Il reportage di matrimonio oggi: a rischio una nuova omologazione?

‘attraverso’ il vestito della sposa

Prendendo spunto dai risultati degli ultimi contest sulla fotografia di matrimonio mi sono nate spontanee alcune riflessioni che vorrei condividere con coloro che mi ‘seguono’ e dai quali mi piacerebbe avere anche una loro visione.

Quando iniziai, circa 20 anni fa, a raccontare con la fotografia i matrimoni – oggi si direbbe scattare in a photojournalistic style – era praticamente quasi sconosciuto questo nuovo modo di fare fotografia. Le foto di matrimoni erano per default quelle stereotipate dello sposo che, giacca sulla spalla, si appoggiava al muro scrostato di una villa fatiscente e della sposa che, prima di uscire di casa, guardava fuori dalla finestra attraverso la tenda bianca con uno sguardo fintamente interessato. Seguivano poi quelle pose di lei che guarda lui con improbabili occhi languidi o peggio ancora quei tentativi solitamente poco riusciti di voler fare della sposa la modella sexy facendole assumere delle posizioni tristemente imbarazzanti. Spesso dopo la fine della cerimonia in chiesa si rifacevano, a porte chiuse, gli scambi degli anelli e altri scatti, sfruttando i potenti fari Ianiro che facevano dell’altare una sorta di set cinematografico hollywoodiano. L’album, in improbabili formati 50×50 cm, poi era corredato da circa 100 stampe di cui almeno la metà erano dei ritratti e, salvo poche eccezioni, il resto era costituito dai gruppi degli invitati nelle 2n combinazioni possibili, dove ‘n’ è  il numero degli invitati.

Il ristorante sapeva che, dalla fine della cerimonia all’arrivo degli sposi, passavano almeno 3 ore, il tempo minimo necessario per fare i cosiddetti esterni, e il caposala era pronto a tirare fuori la torta perché il fotografo doveva fare il finto taglio che coincideva con la fine del servizio. Baci abbracci e gli sposi, sfiniti prima ancora di iniziare la festa, rivedevano il fotografo in genere al rientro dal viaggio di nozze per visionare i provini.

le mani mentre si aggancia il vestito della sposa

Beh in questo panorama io e pochi altri (perdonatemi questa punta di immodestia) iniziammo col proporre qualcosa di veramente diverso. Già venivo dal reportage e, sebbene con moltissimi limiti, cercai di presentare ai futuri sposi un approccio opposto a quello che era la ‘normalità’ del servizio tentando di riportare la mia esperienza di photoreporter anche nel matrimonio. In fondo mi dicevo, si tratta comunque di un evento e quindi che differenza c’è tra documentare una festa in India da un matrimonio in Italia. Quindi niente pose, niente sposa sul letto prima di uscire di casa, niente fari in chiesa, niente foto davanti all’altare con i genitori, niente rotoloni di grano o campi di girasole, niente pannellini riflettenti. Magari lungo la strada che portava al ricevimento ci fermavamo a prendere un aperitivo o a fare qualche scatto in luoghi che in qualche modo erano legati alla storia della coppia. Mi ricordo un bel servizio alla stazione dei treni dove gli sposi si salutavano ogni mattina essendo lui pendolare tra Firenze e Bologna. Spesso il nostro arrivo al ristorante – iniziavano allora a vedersi le prime ville in affitto e la nascita dei primi catering specializzati in wedding – era in contemporanea con gli invitati che si chiedevano quando e dove fossimo andati a fare le foto con gli sposi. I maitre si meravigliavano quando ci vedevano arrivare perché non erano ancora pronti ad accogliere la coppia. Scattavo i miei venti rullini tra b/n, colore e infrarosso (la Kodak faceva una bellissima pellicola e credo, grazie al mio ‘maestro’ Magherini, di essere stato tra i primi a utilizzarla nei matrimoni). Fare del buon bianco e nero era un’arte, bisognava saper usare i filtri adatti per enfatizzare il cielo e le nuvole e la stampa doveva essere fatta da persone che ne sapevano di camera oscura. Nascevano le prime associazioni che raccoglievano veramente i migliori ‘matrimonialisti’ che si avvicinavano a questo nuovo approccio al servizio e in wpja (giusto per citarne una) i fotografi che riuscivano ad entrarvi si contavano sulle dita di una mano (credo che Carletti sia stato meritatamente uno dei primi).

la sposa e la sua damigella

Mi ricordo che – e sembra incredibile – a suo tempo avevo il 100% di conferme. Già sapevo che quando una coppia veniva da me in studio il servizio era già preso. Poco dopo iniziai a fare i primi workshop su questo nuovo modo di avvicinarsi alla foto di matrimonio e i vari colleghi con cui mi confrontavo mi guardavano con gli occhi di un incontro ravvicinato del terzo tipo. Le domande più ricorrenti riguardavano sia la tecnica – ma come fai a non utilizzare le lampade e 4 flash in chiesa? – sia la presentazione del lavoro – ma come, non fai scegliere le foto agli sposi? -.

Insomma questo nuovo modo di porsi usciva nettamente dalla stagnazione che stava vivendo la fotografia di cerimonia dando una visione diversa del servizio fotografico. Non necessariamente migliore, ma sicuramente dava agli sposi una scelta verso un qualcosa che all’epoca era veramente poco diffuso e soprattutto usciva dalla logica comune imperante nella gente che ‘in fondo tutte le foto di matrimonio sono uguali’.

Beh a distanza di quasi vent’anni le cose sono sicuramente cambiate. Adesso su 100 fotografi almeno 98 si vendono come ‘reportagisti’. La parola ‘foto in posa’ pronunciata alle coppie che vengono a vedere i tuoi lavori è da evitare come la kriptonite per Superman. Tutto questo è stato un bene per la fotografia. Dando uno sguardo in internet si vede come sia cresciuta e siano nati signor fotografi in questo campo che prima invece era esclusiva del mondo del photojournalism sociale o di guerra. Con ciò non è che sia diventato improvvisamente ottimista sulla qualità che offre il mercato. Credo sia comunque una piccola minoranza che lo fa degnamente a dispetto di quella percentuale bulgara con la quale si spacciano oggi i fotografi di matrimonio come ‘reportagisti’, molti dei quali farebbero certamente meglio ad andare a raccogliere patate con tutto il rispetto per chi il raccoglitore lo fa davvero.

il mosso e una post produzione più intima e personale

Quello che invece mi sta facendo riflettere è il pericolo, sempre più evidente (ed ecco che mi ricollego ai contest) che anche nel reportage si stia piano piano assistendo a una omologazione degli scatti. La cosa è veramente curiosa perché questo stile dovrebbe dare dei risultati sempre diversi in quanto dovrebbe raccontare delle storie personali. Purtroppo, a fronte di poche valide eccezioni, quello che si vede in giro è spesso (troppo) uno scopiazzare più o meno bene quello che altri hanno fatto. Non parlo di trarre ispirazione o seguire un determinato stile, credo che questo faccia parte proprio della evoluzione di tutte le forme d’arte (anche se non considero la fotografia di reportage un qualcosa di artistico), ma del plagio vero e proprio che spesso va anche oltre lo scatto. Da una parte si assiste alla nascita di cloni talvolta mal riusciti, ma dall’altra, ed è forse la cosa più drammatica, non si è più in grado di identificare nello scatto l’anima del fotografo. Si perde così una cosa importante dell’essere: la propria identità. Resta il riferimento a un particolare stile, ma non si distingue più l’autore della foto. Stessi tagli, stesse inquadrature, stesse situazioni, stesse emozioni, stesse post produzioni, stesse presentazioni. Eppure è proprio una contraddizione in termini, stiamo assistendo al reportage standardizzato. Nei contest le emozioni sono le lacrime, i preparativi sono il velo, la cerimonia è il lancio del riso, la festa sono gli sposi che ballano. Tutte foto con una forte vignettatura o con del contrasto e saturazione elevata.

Forse sto esagerando non so, ma per chi, come me, fa della fotografia uno specchio dei propri sentimenti e stati d’animo riesce veramente difficile capire come si possa esprimersi limitandosi a copiare.

il movimento dei capelli e la tensione nel volto della sposa che si prepara

Queste riflessioni nascono e maturano in un periodo di forti cambiamenti personali, l’inizio di un nuovo percorso; prospettive sconosciute che mi spingono a ricercare un modo diverso di mettermi pubblico. Tentativi di lavorazioni alternative che però si avvicinano di più al mio conflitto interiore. Una strada di sperimentazioni che mi sta portando a una visione fotografica molto più intima, introspettiva. Non so se si può parlare di un nuovo stile; sicuramente quello su cui sto lavorando – almeno per quanto riguarda i matrimoni – è un modo particolare e ‘privato’ di presentare gli scatti che, almeno nelle mia intenzioni, è più affine e in sintonia al cambiamento profondo che sto vivendo.

Credo che ognuno di noi si dovrebbe avvicinare con più rispetto alla fotografia e al lavoro degli ‘altri’. Dovrebbe rendersi conto che dietro a uno scatto non ci sono solo una serie di pixels o il materiale fotosensibile con cui sono fatti i rullini, ma c’è un mondo, una storia, una raccolta di esperienze, di vita vissuta, di emozioni, di pianti, di risa, di notti insonni, di viaggi, di intimità e tutte queste cose sono l’identità prima dell’Uomo e poi del fotografo.

Queste considerazioni hanno un carattere assolutamente generale e non riguardano solamente la mia fotografia (se parlare di ‘mia’ ha comunque un senso). Sono delle esternazioni al limite tra lo sfogo e la riflessione, ma credo possano essere degli spunti su cui fermarsi a pensare. Forse dovrebbero spingere qualcuno a porsi delle domande.

Buona luce

Commenti

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Comments (29)

  1. Sergio 1 luglio 2012 at 21:57

    Ciao Edoardo.

    purtroppo non ho avuto la possibilità di partecipare ai tuoi workshop, nè mi è capitato di poter avere la guida di un maestro, necessario nell’apprendere velocemente i segreti delle fotografia, quando questa era davvero la fotografia.
    Erano quelli i tempi in cui non potevi permetterti di sbagliare, tempi in cui i “colpi” a disposizione non erano infiniti, in cui, forse, era tutto più romantico. Non ho mai conosciuto quel mondo perchè sono solo quattro anni che scatto. Tuttavia il mondo dei matrimoni a cui mi sono avvicinato -causa richieste di amici e colleghi- solo tre volte, mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca, che ritrovo nelle tue righe.

    In quelle tre occasioni per mia scelta non sono mai voluto essere il fotografo ufficiale dell’evento, perchè semplicemente non me la sentivo, essendo appassionato di un altro genere di fotografia. Eppure i risultati migliori senza falsa modestia a detta di chiunque erano stati i miei, perchè il mio approccio era quello a cui tu fai riferimento, passionale, vivendo l’evento come un vortice di emozioni da impressionare, da rubare e sigillare nel modo più naturale possibile, raccontando una storia.

    Leggo che hai avuto l’onore di essere il battistrada, l’avanscoperta di un nuovo modo di concepire la fotografia nel tuo primo ciclo fotografico come “matrimonialista”. Ebbene se un sistema funziona, puoi star certo che te lo copieranno, credo sia una legge di natura non scritta e forse ne parlai in un altro tuo topic mesi fa. Purtroppo fare della fotografia di matrimonio il proprio business comporta anche questo rischio, e non solo, perchè il dispiacere di vedere certe bestialità proposte da chi si improvvisa fotografo, fa male e tanto anche. E bisogna anche valutare che finchè un business funziona, nessuno lo vorrà mai modificare se non in piccoli dettagli e sfumature. Perchè rischiare di cambiare se mi fa fare soldi? Sono tutti bravi a copiare. E non ti nascondo che anch’io ho guardato esclusivamente le tue foto e quelle di Jeff Ascough durante la mia preparazione ai famosi 3 eventi.

    Di recente ho postato sul mio blog qualche battuta su un servizio di fotografia matrimoniale che recitava più o meno così “perchè volete un pesante e scomodo album fotografico per il tuo matrimonio? noi te lo forniamo su cd”. Certo peccato che le fotografie di matrimonio di mio nonno di 90 anni fa, le posso vedere ancora oggi. Sai che ce ne facciamo dei dvd? Questo approccio low cost è avvilente. Mi sono sentito chiedere da un “amico”, mi fai le foto del matrimonio e la stampa di un fotolibro? Io un po’ titubante… Ale di che budget disponi, e lui – circa 2-300€…. Ho ripensato alla schiena piegata dal portarmi tutto il materiale dietro, al calore di quei dannati tre giorni, alle scale della chiesa per riprendere il matrimonio dall’alto, al sudore che mi colava sugli lcd della macchina, ai momenti, agli attimi rovinati da una persona che ti passava davanti nel momento sbagliato, alle serate passate al pc a lavorare ai negativi digitali, ho pensato a tutta la fatica che ci stava dietro e mi è venuto un groppo in gola. Altro che low cost, siamo al sottocosto….

    Insomma non stiamo a nascondercelo, per i fotografi storici il digitale è stata una rivoluzione proletaria pazzesca. L’elite ha subito un duro colpo, e come per magia, nel mondo della fotografia si è sviluppato un processo di democratizzazione per il quale la concorrenza si è fatta insostenibile. E ti parla una persona che fino ad oggi non ha mai preso 1€ per foto di matrimonio e servizi di questo genere, eppure vedo, sento, guardo, mi informo, leggo. L’idea di farne un mestiere mi fa accapponare la pelle letteralmente; solo digitando su google: servizio matrimonio milano, escono 7.500.000 risultati. Dovrei mettermi in competizione proponendo reportage di matrimonio che tutti ormai pensano di saper fare, quando alla larga maggioranza delle persone non interessa minimamente la qualità, specialmente oggi, dove la media degli stipendi è 1200-1300€ al mese? Ne uscirei più pazzo del mio attuale lavoro che non è il fotografo 🙂 La vera difficoltà forse è nel far comprendere il vero valore aggiunto che un professionista di qualità può dare. Eppure come leggo, è tutto omologato, uguale. Perchè? Perchè finora ha funzionato.

    Il fotografo, il vero fotografo, quello che dal manico e nel cuore può trarre la differenza, sente lo stimolo irrefrenabile nel cercare di percorrere strade nuove, con tutti i rischi connessi. E’ una scommessa con se stessi, o più semplicemente il desiderio di lasciar uscire i sentimenti che gli battono nel petto, ardendogli nell’anima. Questo credo di aver letto nel tuo topic.

    Un saluto e perdonami se sono stato prolisso e un po’ logorroico 🙂

  2. Edoardo 2 luglio 2012 at 08:43

    Ciao Sergio, condivido quello che scrivi… Solo una precisazione. Non è che sia deluso o che sia in qualche modo arrabbiato. Da un lato stavo riflettendo ad alta voce su quello che sta accadendo oggi sulla fotografia di matrimonio che dopo un periodo di forti cambiamenti adesso mi sembra si stia nuovamente omologando anche in uno stile che invece dovrebbe essere sempre diverso. Dall’altro mi chiedo quali soddisfazioni possono avere coloro che si fanno ‘belli’ con il lavoro degli altri.
    Un abbraccione

  3. alessandro 2 luglio 2012 at 09:28

    Salve
    il problema non sono i fotografi(o almeno non sono la causa)ma il mercato
    Le coppie fanno la caccia al prezzo…non vogliono nemmeno vedere le fotografie chiedono solo:Quanto?
    L’arte dell’immagine non è apprezzata…in nessun campo ..in Italia…..
    e per quanto ne so io..qui in Lombardia..a parte tre o quattro signori in gamba gli altri fanno tutti le foto sul letto e lo sposo con la giacca in mano……ne ho visto uno che ha fatto far baciare la mano della sposa davanti all’altare…..in ginocchio…..dal marito
    non ho vomitato per rispetto..essendo ospite nella casa del signore….
    Poi faccio tre foto cosi per me…e tutti le vogliono….ma nessuno mi assolda…troppo caro
    Il fatto di non dare più le stampe scaturisce da un esigenza economica….l’album buono costa….si toglie e si media….magari con ottime foto da stampare in seguito…o da visionare…..tanto il futuro è elettronico….
    Adesso siamo in guerra

  4. Edoardo 2 luglio 2012 at 09:38

    Ciao Alessandro, la mia non voleva essere un’analisi di mercato, ma una semplice riflessione. Mi sto accorgendo che – come è accaduto per le ‘classiche’ (appunto) foto di matrimonio – anche nello stile reportage c’è questo rischio. Forse è un segno di stagnazione delle idea. Non leggo qualcosa di nuovo, ma un appiattimento. Quando si inizia a copiare il lavoro di altri vuol dire che non si hanno più idee proprie.

  5. Damiano 2 luglio 2012 at 11:33

    Caro Edoardo, sono un giovane affascinato dalla fotografia che sta racimolando soldini qua e la per prendersi la sua prima reflex(digitale; ho trovato l’anno scorso in un mercatino la mia prima analogica, una scassata F60 che mi sta regalando non poche soddisfazioni). Passione nata non so come, forse la ricerca di qualcosa di diverso dai soliti noiosi scatti stereotipati e in questo devo ringraziarti, ho conosciuto il tuo estro grazie ad un amico che abbiamo in comune(M.Caccia***i) e ho finalmente visto nei tuoi istanti di luce quello che nei soliti servizi standard da matrimonio mancava, la naturalezza del momento, il tralasciare la ricerca della perfezione tecnica fotografica a favore dell’essenza di un’emozione, uno sguardo, una situazione particolare, ecc..
    Come è stato già detto, se viene a crearsi qualcosa di innovativo e vincente, tutti ti copieranno (vedi ai giorni nostri Steve Jobs con i suoi prodotti) ed è frutto di molteplici variabili che si intrecciano tra loro:
    mancanza di idee,ostacolata anche dal fatto che ormai tutti possono far fotografie in modo facile e istantaneo, e ne fanno troppe,troppe,troppe e ancora troppe…quindi trovar qualcosa di veramente interessante e unico risulta almeno più faticoso di prima….mettiamoci anche che, a peggiorare il tutto, vi sono le condizioni economiche attuali dove tutti cercano il risparmio da discount.
    A riguardo però aggiungo una mia personale riflessione..il mese scorso sono stato ad un matrimonio di due cari amici quasi coetanei e forse troppo giovani per questo grande passo…beh hanno speso fior fior di euro per il catering, villa,vestiti, ecc ecc…e sul fotografo son andati al risparmio più totale, chiedendo oltretutto a chi degli invitati avesse una macchina fotografica di fare più foto possibili….mmmh….magari sarò esagerato, ma un bel vestito, un buon pranzo ecc son “emozioni” effimere, sviano l’attenizione dal significato profondo di quel giorno….ma siamo tutti concordi che una foto è per sempre(o quasi).
    Tra chissà, 50 anni loro due si ricorderanno forse dei vestiti ecco, ma quello che li riporterà indietro nel tempo e alle emozioni provate saranno proprio le foto…
    Da tutte queste prolisse considerazioni(me ne scuso) dico quindi che, ok la crisi, ma se domani dovessi sposarmi, distribuirei diversamente le mie (poche) finanze 🙂

  6. Stefano 2 luglio 2012 at 11:43

    CIAO…NON CI CONOSCIAMO ANCHE SE SONO NATO E CRESCIUTO IN PIAN DEL MUGNONE…IO SONO UN FOTO-AMATORE, NEMMENO UN DILETTANTE…MA AMO E AMEREI FARE DEI SERVIZI DI MATRIMONIO..( IO E MIA MOGLIE NE ABBIAMO FATTI 5 O 6 AD AMICI E PARENTI )…MA E’ DIFFICILE RESETTARE IL CERVELLO DA QUEL TIPO DI POSA E MODO DI AFFRONTARE LA GIORNATA DEL MATRIMONIO..DAL MOMENTO CHE DALLA NASCITA ( SONO DEL 66 ) HO SEMPRE VISTO QUELLE FOTO DA ZII E PARENTI…NONOSTANTE IL NOSTRO GUSTO VA SU LO STILE CHE HAI TE, CAPISCO ANCHE CHE PER MOLTI CHE VOGLIONO COMMISSIONARE IL “SERVIZIO” E’ LA STESSA COSA …IO DA DILETTANTE MI SONO CONFRONTATO SPESSO ANCHE SU INTERNET CON PROFESSIONISTI DEL SETTORE E CREDO CHE CON MOLTI IO NON SIA DA MENO…MA PERCHE’ QUESTI ( PROFESSIONISTI ) NON LAVORANO CON LA MACCHINA FOTOGRAFICA MA CON IL PORTAFOGLIO.
    NON E’ FACILE TROVARE FOTOGRAFI CHE HANNO L’ESTRO E LA PASSIONE DI RICERCARE QUALCOSA DI NUOVO…TANTO POI QUELLO VUOLE LA MASSA.
    IO HO UNA BUONA CAPACITA’ DI UTILIZZARE PHOTOSHOP…MA NON PER CAMBIARE LA FOTO MA PER MONTARLA E PRESENTARLA IN UN CERTO MODO…GIA’ QUESTO MODO PIU’ MODERNO NON A TUTTI PIACE…SEMPRE PER IL MOTIVO ( PENSO IO ) CHE LE COSE TRADIZIONALI SONO INCASTONATE NELLA TESTA DELLA GENTE…IO AMO MOLTO I LAVORI CHE FAI E SEGUO IL TUO SITO… CON L’OCCASIONE SE HAI 2 MINUTI PER VEDERE IL MIO SITO ( ANCHE QUELLO CREATO DA ME ) TENGO MOLTO AD UN TUO PARERE…SALUTI

  7. Alessandro 2 luglio 2012 at 11:58

    Ciao Edoardo, mi sono “scontrato” con il tuo post proprio nel bel mezzo di una mia (terza) evoluzione fotografica…il mio primo matrimonio l’ho fatto circa venti anni fà, pellicola 100 ASA Metz e unico maestro ed uniche foto mai viste prima quelle dell’unico fotografo del paese. Naturale copiare.
    Già dopo pochi matrimoni facevo 20 rullini (contro i 7 del mio “maestro”) per cercare di fare le cose più naturali possibile senza riuscire ad evitare però le classiche richieste da parte degli sposi.
    Se ora finalmente siamo liberi di fotografare senza vincoli è merito di chi a fatto capire agli sposi che esiste un altro modo di raccontare il matrimonio.
    Il grado di libertà è però sempre direttamente proporzionale alla sensibilità del fotografo e della coppia.
    Io cerco ancora di copiare, non per duplicare una bella foto ma per capire fino a che punto posso spingermi, se era facile copiare una tecnica fotografica (flash pose etc.) è impossibile copiare quello che vede un altro (The pictures are there, and you just take them R. Capa).
    Io in questo copiare per essere tutti reportagisti, ci vedo solo un bene perché cerchiamo (almeno io cerco) di tirare fuori il meglio di noi stessi. La qualità del risultato dipenderà da quanto di buono abbiamo dentro.
    Poi ci sarà sempre qualcuno 10 passi più avanti di tutti che traccerà la via…

    Spero che tu abbia capito cosa sento (anche scrivere è un arte… e non è la mia)
    grazie per la tua attenzione e per la tua sensibilità 10 passi avanti 🙂

    Alessandro Ghedina

  8. nicola pinna 2 luglio 2012 at 13:53

    il mondo e fatto così chi crea a chi insegue….
    ma non ti preoccupare che insegue insegue per sempre….

  9. Nicola 2 luglio 2012 at 15:19

    Ciao Edoardo, ho letto con interesse il tuo articolo.
    Ti voglio raccontare una cosa. I primi 2 matrimoni di quest’anno ad Aprile, mi sono reso conto di scattare in un modo stereotipato. Era come se ricercassi inquadrature già fatte in matrimoni precedenti, insomma qualche cosa che funzionasse. Ero talmente frustrato da questa cosa che ho telefonato ad alcuni stimati colleghi per raccontargli quello che mi era successo. Invece di lasciarmi trasportare dall’onda emotiva dell’evento cercavo di cavalcare bello comodo le onde che già conoscevo. Mi son sentito decisamente poco creativo (non uso la parola artista nel rispetto di chi lo è veramente) e molto lavoratore. Ero veramente depresso… ma cosa mi era successo? I 2 matrimoni in questione erano stati veramente freddi, glaciali, totalmente privi di qualsiasi forma di emozione. Gli sposi mi avevano probabilmente scelto perché i wedding planner gli avevano detto che ero bravo e non perché avessero valutato i miei scatti. Gli sposi, i famigliari e gli amici non sembravano assolutamente coinvolti ed addirittura nel secondo matrimonio, la sposa ha litigato platealmente con degli amici facendo una scenata colossale con tanto di muso per tutta la giornata. Tutto questo per dire che probabilmente in alcune situazioni si ricercano inquadrature che già funzionino e forse a volte sono state viste sulle pagine FB o sui siti di colleghi che si stimano. Credo io stesso di aver fatto uno scatto molto simile a quello di un collega e quindi, come dici tu Edoardo, “copiato”. Fortunatamente dal terzo matrimonio è tutto cambiato, mi sono sempre sentito un leone e molto creativo… insomma nuovamente trasportato dall’onda delle emozioni e della creatività… ma nei matrimoni successivi le emozioni non sono certo mancate. Magari ti riferisci ad un modo di copiare diverso, ma questa è l’unica cosa che mi viene in mente.

  10. nicola pinna 2 luglio 2012 at 15:20

    ma come scrivo…ahahahahaha
    ripeto… il mondo è fatto così…. chi crea e chi insegue…..
    ma non ti preoccupare chi insegue insegue per sempre…

  11. Edoardo 2 luglio 2012 at 15:31

    Ciao Nicola, rispondo a te ma è una considerazione che ha un carattere generale. Ispirarsi a qualcuno, seguirne lo stile, magari ‘copiare’ anche qualcosa è lecito, ma la mia riflessione vuole andare oltre. Mi sembra che anche nel reportage di matrimonio si stia assistendo a un appiattimento dei lavori con il rischio di una forte stagnazione. In pratica si vedono sempre le stesse cose. E’ vero che il ‘progetto’ matrimonio è sempre quello (o quasi), ma si sta perdendo l’identità del fotografo. Altro aspetto è limitarsi a copiare cose già viste. Io, come ho scritto, nella fotografia ci metto l’anima che è frutto di un percorso temporale molto lungo e che riflette il mio essere Edoardo Agresti. Le mie immagini, oltre a descrivere ciò che c’è (la citazione di Capa fatta da Alessandro è più che legittima) sono anche una pare di me. Questo aspetto credo sia fondamentale nell’essere fotografo o almeno lo è per me. Vedere quindi dei cloni mi fa riflettere su quale sia il loro approccio mentale alla fotografia.

  12. Edoardo 2 luglio 2012 at 15:32

    Ciao Nicola (Pinna), non mi preoccupo 😉 rifletto 😉

  13. Edoardo 2 luglio 2012 at 15:37

    Ciao Ale, mhm io non credo che il copiare faccia bene alla fotografia. Credo sia importantissimo anzi fondamentale leggere il lavoro di colleghi, aiuta sicuramente ad aprire la mente, ad avere dei punti di vista diversi e sicuramente aiuta a crescere, ma poi che senso ha limitarsi a fare ciò? Pensa alla pittura o alla scultura: uno potrebbe limitarsi a copiare le opere di qualcun altro ma alla fine quello si potrebbe definire pittore o scultore? Credo di no! Nessuno comprerebbe delle copie che senso avrebbe. Stranamente questo non accade nella fotografia. Fotografare NON è fare delle cartoline, ma è un tentativo di raccontare il divenire, qualunque esso sia

  14. Edoardo 2 luglio 2012 at 15:38

    Ma dai Stefano, io ho lo studio proprio lì… magari passa dallo studio

  15. Edoardo 2 luglio 2012 at 15:43

    Caro Damiano, quanto è vero quello che scrivi. Purtroppo in una certa cultura popolare si pensa che fare il fotografo NON sia una professione e come tale se si può avere addirittura gratis è meglio. Non ci si rende conto che alla fine del tuo matrimonio quello che resta per sempre è proprio il servizio fotografico, ma si sa oggi è importante apparire e se i fiori sono appariscenti, la cena è a base di aragosta, l’abito è firmato e la macchina è una Bentley la gente vede e pensa che sei ‘ganzo’. Le fotografie alla fine le vedono solo i tuoi amici che sanno realmente chi sei e cosa fai, a loro non puoi mentire.

  16. Nicola 2 luglio 2012 at 15:53

    Ciao Edoardo, probabilmente sono troppo acerbo nel settore per percepire quello che tu dici. Sono solo 4 anni che faccio il fotografo professionista, ho uno studio in forte crescita e di soddisfazioni tante con premi anche in AGWPJA. Continuo a guardare verso l’alto te, Miglianti, Corsi, Vertelli e molti altri che reputo i mostri sacri del reportage di matrimonio e quindi forse sono in una fase dove l’entusiasmo è troppo forte per fermarmi a fare queste riflessioni e considerazioni.

  17. Bernardo Ricci Armani 2 luglio 2012 at 16:27

    Caro Edoardo,

    Ho letto il tuo interessantissimo post e anche gli ottimi commenti che lo seguono. Volentieri ti lascio la mia opinione e – perdonami – per farlo attingo alla mia esperienza profesisonale.

    Il problema che sollevi non e’ troppo diverso da quello che hanno le aziende nel promuovere il loro “brand” e renderlo vincente, creando quella che di fatto si chiama “brand equity”. Del resto, e di nuovo ti chiedo scusa per il crudo accostamento, con il tuo prezioso lavoro vendi un servizio ai tuoi clienti i quali, chiedendo le tue foto, scelgono Edoardo Agresti per il suo nome, la sua esperienza, la sua reputazione…. il suo “brand”. Non e’ troppo diverso dalla scelta di un computer: perche’ la gente sceglie un mac? Perche’ la “mela morsicata” genera automaticamente un concetto di qualita’, di innovazione, di affidabilita’, di eccellenza…

    Ecco, te sei una sorta di “Apple” nel campo dei reportage di matrimoni… e quando descrivi il perche’ (ma soprattutto il “come”) le coppie scelgono te come fotografo, il parallelo si rinforza.

    Ebbene, nel marketing e nel branding c’e una ossessione di fondo: “come posso creare EMOTIONAL APPEAL oltre alla PRODUCT SATISFACTION?” (scusa se uso termini inglesi). In sostanza, come posso far si che i miei clienti scelgano me in quanto oltre a fornire un servizio (cosa che fanno anche gli “altri”, quelli che di fatto imitano il tuo lavoro) genero anche un’emozione?

    Ebbene, le risposte sono molte. Ma quella che maggiormente calza con questa specifica situazione e’ tanto semplice quanto efficace: “essere creativi e non replicare quello che fanno gli altri”.

    Ecco la mia opinione leggendo il tuo post… le persone, gli altri, possono imitarti quanto vogliono ma non saranno mai “riconosciuti” per il loro stile e la loro creativita’. E per definizione, fin tanto che continueranno a imitare e copiare il lavoro tuo e quello di pochi altri, resteranno nell’ombra. Quelli come te, al contrario, continuando a innovare e a sperimentare (come mi sembra di capire dal tuo post stai facendo anche adesso) apriranno la strada, saranno sempre all’avanguardia, saranno sempre riconosciuti per la loro creativita’.

    Io credo che il desiderio di innovare e di sperimentare non sia una decisione razionale. Piuttosto credo che sia una spinta interna, data dalla voglia e dalla necessita’ di appagare la sete della propria anima nel “fare cose nuove”. E questo aspetto e’ parte importante del talento di un fotografo… Nel mondo ci sono centinaia di migliaia di persone che scattano foto come Cartier-Bresson, ma nessuno e’ stato Cartier-Bresson prima di Cartier-Bresson. Ecco, anche se il paragone puo’ sembrare audace (ma prendilo come una mia personale dimostrazione di ammirazione) possiamo dire che lo stesso vale per te: ci possono essere migliaia di tuoi “colleghi” che scattano foto come le tue, ma nessuno le ha scattate prima di te. Questa e’ innovazione, questa e’ creativita’. Questo e’ il motivo per cui le persone riconoscono te e non gli altri…

    Con tanta ammirazione,
    Bernardo

  18. Edoardo 2 luglio 2012 at 17:15

    Caro Nicola, l’umiltà è un valore importantissimo in tutti i settori perché, nelle accezione positiva del termine, vuol dire sentire di avere ancora molto da imparare per crescere… Un abbraccio

  19. Edoardo 2 luglio 2012 at 17:26

    Bernardo mi è piaciuto molto leggerti e le considerazioni che fai sono sicuramente interessanti e danno modo di riflettere… Solo un piccolo appunto: non vorrei che il mio post venisse interpretato come una sorta di ‘paura di perdere dei clienti’ a causa delle ‘copie’… Assolutamente non è di questo che mi preoccupo (ma non voglio peccare di superbia è solo che non era questo il messaggio che volevo trasmettere)… Riflettevo e mi veniva da pensare a come questo ‘problema’ nasce con la fotografia. Mi riallaccio così al fatto che veramente il fotografo NON è un artista perché di fatto NON crea, si limita a circoscrivere ciò che esiste, la realtà. Ecco perché può essere ‘copiato’… Un pittore, uno scrittore, uno scultore non possono essere copiati o non si potrebbero ‘vendere’ con delle copie. Pensate a uno scrittore che riscrivesse la Divina Commedia (non più coperta da copyright) e la pubblicasse con il suo nome… Lo potrebbe fare ma a chi la venderebbe? Uso proprio il termine ‘vendere’ perché, in certe persone, spesso è solo il fare soldi l’unica ragione del fotografare

  20. Andrea Corsi 19 luglio 2012 at 20:24

    Carissimo Edoardo, leggo sempre con interesse i post nel tuo blog e credo di poterti dare, in parte, una grande ragione. Dico in parte perchè c’è una tua affermazione che non mi trova pienamente d’accordo…tu sostieni che il “il fotografo NON è un artista perché di fatto NON crea (giustamente dico io, nel caso del reportagista) , si limita a circoscrivere ciò che esiste, la realtà. Ecco perché può essere ‘copiato’”…io invece credo che la narrazione che un fotografo fa,non con la penna ma con la sua reflex, grazie alla sua sensibilità, al suo “vissuto” che lo rende oggi l’uomo che è, e che gli fa vedere cose diverse da quelle che vedono altri, sia assolutamente incopiabile. Le foto che tu fai, gli occhi con cui le vedi, la sensibilità che esterni anche ponendoti in una certa maniera di fronte ad un soggetto, è diversa rispetto a quello che può fare un altro qualuque reportagista, e la differenza SI VEDE, te lo garantisco. Certo non si può pretendere che tutti possano cogliere alcune differenze, al profano una “copia” potrà davvero sembrare uguale, ma ad un osservatore attento (che credo sia quello che interessa a tutti noi) non credo.Certo i contest inevitabilmente hanno portato negli ultimi tempi un po’ tutti a fare delle riflessioni, ma credo che questo problema sia dettato un po’ dalla crisi generale che ha portato queste associazioni ad un inevitabile ” accatto tutto chi se ne frega della qualità”…Sono comunque profondamente convinto che certe caratteristiche di alcuni fotografi, che a volte vanno al di la della pura e semplice capacità di fotografare, siano ben evidenti nelle immagini e che molte persone che osservano siano in grado di cogliere questo. Anche il modo stesso di porti umanamente con le persone ti fa fare delle immagini certamente diverse, rispetto ad un altro..Innegabile che certe situazioni soprattutto nel wedding, possano ripetersi e sembrare simili ma l’osservatore attento noterà le differenze fra un attimo realmente emozionale ed uno scopiazzamento, ne sono più che certo. Infine grazie a Nicola per avermi inserito fra i “mostri sacri del reportage” , ma credo caro Nicola, in tutta sincerità, di essere ben distante da questa definizione…ci sono ben altri fotografi, Edoardo per primo, che possono tranquillamente fare propria questa definizione. Un caro abbraccio Edoardo, ti seguo sempre con ammirazione. Andrea.

  21. Edoardo 19 luglio 2012 at 20:46

    Eccomi Andrea, vedi forse la mia definizione di ‘artista’ pende più dalla parte del filosofo dell’immagine. Alla fine la mia visione è molto simile a quella di Scianna, di fatto io mi limito a premere il pulsante di scatto del mezzo che utilizzo per fotografare, ma quello che riprendo è già lì, già esiste. Magari forse riesco a dargli un taglio particolare che può enfatizzare una certa situazione, ma quello che fotografo non l’ho creato io. Fotografia per me – e non solo – ha il significato di ‘scrittura di luce’ e NON ‘scrivere con la luce’… Ma ti ripeto forse scendiamo nella filosofia che è un’altra cosa… Se poi mi parli di postproduzione, di utilizzo di programmi di fotoritocco che contribuiscono a enfatizzare delle situazioni che non erano così evidenti allora il discorso cambia. Il fotografo diventa quasi pittore, utilizza un pennello digitale e lì si crea e diventa artista…

    Un grazie di cuore per i complimenti… Troppo gentile

  22. Andrea Corsi 19 luglio 2012 at 22:26

    No Edoardo..è verissimo che quello che riprendi è li, e non viene creato o manipolato da te, è fuori di dubbio, ma sono assolutamente certo che l’impronta che dai alla foto è certamente unica, e non solo documentaristica…è molto di più. Anche solo l’empatia che sei riuscito a creare con il soggetto ritratto, la complicità e la fiducia che lui ripone in te, darà allo scatto un impronta certamente diversa (non dico migliore o peggiore, dico unica e diversa) rispetto alla stessa foto fatta da un altro. Sulla differenza poi di Scianna relativa al fatto di “scrivere con la luce” o ” scrittura di luce” preferisco non addebtrarmi perchè in tutta franchezza non mi ritengo all’altezza di fare un discernimento simile. Un caro abbraccio Edoardo.

  23. Edoardo 20 luglio 2012 at 07:52

    Caro Andrea, come sarebbe bello che tra fotografi ci si potesse confrontare sulla fotografia – come stiamo facendo noi – senza invece scontrarci sui prezzi e su piccole e inutile gelosie e invidie!!!!

  24. marco 20 luglio 2012 at 08:45

    gran bell’articolo e bella discussione, come sempre del resto sul tuo blog.
    si vero, te carlo e pochissimi altri avete aperto una strada, un modo di vedere la fotografia di matrimonio che non esisteva, che anzi veniva derisa..
    ieri mi hanno mandato il link di un “collega” che fa “reportage posato” , credo che nessuna parola nel nostro lavoro sia abusata come il termine reportage.
    io 4 anni fà con l’avvicinarmi ad anfm ho avuto l’illuminazione, ho abbandonato i miei metz e mi sono avvicinato alla fotografia spontanea, questo grazie a te e a pochi altri, l’ammirare le tue/vostre fotografie.
    credo in questi pochi anni di assermi creato un mio stile, anche se purtroppo o per fortuna, difficile fare fotografie che in 100 anni di matrimonio nessuno ha scattato, io comunque continuo a privilegiare il racconto, i miei matrimoni escono solo interi, mai scatti singoli.

    comunque bello vedere colleghi di questo livello che scambiano chiacchere in questo modo, spero che si ripeta a tavola 🙂

  25. Edoardo 20 luglio 2012 at 09:11

    Grazie Marco, nell’articolo volevo far passare anche un po’ di malinconia per l’inflazione che sta galoppando verso questo genere di approccio al matrimonio… Oddio ‘il reportage posato’, ma cosa è????? E’ come il ‘cioccolato bianco’!!!!!! Ma parliamo di cose serie! Ovviamente ognuno di noi ha avuto dei ‘maestri’ o persone di riferimento a cui si è in qualche modo ispirato. E’ assolutamente legittimo. Rimango perplesso quando vedo degli scatti palesemente ‘ricostruiti’ da un originale spontaneo che vengono spacciati come ‘propri’… Credo che sia un sintomo di povertà di idee, fatto solo per prendere qualche ‘mi piace’ e niente più… Per me questo è un periodo di forte cambiamento, la fotografia è lo specchio dell’anima e riflette quello che hai dentro, quando non ti rappresenta più senti l’esigenza di cercare un nuovo modo di esprimerti… Sto percorrendo una nuova strada che non so dove mi porterà!!!!!

  26. francesco zanet 26 luglio 2012 at 01:02

    Ciao Edoardo

    Credo che anche la fotografia matrimoniale stia subendo enormemente l’influsso dell’attuale modernità che si basa sulle mode veloci e passeggere, sul copiare più le idee in termini che l’approccio. Apparire è meglio che essere ormai e infatti se la tua fotografia la chiami un giorno “edoniana” e non più reportagistica anche se resta la stessa, quando il termine inizia a funzionare molta gente comincia ad usarlo perchè fa figo, perchè è pro perchè attira clienti che non vogliono più la solita fotografia.

    Il problema principale è che la gente non sa cos’è fotografia di reportage ma la brama come se ne conoscesse profondamente il senso, e allora ecco che un fotografo di posa inizia a definirsi repotagistico perchè le coppie reclamano reportage. Il termine reportage è diventato moda come dire hipstamatic l’ho sentito usare in circostanze che non ne avevano senso.

    La corsa al “reportage” dipende più da un termine che da un approccio che ormai è diventato cool e il fatto che molti matrimonialisti copino o prendano spunto dipende dal fatto che non è un tipo di fotografia che gli appartiene, entrano nel termine per accontentare la massa che non sa realmente cosa vuole e infatti fa le stesse cose di prima solo senza flash, senza pose eterne ma schiavo delle foto di gruppo, degli anelli, dei genitori ecc, una sorta di “neo pacchianesimo”

    Credo sia inutile raccontarsela, chi sa fare reportage non parte dal matrimonio ma da altre storie, altri messaggi, altre vie, ci arriva poi o in contemporanea ma sa veicolare messaggi e raccontare storie anche al di fuori di un evento uguale o molto preconfezionato, copia zero o molto poco perchè quello che fa è raccontare come si sente.

    Non lo so perchè il termine è diventato moda ma dipende da questo.

    Credo che ci vorrà uno stallo, una ridefinizione e un nuovo rimescolamento ma sarà solo positivo.

    un caro saluto dal Friuli 😉

  27. Edoardo 31 luglio 2012 at 15:45

    Certo Francesco concordo con te… Spero veramente che ci sia un nuovo approccio al reportage nel matrimonio, spesso si usa a sproposito questa parola e si rischia di fare confusione e di confondere appunto un ‘committente’ che già per sua natura non ha le idee così chiare

  28. ESSECIFILMPRO 13 luglio 2013 at 19:55

    io sono un filmaker , ma ho prodotto negli ultimi 3 anni parecchi video di matrimoni(quasi 100) in un avventura iniziata bene(ma in evoluzione) che mi ha davvero messo a contatto con tantissime coppie e con le dinamiche del fatidico giorno…
    1 il termine reportage e’ davvero diventato un pass partout , in realta’ le persone non vogliono essere messe in imbarazzo e si fanno abbindolare da chi gli dice che non dovranno fare alcuna fatica quel giorno perche’ il fotografo ha l’arte di rubare e rendere speciali e bellissimi tutti i momenti…
    beh la realta’ e’ che devi essere davvero bravo e sicuro del fatto tuo con un occhio da vero professionista per scattare , ideare ed eseguire un lavoro sul livello dei tuoi o di quelli di A.Corsi o di D.Vertelli , C.Ostinelli etc …
    sempre un passo avanti e sempre dappertutto.
    tutti quelli che vogliono spendere poco alla fine si trovano con una sola…un lavoro mediocre e il matrimonio e’ andato seconddo me non ne vale la pena…
    riuscire a tirar fuori 130-155 stampe in stile reportage o quello che vuoi ma davvero scattate a mestiere con le dinamiche di tempo dei matrimoni odierni non e’ cosa da tutti francamente… come ha ben detto A.CORSI le differenze ci sono eccome e le spose che passano su internet ore a guardarsi le foto prima di venire a studio queste cose le notano…
    un ultima osservazione , la situazione attuale e’ un tutto contro tutti … i mediocri allettano con il prezzo …. i migliori devono continuare a puntare
    sulla qualita’ e a farsi conoscere , a volte portano
    piu’ lavori le fiere che altro (a roma e’ cosi)
    ognuno al giorno d’oggi deve trovare gli stimoli per continuare a combattere per quello in cui crede

  29. Edoardo 14 luglio 2013 at 14:58

    Ciao Filmaker – purtroppo non leggo il tuo nome – non posso che essere d’accordo con quello che scrivi!!!

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