Ma i fotografi di matrimonio sono davvero ‘dittatori’? Lettera aperta a Michele Smargiassi

Non solo lo sposo e la sposa ma anche la mamma o la suocera durante i preparativi

“[gli dèi] prima di ogni altro organo fabbricarono gli occhi che portano la luce”
Platone, Timeo


Nel mio quotidiano surfing on internet mi sono imbattuto in un articolo sulla fotografia di matrimonio postato sul blog di Repubblica e scritto da Michele Smargiassi dal titolo ‘Finché photoshop non vi separi‘. Ovviamente mi sono incuriosito e me lo sono letto mentre, in treno, ero diretto a Roma per un servizio fotografico di matrimonio appunto.

Dopo una lettura veloce e superficiale sono rimasto un po’ perplesso su quanto veniva scritto. Mi sono riproposto di rileggerlo con la dovuta calma, ma questo non ha assolutamente limato le mie perplessità.

Da una parte, nell’articolo, si fa un’analisi, più o meno condivisibile, di quanto l’avvento degli smartphone combinati ai social networks stia cambiando l’approccio della fotografia al matrimonio, ma dall’altra c’è un attacco frontale e per alcuni aspetti un po’ offensivo di quella che è la categoria o meglio dell’approccio che, a suo avviso, i fotografi matrimonialisti hanno nei confronti degli sposi e dell’evento. Quest’ultimi vengono descritti come dei dittatori che impongono pose, che studiano effettacci coi filtri rifrattori e colorati, che trattengono gli sposi per talmente tanto tempo da far raffreddare le lasagne. Il tutto per ottenere degli album atroci e oltraggiosamente costosi. Infine sembra auspicare, come una sorta di liberazione, la cacciata dei fotografi professionisti dall’immortalare il giorno delle nozze. Beh forse non sarebbero contenti i produttori di macchine fotografiche il cui mercato del matrimonio con il suo indotto contribuisce con percentuali a due cifre al fatturato complessivo delle aziende. Ma questo è un argomento da trattare in altra sede e io non ho assolutamente le competenze per farlo.

Lo sposo durante la preparazione

Ecco, mentre tutte le considerazioni relative al cambiamento dei tempi e al fatto che sicuramente noi, fotografi professionisti che fanno anche matrimoni, dovremmo in qualche modo confrontarci con queste nuove realtà – personalmente credo di aver da tempo iniziato a farlo – sono certamente interessanti e stimolanti verso un’approfondita riflessione, tutto il resto mi sembra totalmente gratuito e frutto di un’indagine giornalistica un po’ approssimativa e sicuramente parziale.

Luci e ombre di matrimonio

Mi sono chiesto, a parte il libro della Pozzato (di cui purtroppo non mi è riuscito trovare copia in libreria) quali siano state le sue altre fonti, a quanti matrimoni e quando è stata l’ultima volta che vi ha personalmente partecipato e se ha dato un occhio ad alcuni dei fotografi matrimonialisti più conosciuti a livello nazionale e internazionale; se sappia dell’esistenza di associazioni di categoria, di seminari, di workshop, di conferenze sull’argomento ‘Il reportage nella fotografia di matrimonio’. Perché la visione che ha Smargiassi è veramente molto, ma molto parziale. Esiste certamente la realtà che il giornalista descrive, ma si sta lentamente – forse sì troppo – isolando da sola. E’ un mondo in cui l’ignoranza del fotografo e la scarsa cultura fotografica del committente si incontrano. Io sto lottando da anni per dare invece dignità e far emergere tutta una schiera di seri professionisti dell’immagine che si comportano esattamente all’opposto di quanto si afferma nell’articolo. Il fotografo si fa fantasma, si mimetizza con l’ambiente, non interagisce con gli sposi in modo invasivo; cerca di cogliere attimi, situazioni, emozioni, momenti naturali dove non si fa né posa né fiction, ma si cerca di fissare nella memoria del tempo tutto l’evento così come si è evoluto. E se gli sposi intendono il loro giorno come un film (del resto in alcuni casi come dargli torto), il fotografo non ne è assolutamente il regista, ma un semplice spettatore che prende appunti e segna ciò che accade. Il suo inchiostro è la luce e non importa quale sia la ‘penna’ che usa. Non è il mezzo a fare la foto – non saranno mai gli strumenti a fare la differenza – ma è quella ricerca della sintonia bressoniana di mente, occhi e cuore a comporre l’immagine. Elementi che sono intimamente connessi all’Uomo che scatta e non alla camera di cui preme il pulsante di scatto. Tim Hetherington, fotografo Magnum recentemente scomparso, in Libia scattava con un Iphone.

La sposa e sua figlia

A tal proposito la scorsa settimana ho letto con estremo interesse un articolo, sempre di Smargiassi, sulla Magnum appunto. Si sottolineava quanto la più importante cooperativa internazionale di fotografi ‘parlasse’ italiano, dal presidente Majoli ai vari Pellegrin e Scianna e di come fosse diventata, nel mondo, importante la loro fotografia. Ecco posso affermare con le dovute differenze, ma senza essere blasfemo che anche nell’ambito della fotografia di matrimonio ci sono delle eccellenze che niente hanno da invidiare a tali nomi.

La fotografia dell’amico Cito, in testa al blog di Repubblica, sui matrimoni napoletani, il cui reportage fece vincere al fotografo un terzo posto al prestigioso World Press nel 1995, è parte di un progetto che sì descrive l’approccio di cui parla Smargiassi, ma si sta parlando di quasi 20 anni fa e nel sud Italia dove certe ‘tradizioni’ sono notoriamente più radicate, popolari e lente a cambiare.

Lancio un invito al giornalista di seguirmi in uno qualsiasi dei matrimoni di cui avrò l’onore di essere il fotografo di qui a fine anno e poi di scrivere l’articolo su ciò che avrà visto. Credo che il pezzo avrà un taglio molto diverso almeno per quanto riguarderà la figura del fotografo.

Buona luce

Commenti

Commenti

Comments (20)

  1. fabio camandona 17 luglio 2012 at 14:52

    Ciao Edoardo, ti invito allora a leggere un simile post, sempre di Smargiassi, sulla fotografia di microstock. Al di là che io non la pratichi, il post è stato scritto con la stessa superficialità di quello da te citato. Ed ha sollevato ancor più critiche e discussioni da parte degli operatori del settore.

    Il post risale a circa 3 mesi fa.

    Per il resto, da matrimonialista e da fotografo in generale, quoto quanto da te risposto.

    fabio camandona.

  2. Edoardo 17 luglio 2012 at 15:01

    Ciao Fabio, andrò a leggermelo anche se non conosco quel mondo e quindi non mi permetto di commentarlo 😉

  3. Alessandro Di Noia 17 luglio 2012 at 15:06

    Smargiassi colpisce ancora e sempre alla stessa maniera. Se fossi malizioso penserei che dietro ci fosse uno schema predeterminato e questo porterebbe a due conclusioni: o è furbo e sa che attaccando frontalmente un artista o una categoria riesce a creare una risonanza tale da permettere di aumentare le visite verso la testata per cui lavora o è il contrario di furbo e spara a zero a casaccio senza documentarsi, per altro pratica abbastanza diffusa tra i giornalettisti italioti. Ma forse sono io che ho male interpretato le sue parole.

    Una volta seguivo il suo blog e non di rado criticava a destra e manca, motivo per cui ho smesso di seguirlo: pareva una pentola di fagioli per quanto borbottava contro il mondo. Un anziano insoddisfatto di com’è divenuto il mondo che lo circonda, principalmente perchè non è venuto come l’avrebbe voluto lui. Un’attitudine costantemente negativa che alla lunga mi ha stufato. Ma forse sono io che ho male interpretato lo spirito della sua rubrica.

    In un’altra occasione mi pare di scorgere una dinamica simile e non mi stupirei qualcun’altro ne avesse altre da raccontare. Pochi mesi fa Giorgio Fochesato, fotografo di microstock, è stato preso a modello per un’analisi bizzarra sul fenomeno del fotografia digitale e della standardizzazione del gusto collettivo. Per chi volesse leggere qualcosa a riguardo trovate parte della discussione sul blog di Giorgio da cui è linkato l’articolo di Smargiassi http://giorgiofochesato.com/2012/02/sono-espatriato-a-bangkok-si-no-forse/
    Ma forse ancora una volta ho male interpretato il suo pensiero.

    Certo però che devo essere proprio tonto! Interpreto sempre male il pensiero di Smargiassi. Che mi stia antipatico il suo modo di fare?!?! Bho!

  4. Alessandro Di Noia 17 luglio 2012 at 15:07

    Ecco, io e Fabio abbiamo scritto dello stesso episodio…si vede che siamo già due tonti che interpretano male… 😀

  5. Matteo 17 luglio 2012 at 15:08

    Ciao Edoardo,
    aspettavo la tua replica, io ho dato il mio contributo sul forum dell’ articolo.
    Siamo, come spesso succede, sulla stessa linea di pensiero.
    L’ idea del “fotografodimatrimonio” è vecchia, trita e ritrita… ma ce la faremo a farla cambiare.
    Ecco Zaac Arias (fotografo statunitense di band musicali) cosa pensa di noi “fotografidimatrimonio”
    http://zackarias.com/for-photographers/philosophy/respect/

    Direi che il percorso è ancora lungo, ma ben illuminato.

    Buona luce a te,
    Matteo

  6. Edoardo 17 luglio 2012 at 15:20

    Ciao Ale, come ho scritto a Fabio, purtroppo non conosco quel mondo e quindi mi astengo da qualsiasi giudizio… Per quanto riguarda Smargiassi in effetti il dubbio è venuto anche a me: un giornalista serio che posta su Repubblica dovrebbe quantomeno fare una seria ricerca giornalistica prima di scrivere qualcosa… Mi fa pensare che le sue provocazioni siano studiate a tavolino

  7. Armando 17 luglio 2012 at 15:21

    ciao Edoardo sono d’accordissimo con te e credo che la categoria dei giornalisti,per la maggior parte di loro scrivono solo per riempire le pagine dei loro giornali e venderli,insensibili a tutto ciò che li circonda è scrivono senza prima informarsi di ciò che dicono…un peccato perchè non tutti siamo come ci descrive questo signore qui ci sono fotografi che si impegnano sempre di più amando questa professione giorno x giorno e migliorandosi sempre di più frequentando corsi aggiornandosi etc. etc.saluti è comlimenti per la tua fotografia.

  8. Edoardo 17 luglio 2012 at 15:21

    Ciao Matteo grazie per il link ci do un occhio con calma… tra l’altro è curioso non trovo più il mio intervento sul suo (Smargiassi) blog…

  9. Edoardo 17 luglio 2012 at 15:29

    Grazie Armando… Mi meraviglia l’approssimazione con cui si scrivono certe cose considerando anche l’importanza del giornale per cui scrive e se tanto mi da tanto…

  10. fabio camandona 17 luglio 2012 at 19:39

    Se consola anche il mio di intervento è ancora in fase di approvazione. Da 6 ore. Per quanto non contenesse alcunchè di maleducato o altro nonostante sia stata offesa un’intera categoria della quale faccio parte.
    😀

  11. Edoardo 17 luglio 2012 at 20:02

    Adesso è riapparso ma è stato bloccato l’accesso al mio link… purtroppo non è per scortesia che non ho commentato direttamente sul ‘suo’ blog, ma è semplicemente perché ho coadiuvato le mie argomentazioni con delle foto (mi sembrava più esaustivo)… Cosa che non avrei potuto fare rispondendo direttamente sul blog di Smargiassi. Mhm… questo mi fa pensare che forse allora è vero che il suo unico scopo è quello di fare polemica per ‘alimentare’ il suo blog invece di fare del sano giornalismo…

  12. Michele Smargiassi 18 luglio 2012 at 14:06

    Carissimi tutti, grazie per l’Ttenzione che avere dedicato al mio articolo e a Fotocrazia,mdife la discussione è nata e dove sta continuando con vivacità, naturalmente chiunque è libero di irrompere in una sala convegni gridando “qui si dicono solo cazzate, venite tutti fuori, a parlarne da un’altra parte”. Ma è cosi che va il Web, che non è un luogo educato.
    Edoarto non esse così torvamente sospettoso,mi tuoi interventi sono stati tutti pubblicati e il tuo link non funzionava perché l’avevi digitato male, te l’ho sistemato io, credo che questo sia un buon esempio di come si discuta prevenuti… “pianificato a tavolino”… Mah… Chi non riconosce buona fede alle opinioni altrui forse ha qualche problema con le sue.
    La discussione su Fotocrazia continua, http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2012/07/09/finche-photoshop-non-vi-separi/ , libera e franca, grazie a chi avrà il coraggio di discutere apertamente le sue critiche con il loro bersaglio.
    Michele Smargiassi

  13. Michele Smargiassi 18 luglio 2012 at 14:07

    Chiedo scusa per i refusi, sono in viaggio e scrivi scomodamente
    M.s.

  14. Edoardo 18 luglio 2012 at 14:47

    Eccomi Michele, credimi non è per fuggire a un confronto diretto, magari vedo di fare un copia/incolla di quanto ho scritto sul mio blog, ma senza le foto a corredo dell’articolo, mi sembra tutto un po’ monco… Si parla di immagini e credo sia importante allegare delle immagini…

  15. fabio camandona 18 luglio 2012 at 19:05

    scappo un attimo in farmacia, vedo se han qualcosa contro la malizia acuta da 40enne.

    fabio.

  16. fabio camandona 18 luglio 2012 at 19:09

    oddio non resisto, più lo leggo e più la malattia avanza…

    “…dell’album ufficiale strapagato dagli sposi… Fino a quando? E quanto ci metterà l’estetica preterintenzionale a fare apparire vecchio e ridicolo lo stile dei professionisti?…”

    davvero… ho deciso, sabato mando mio figlio con l’iphone.

  17. Alessandro Montanari 20 luglio 2012 at 11:55

    Ho già commentato l’articolo e sono d’accordo con le tue opinioni Edoardo.
    A livello di articolo la preparazione del giornalista o la visione del nostro lavoro è parziale o insufficiente.
    A livello di contenuti c’è un presa di posizione che il giornalista non ha il coraggio e l’onestà di ammettere soprattutto quando usa termini “offensivi” sul nostro lavoro.

    Poi è vero ognuno è libero di dire la sua, ma se questo è un giornalista…….?!

  18. Edoardo 20 luglio 2012 at 17:41

    Ciao Alessandro è un po’ quello che ho detto anche io, mi sembra una visione troppo parziale del fotografo di matrimonio (fermo restando l’altra parte dell’articolo sulle nuove tecnologie)…

  19. Vittore Buzzi 25 luglio 2012 at 10:27

    Ho letto l’articolo di Michele Smargiassi e lo ho trovato, come spesso accade, un po’ provocatorio.
    Però ho voluto leggerlo con calma e rifletterci un po’.
    Penso che sia stato un po’ superficiale, il mondo della fotografia di matrimonio è cambiato profondamente negli ultimi anni, così come i fotografi che fotografano matrimoni. Fra questi ve ne sono alcuni che sono felici e orgogliosi di quello che fanno e che hanno raggiunto importanti traguardi anche in altri campi della fotografia come il reportage o la fotografia di ricerca.
    Il fotografo di matrimonio oggi è un fotografo, spesso, consapevole del suo ruolo colto e preparato.
    Generalizzare fa sempre male… sarebbe come dire che i giornalisti oggi sono faziosi e impreparati che “inventano” i loro articoli partendo da lanci di agenzie e che il loro ruolo, vista la comparsa di innumerevoli fonti di informazione gratuite, è destinato ad estinguersi e che presto “atroci” giornali finanziati con soldi pubblici scompariranno… Provocazioni appunto…

  20. Edoardo 31 luglio 2012 at 15:46

    Caro Vittorio, Mi sembra anche a me che alla fine sia rimasto talmente sulle sue posizioni che il dubbio che l’abbia scritto solo per provocare sembra legittimo. Io cmq l’ho invitato avvedere sul campo come si muove chi fa reportage anche nel matrimonio, vediamo cosa succede…

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