Una brutta abitudine solo italiana (o quasi)…

Bei ricordi in un villaggio africano - foto cortesia di E. De Bono

E’ diverso tempo che mi ero riproposto di postare questo blog, ma poi ho sempre rimandato nella speranza che fossero solo casi isolati o che fossi io particolarmente sfortunato. Purtroppo non è così.

Avete mai provato a mandare delle email dove chiedete dei consigli, delle informazioni, un aiuto, la lettura di un portfolio, la presentazione di un progetto o addirittura – per generalizzare il più possibile –  a richiedere di essere contattato perché interessato all’acquisto di un’auto? Beh io sono mesi che ho fatto tutto questo e puntualmente salvo dei casi molto isolati non ho mai avuto alcun cenno di risposta. Mi chiedo perché? Ma a cosa serve quel ‘contact us’ (l’inglese fa figo anche nelle ‘web pages’ italiane) presente in quasi tutti  i siti internet della rete o quelle email con tanto di ‘direttore’, ‘press’ e altri titoli nei colophon dei giornali o delle riviste? Ho notato inoltre che questa totale assenza di risposta è direttamente proporzionale alla notorietà o all’importanza dell’interlocutore. Meno sono conosciuti e prestigiosi (anche se spesso si credono i numeri uno) e meno è probabile avere un cenno di ricezione. Perché? A parte una ignoranza latente e un cattivo uso di internet, sinceramente non ne capisco il motivo. Non è necessario fare un tema nel rispondere, ma sarebbe sufficiente un semplice ‘grazie ma al momento non siamo interessati’ o qualcosa di simile coerentemente con il tenore e l’argomento della richiesta.

Non regge nemmeno la scusa del ‘troppe emails non ce la facciamo’, spesso il compito delle persone a cui ti rivolgi è proprio quello di valutare, di giudicare, di dare delle risposte. Quando ero a Edimburgo in occasione della presentazione della mia mostra sono stato ospite dell’Istituto Italiano di Cultura con il quale collaboravano degli italiani trasferitisi in Scozia e, durante una cena informale, si è affrontato anche questo argomento. Mi raccontavano che puoi scrivere a un qualsiasi politico del parlamento e tempo poche ore, se non prima, hai la risposta e direttamente dall’interessato. Certo poi non te ne devi approfittare.

Provate a scrivere all’estero a un qualsiasi fotografo, photoeditor, direttore commerciale, amministratore, consulente, venditore dal meno conosciuto a quello a cui chiederesti l’autografo e, tempo pochi minuti, hai una risposta. Alcune volte ti rendi conto che è un modo gentile per declinare una tua richiesta, ma è sempre una risposta. Un esempio capitatomi giusto pochi giorni fa: l’ufficio del turismo del Pakistan ha risposto a una mia richiesta dopo solo 30 minuti. Un altro mondo, un’altra educazione, un altro modo di relazionarsi.

Nel mio piccolo, per quel poco che sono e che conto, ho sempre (quantomeno mi sono sempre impegnato a farlo anche quando ero in viaggio) cercato di rispondere a tutti, magari ho chiesto di ricontattarmi se ero troppo impegnato, ma, credo – sono pronto a chiedere venia se a qualcuno ho dato ‘buca’ – di aver avuto una parola per tutti. Penso sia anche una forma di professionalità.

Fortunatamente la cattiva abitudine di NON rispondere non è proprio di tutti, come ho sottolineato in precedenza. La serietà di grandi magazine italiani o importanti fotografi non trova smentite anche sotto questo aspetto, ma ahimé sono solo delle piccole eccezioni.

Buona luce

Commenti

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Comments (17)

  1. Daniele vertelli 5 giugno 2012 at 19:57

    Edoardo ti capisco benissimo , circa 3 anni fa quando io e Andrea iniziammo a fare i fotografi seriamente , un bel giorno mi misi davanti al pc mi procurai tutti gli indirizzi di wedding planner possibili e immaginabili e scrissi a tutti per trovare delle collaborazioni ,bene delle centinaia e centinaia di e mail che mandai nessuna ebbe risposta …. Non e stato un bel mOmento per me..,

  2. Edoardo 5 giugno 2012 at 20:03

    Sembra incredibile, ma a parte email che riguardano la mia e nostra professione (che ne avrei decine da raccontare), ho chiesto informazioni per l’acquisto di una macchina e NON mi hanno risposto… Ma a più concessionari!!!! Follia pura

  3. Giuseppe Marano 5 giugno 2012 at 21:21

    Che dire, una tristissima verità che trova conferme anche nelle mie personali esperienze non solo remote ma anche di queste settimane.
    Purtroppo credo sia proprio un problema culturale, di piccolezza culturale direi io, perché molti nel non rispondere credono di acquistare valore in quanto “inarrivabili” non rendendosi di come sia l’umiltà a rendere davvero grande un uomo e la storia è piena di esempi.
    Come sai io sono a Firenze da poco e tu sei stato uno dei pochi a degnarmi di una risposta e a darmi la possibilità di un contatto in un momento in cui cercavo di aprire dei contatti anche umani in un posto del tutto nuovo per me.

  4. Cristina Insinga 5 giugno 2012 at 22:55

    Purtroppo è così. Non sai quante volte ho provato a contattare giornali, fotografi e anche enti pubblici e non ho mai avuto risposta, se non in rari casi.
    Fortuna che non tutti sono così, e tu sei tra questi. Sei un grande professionista, e una persona disponibile e sempre gentile, e dovrebbero essere di più i fotografi come te.

  5. Roberto Cristaudo 6 giugno 2012 at 07:37

    Confermo caro Edoardo, quando ti ho chiesto consigli, mi hai sempre risposto. Una volta anche dalla mongolia con il tuo BlackBerry. :-).

  6. marco pinna 6 giugno 2012 at 10:36

    Edoardo, capisco perfettamente quello che dici ed è una delle maggiori frustrazioni di molti fotografi che conosco.

    Tante volte però bisogna anche mettersi nei panni degli altri, di chi sta “dall’altra parte” e realmente riceve centinaia o migliaia di email alla settimana con una valanga di richieste di collaborazione, gran parte delle quali inviate da persone che non hanno assolutamente idea delle esigenze del tuo giornale, che non si prende nemmeno la briga di informarsi per esempio del fatto che national geographic non pubblica il bianco e nero o la cronaca mondana… ti mandano le loro foto e basta, sperando in una sorta di intervento divino, una soluzione dei loro problemi.

    Io cerco sempre di rispondere a tutti (credo che anche tu lo possa confermare) perché ritengo che faccia parte dei miei doveri, ma ti assicuro che a volte è davvero faticoso…

  7. Domenico 6 giugno 2012 at 11:26

    E’ incredibile! Hai proprio ragione, è un malcostume quello di non rispondere che ha dell’incredibile. Il problema l’ho riscontrato come tu racconti sempre in Italia e quasi mai all’estero. Anzi devo dire che all’estero mi hanno sempre sorpreso non solo per la rapidità nelle risposte ma anche per l’estrema disponibilità, dalle ziende ai privati. Io nel mio sito uso un form contact me per evitare lo spam, non ricevo molte email da gente che non conosco ma una risposta anche breve l’ho sempre data e cmq, mi spiace dirlo, ma preferisco sempre più interfacciarmi all’estero che in Italia.

  8. Edoardo 6 giugno 2012 at 18:16

    Grazie Cristina, nel mio piccolo cerco sempre di rispondere a tutti e spero veramente di averlo fatto… ci sono- meno male – sia colleghi che altri che rispondo ‘as well’, ma non è così scontato come dovrebbe essere

  9. Edoardo 6 giugno 2012 at 18:17

    Wow non mi ricordavo dalla Mongolia… se c’è segnale cerca sempre di farlo!!!!!

  10. Edoardo 6 giugno 2012 at 18:32

    Caro Marco, non volevo fare nomi per il rischio di dimenticare qualcuno, ma te sicuramente sei uno di quelle piacevolissime eccezioni. Credo sia una questione di professionalità. Credimi ti comprendo perché nel mio piccolo ricevo veramente tantissime email e messaggi facebook, alcune volte veramente assurdi. Cerco di rispondere a tutti. Ovviamente i miei numeri sono altri rispetto a quelli del National. Però credimi è un problema reale, diffuso, generale e tipico dell’Italia. Un ultimo esempio giusto pochi giorni fa: ho scritto alla compagnia aerea coreana direttamente a Seul. Tempo di risposta poche ore. Mi dicevano di rivolgermi al loro corrispondente a Roma dandomi sia email che numero di telefono. Risultato: il telefono è sempre occupato con la musica di sottofondo e l’email che ho mandato attende risposta da ormai 7 giorni. Ovviamente nessuno si degnerà di darmi almeno un cenno di ricezione.
    Con questo, oltre alla nostra corrispondenza, ho avuto altre piacevoli ‘sorprese’ da parte di persone che pensavo irraggiungibili. Ne restano sospese però veramente tante, troppe e da parte di settimanali importanti. Ma perché all’estero non è così? Prova a mandare una email a Time USA e cronometra il tempo di risposta…
    Un caro saluto

  11. Edoardo 6 giugno 2012 at 19:00

    Caro Domenico purtroppo è una triste realtà spesso dovuta a scarsa professionalità… Concordo con Marco quando dice che le richieste dovrebbero essere quanto meno logiche e dirette al giusto competente, quindi facciamo attenzione anche noi a indirizzare con criterio, ma questo giustifica solo in minima parte la stragrande maggioranza di NON risposte… E ripeto vale a 360° e non solo nell’ambito della fotografia…

  12. Emanuele 7 giugno 2012 at 00:16

    Quando Capa parlava dello stare il più vicino possibile al soggetto, non intendeva solo fisicamente.
    Tradotto, il fotografo deve avere un’umanità; che non è dote rara né virtù ma, letteralmente, umanità. Ovvero prerogativa dell’essere umano.
    Chi disprezza la gente, anche nei piccoli gesti quotidiani, dimentica che le opportunità esistono perché viviamo in un mondo fatto di gente.

  13. Edoardo 7 giugno 2012 at 07:10

    Mi piace la tua osservazione Emanuele

  14. Sergio 10 giugno 2012 at 12:10

    Edimburgo… email… ho un bell’esempio che calza a pennello.

    Ero in Scozia nel gennaio dell’anno passato. Prima di recarmici avevo scritto al sito ufficiale della Roslin Chapel per chiedere l’autorizzazione ad effettuare degli scatti. Non avevo ricevuto risposta.

    Arrivato sul posto diverse settimane dopo raccontai ad un addetto il fatto, riferendo che avevo chiesto l’autorizzazione ma che mai mi giunge risposta. Ebbene, appena sentito ciò mi organizzarono dopo 10 minuti in incontro con il direttore del luogo. E mi fissarono un appuntamento per la stessa sera.

    Aprirono la Cappella apposta per me, lasciandomi dentro tutto il tempo che desideravo.

    Un altro mondo quello estero. Un altro modo di intendere la fotografia.

    Altro esempio: ho scritto all’ufficio turistico della Nuova Zelanda, proponendo alcune fotografie. Non solo mi hanno risposto, ma stiamo definendo l’acquisto da loro parte di un carnet minimo a prezzi che in Italia mi sogno.

    E poi ti senti dire qui “ehh ma come, non è contento pubblichiamo la sua foto con il suo nome, cosa vuole di più?”

    Goodbye Italia!

  15. Edoardo 10 giugno 2012 at 16:04

    Sergio la tua testimonianza drammaticamente si aggiunge a una lunga lista di situazioni simili. Questa è l’Italia. Ah la prossima volta a quel phooeditor che ti ha risposto come tu scrivi, prova a chiedergli se a fine mese l’editore non lo pagasse dicendo che ‘ma il tuo nome è nel colophon della rivista’… Oppure perché non uscire da un ristorante senza pagare il conto della cena dicendo che andrai poi in giro a dire ‘come si mangia bene in questo ristorante’… Ma perché, cavolo, la fotografia NON è vista come un lavoro e come tale deve essere retribuito? Ma questo forse sarà l’argomento di un altro post…

  16. Sergio 12 giugno 2012 at 06:13

    …Edoardo leggendoti, ma non conoscendoti, mi si infonde il sospetto che forse più di una volta hai pensato di lasciare l’Italia per queste motivazioni.

    Forse ho male interpretato e nel caso ti chiedo di perdonarmi, ho visto nelle tue parole sensazioni che potrebbero essere mie, ma che nascondo per la paura del “grande balzo” che rappresenterebbere fare il fotografo all’estero.

    Un saluto
    Sergio

  17. Edoardo 12 giugno 2012 at 08:14

    Caro Sergio, a me piace l’Italia e gli italiani, sarò ancora un romantico idealista ma spero veramente che le cose con il tempo cambino. Devo dire che mi sembra sempre più un’utopia… Stavo giusto parlando ieri con una fotografa che vive a NY. Beh là se sei bravo non solo ti prendono in considerazione (ma quello credo sia solo una forma elementare di buona educazione), ma il tuo lavoro viene proporzionalmente retribuito… Ma anche questo è un eventuale altro blog

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