi fotografare.
    Nel caso del bianco e nero condivido a pieno il tuo pensiero. Io lo scelgo quasi ogni volta che scatto, sopratutto quando voglio raccontare una storia, o voglio mettere in evidenza i tratti somatici di un volto.
    Oggi ho preso in mano una vecchia Pentax k1000 di mio nonno (sperando che funzioni) ed ho deciso di ritirare da internet (perché nella mia zona è diventato impossibile trovarne)un rullino in bianco e nero Kodak TMAX 400, spero che questo mi aiuti a capire meglio lo sviluppo del bianco e nero e soprattutto scoprire davvero la sensazione e la sopresa che si prova nel vedere il risultato finale delle proprie foto. 🙂

  2. Edoardo 8 gennaio 2013 at 08:14

    Grazie a te Cristina per la pazienza che hai nel leggere tutti i miei post 😉

  3. Mirko Merchiori 8 gennaio 2013 at 09:31

    Affascinante post come consuetudine.
    Ho sempre pensato che la fotografia fosse “in bianco e nero” e non a colori…..la natura ci ha dato colori meravigliosi e l’uomo nei secoli si è adoperato per scoprirne nuovi, aggiungendo ‘saturazione’ al ‘saturabile’…..
    Eppure….eppure ho sempre pensato che chi riesce a trasmettere emozioni in monocromo abbia la formula della ‘felicità eterna’: rappresentare il mondo con due non-colori è molto più difficile di quanto non lo sia farlo usando miliardi di tonalità colorate.
    Chiaramente è un parere personale.
    Un abbraccio!

  4. Edoardo 8 gennaio 2013 at 09:38

    Grazie Mirko… concordo su quanto scrivi anche se mi è ancora difficile pensare in bianco e nero… 😉

  5. Andrea Rossi 8 gennaio 2013 at 13:23

    Ultimamente anche io mi sto avvicinando al bianco e nero…
    Lo reputo, a sensazione, al periodo sociale che sto (stiamo) passando, periodo in cui il superfluo và lasciato in disparte per risparmiare e concentrarsi più su ciò che realmente serve per vivere. Il bianco e nero è l’ essenzialità del colore.
    P.S:
    Consiglio vivamente le immagini di Ara Guler, fotografo turco. Cercate il suo sito web…si aprirà un mondo

  6. Edoardo 8 gennaio 2013 at 14:09

    Grazie Andrea per il tuo commento e per la segnalazione di Ara Guler un grande anche nel colore, ma il suo bianco e nero è veramente molto coinvolgente

  7. Beniamino Pisati 10 gennaio 2013 at 11:34

    Beh è bello trovare sempre nuovi stimoli e nuovi modi di approcciare con la fotografia, vedere il mondo un altro modo… confesso che anche io scattando spesso in bianco e nero (anzi convertendo in bianco e nero) non ho ancora la capacità di vedere senza colori, ma credo che inconsciamente alla lunga si costruisce un proprio stile e un modo di vedere ciò che ci circonda che sono funzionali allo scatto in Bianco e nero, forse questo è “vedere in bianco e nero”. Occupandomi anche io di reportage di viaggio, si cerca sempre di scattare immagini che trasmettono qualcosa, immagini in qui accade qualcosa, togliere i colori che spesso sono elementi di distrazione, fa arrivare questo qualcosa prima, in maniera più efficace. Ovvio che si può fare tutto ciò anche a colori, ma forse ci sono più variabili da tenere d’occhio e quindi l’approccio è diverso, a volte credo più difficile. C’è anche da dire che il colore ha come variabile il cromatismo, uno strumento per il fotografo, diciamo una freccia in più nel canestro per poter esprimersi, e non è poco… Ciao Edoardo!

  8. Edoardo 10 gennaio 2013 at 11:54

    Ciao Beniamino!!!!!

  9. Vincenzo Aluia 27 gennaio 2013 at 12:27

    Ciao Edo!
    Quanta sofferenza quando lavoravo in laboratorio nel vedere conversioni in bn solo quando lo scatto riusciva male! che pugni in faccia avrei dato a questi che si reputano fotografi professionisti fare un abuso spropositato della monocromia!
    non voglio fare polemica ma è diventato fin troppo facile desaturare senza avere un minimo di conoscenza su quella che è l’arte del bn!
    ma ovunque mi giri mi sembra di lottare contro i mulini a vento!
    grazie per la passione che metti nel tuo lavoro, sei motivo di vanto per la categoria, fonte di ispirazione e risveglio delle coscienze!
    A proposito, mi sa che a catania non potremo vederci per la prossima settimana, mi risulta un pò complicato, ma una cena con te l’avrei fatta volentieri!

  10. Edoardo 28 gennaio 2013 at 08:53

    Concordo appieno Vincenzo, cmq ancora mi è veramente difficile ‘pensare’ in bianco e nero 🙁

  11. Massimo 5 aprile 2013 at 08:11

    Ciao Edoardo, grazie per questa riflessione e per questa opportunità. Opportunità di parlare di fotografia che dal passato ci porta nel futuro e ci guida dentro la “fotografia”. Mi piacerebbe fare una chiaccherata al riguardo con un bicchier di vino, magari come si faceva una volta nelle vecchie corti delle case di periferia.

  12. Edoardo 5 aprile 2013 at 09:29

    Massimo sarebbe molto bello e, ti confesso, che ci sto pensando a fare una cosa del genere… 😉

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