Il reportage nel matrimonio, questo sconosciuto

Ad una domanda di un giornalista su quale fosse la sua professione Scianna rispose: ‘faccio il fotoreporter, qualsiasi cosa questa parola voglia dire’. A fronte di quanto ho vissuto in un recente servizio di matrimonio, non posso che essere d’accordo con lui. Soprattutto in questo ambiente non si ha la più pallida idea di cosa vuol dire fare del reportage. Vi racconto velocemente ciò che mi è capitato.

Sabato mattina, sveglia all’alba e partenza verso casa della sposa. Mi aspetta una giornata campale – quando nei miei workshop faccio un parallelo tra il fotografo di guerra e quello di matrimonio talvolta non è solamente una provocazione – pranzo e cena con relativi balli, insomma 15 ore di fotografia senza soluzione di continuità. Dopo poco che ho iniziato a scattare arriva il videografo. In genere preferisco ‘lavorare’ con chi conosco perché è importante per entrambi essere in sintonia onde evitare incomprensioni nelle modalità di esecuzione.

Presentazioni di rito e curiosità reciproca nel sapere come è l’approccio di ognuno al matrimonio. Mi sento dire che fa del ‘video giornalismo’, del reportage. Beh anche se è la prima volta che lavoriamo insieme mi sento più tranquillo. Per la prima mezz’ora tutto sembra procedere secondo i canoni classici del racconto, ma già alle ‘scarpe’ iniziano i primi dubbi. ‘Spostati, aspetta, ripeti, ancora…’, beh forse la luce non era corretta per la telecamera. La sposa scende le scale di casa ma all’ingresso in macchina la scena si ripete al punto da far riaprire e chiudere lo sportello almeno 3 volte così come all’arrivo in chiesa dove il padre ripete la ‘scena’ dell’uscita dall’auto da diverse angolazioni. I miei dubbi si fanno certezze e inizio a preoccuparmi nel momento in cui entro in chiesa e vedo ai lati dell’altare due Ianiro da almeno 500 watt l’uno.

Tutti i miei discorsi agli sposi sul lavorare con luce ambiente per non alterare l’atmosfera intima e ‘riservata’, per non essere invasivi, per non rovinare l’addobbo floreale vengono meno, ma quello che mi preoccupa di più è tutta la gestione successiva della giornata. In chiesa ancora ancora in qualche modo si riesce a ‘convivere’, ma dopo?

L’uscita alla fine della cerimonia è un percorso a tappe: e ripresa sull’altare, e ripresa da dietro e fermati davanti alla porta e… uno, due e tre fuori con tanto d’indicazioni agli ospiti su quando lanciare il riso misto a petali. Ma il ‘peggio’ doveva ancora arrivare. Nei quindici minuti in cui l’operatore smonta e mette a posto il ‘set’ che ha allestito in chiesa io con il mio assistente facciamo una serie di scatti agli sposi mentre stanno salutando gli ospiti. Per me potrebbero salire in macchina in quanto eravamo già in ritardo sulla ‘tabella di marcia’ a causa dei classici tempi lunghi sia dell’omelia che dei baci-abbracci fine cerimonia. Onestamente non ho idea di cosa gli abbia fatto fare ma dentro la macchina chiusi con l’operatore sono stati almeno 10 minuti.

Lungo la strada verso il ‘venue’ ci siamo fermati – nelle mie intenzioni per 10 minuti – per fare degli scatti ‘solo sposi’. Come è mia abitudine do indicazioni alla coppia di camminare liberi di fermarsi quando vogliono, di parlare, ridere, scherzare, raccontarsi la giornata, interagire con l’ambiente. Una scolaresca in vacanza applaude ai novelli sposi. Ecco che all’operatore in puro ‘stile reportage’ brilla nella mente l’idea geniale. ‘Allora sposo e sposa fermi mentre tutta la scolaresca si allontani e al mio via inizi a correre incontro alla coppia. Che forte! Altrimenti si fanno sempre le stesse cose’. Io assisto basito alla scena e quando, successivamente, fa sedere lo sposo sul gradino di una porta e dice alla sposa di raggiungerlo, mettersi sulle sue ginocchia e baciarlo, beh… Queste scenette di puro giornalismo d’azione si sono ripetute per almeno mezz’ora intervallate ogni tanto da domande rivolte a me o al mio assistente del tipo: ma non li prendete da soli per fare dei ritratti?


Non sto a raccontarvi il prosieguo della giornata, ma basta un minimo di fantasia per immaginare come sia andata avanti. Ogni tanto dalla sala vedevo gli sposi uscire con l’operatore per poi rientrare dopo venti minuti. Questo fino a notte inoltrata.

Non so quale sarà il risultato finale e non è assolutamente nelle mie intenzioni criticarne il lavoro. Magari alla fine verrà fuori un servizio video bellissimo, quello che però mi fa pensare è il concetto che si ha di reportage e soprattutto quello che viene ‘venduto’ agli sposi come tale. Purtroppo già in passato ho avuto modo di scrivere molto su questo argomento perché è importante che soprattutto gli ‘addetti ai lavori’ abbiano le idea chiare su cosa vuol dire raccontare una storia senza fare della fiction. In effetti se nel nostro paese su 100 fotografi di matrimonio ce ne sono almeno 98 che si ‘vendono’ come reportagisti forse è veramente poco chiaro il significato di questa parola.

Fare del buon reportage qualsiasi cosa si documenti è piuttosto difficile e richiede un’esperienza, un approccio, un occhio fuori del comune. Non mi sembra che in Italia – nell’ambito della ‘Fotografia di Matrimonio’ – ci siano tutte queste eccellenze. Ma forse mi sbaglio!

Buona luce

Commenti

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Comments (18)

  1. stefano tommasi 19 febbraio 2012 at 20:28

    Ciao.Ho letto con attenzione il tuo articolo.Mi sono immaginato nei tuoi panni e ho avuto i brividi..di sgomento!
    Io sono agli inizi,ho fatto un solo matrimonio gestito da me.Adoro il reportage e pur non essendo ancora completo a livello di esperienza posso tranquillamente definirmi lontanissimo nel modo di lavorare rispetto a questo video reporter.Credo,correggimi se sbaglio,che un matrimonio in stile reportage debba essere il più naturale possibile,quasi invisibile all’interno della cerimonia.Costui opera in maniera inversa.Grazie di queste tue testimonianze che,scritte da un professionista affermato come te hanno più valenza e risonanza.Di mio,cerco di apprendere da persone come te.Un caro saluto.Stefano.

  2. Edoardo 19 febbraio 2012 at 20:59

    Ciao Stefano, più che altro se il fotografo e il videografo non sono in sintonia si rischia di darsi fastidio a vicenda e magari non si riesce a lavorare al meglio. Un abbraccio

  3. stefano tommasi 19 febbraio 2012 at 21:21

    Si capisco perfettamente.Buona serata.
    S.

  4. Cristina Insinga 19 febbraio 2012 at 22:06

    Credo di capire come ti sei trovato a lavorare con questo videografo.
    Credo anche che gli sposi e chi si è preoccupato di organizzare la cerimonia non sia stato molto corretto nei tuoi confronti e in quelli del tuo assistente. Era loro dovere informarti di questo terzo collaboratore, anche perché, parlo per la mia piccola esperienza personale, che ho avuto modo di fare quest’estate durante i matrimoni insieme ad un fotografo e un videografo, capitava che si creasse confusione già tra il videografo e il fotografo ufficiale che si conoscevano da anni, e sapevano entrambi come lavoravano e come muoversi, figuriamoci con uno sconosciuto!
    io anche gli ho dato qualche problema le prime 2 volte, perché non sapevo come muovermi, volevo sperimentare il reportage (anche se non ci sono ancora riuscita e sono anni luce lontana da quello che fai tu, dal vero REPORTAGE), mentre il fotografo ufficiale e il videografo impostavano il matrimonio in maniera più classica e di posa, è ho cambiato il mio modo di fotografare proprio per non dargli problemi, dedicandomi alla spontaneità in chiesa o in sala, quando magari loro si sedevano ai tavoli, e io riuscivo a fotografare più liberamente.
    Forse il videografo con cui hai lavorato, in questo caso, avrebbe dovuto adattarsi anche alle tue esigenze, alle tempistiche che in un matrimonio fanno davvero la differenza. Un minuto in più o uno in meno può fare tanto.
    Il matrimonio è un genere tanto bello quanto difficile e quindi bisogna sapere in partenza come lo si vuole fotografare, se in maneira discreta o del tutto invasiva.
    Complimenti come sempre.

  5. Edoardo 20 febbraio 2012 at 09:11

    Ciao Cristina, sì credo sia stato un problema di comunicazione… Non penso ci siano colpe, solo che io due stili sono abbastanza conflittuali e questo può creare confusione… Ah grazie per i complimenti!!!!!!

  6. Mario 20 febbraio 2012 at 10:09

    Ciao Edoardo , purtroppo però bisogna anche capire cosa veramente vogliono gli sposi , spesso mi sento dire che preferisco non essere disturbati che vogliono le foto in stile reportage ma poi se nel servizio non ci sono ritratti super ritoccati e illuminati in stile copertina vogue si lamentano se si trovano un brufolino o una ruchetta mi sento dire ma questa non potevi ritoccarla? Io credo che nel 90% delle situazioni il “vero” reportage nel matrimonio è quasi impossibile .
    Se la coppia del tuo matrimonio ha fatto tutto quello che il video operatore gli ha proposto allora si vede che è quello che volevano . Le scenette da fiction mi fanno davvero rabbrividire ma trovare un video operatore davvero preparato sia tecnicamente che fotograficamente che non faccia le scenette è davvero difficile.
    Nelle prime tutti dicono di lavorare in reportage ma poi dopo una mezzora tutti a fare sculettare e correre gli sposi.
    Dopo 27 anni di studio fotografico trovo che adesso più che mai gli sposi sono molto confusi su cosa desiderano veramente. Saluti Mario

  7. Edoardo 20 febbraio 2012 at 10:36

    Mario HAI centrato il problema. Proprio perché non si dice chiaramente cosa vuol dire fare del reportage che c’è anche una totale confusione negli sposi. E questo era il senso del mio post!!!!!!!!!!!!!

  8. Sergio 25 febbraio 2012 at 16:21

    Ciao Eoardo,

    l’uso della parola reportage in bocca a quel collega da quanto leggo sembrerebbe quanto meno esagerata, tuttavia ricordiamoci che gli sposi per le cifre che elargiscono hanno il diritto di ottenere un lavoro di qualità.

    Tu, io ed altri fotografi moderni abbiamo la possibilità di guardare negli lcd delle nostre reflex gli scatti immediatamente, e quindi di essere tranquilli e sicuri andando avanti nella giornata di aver ottenuto più o meno tutti gli scatti necessari al compimento del nostro “lavoro”.

    Chi fa video non ha questo vantaggio, e quindi deve per forza essere sicuro e certo di quello che porta a casa, rifacendo più e più volte lo stesso passaggio se necessario e distruggendo quella magia della spontanietà alla base del “reportage di matrimonio”.

    E’ un approccio differente, perchè la tecnologia video è differente di suo.

  9. Enzo Ferreri 1 marzo 2012 at 09:29

    Come ti capisco,e sopratutto quanto siamo in sintonia!!!!

  10. Edoardo 1 marzo 2012 at 09:49

    Enzo!!!! Prima o poi ce la farò a far capire che reportage ha un suo significato!!! Univoco

  11. Cristina 1 marzo 2012 at 17:11

    Edoardo basta fare come me…sposarsi un videomaker, poi si che c’è sintonia, specie se lavori in reportage! 🙂

  12. Renato 1 marzo 2012 at 17:11

    Ciao Edoardo, non credoche che ci siamo mai visti di persona, ma mi è capitato di vedere i tuoi lavori e da sempre ho pensato che sei uno con le “palle”. Nella situazione di cui sopra hai descritto ci sono passato a giugno 2011, non che io sia un fotografo di reportage,però in quella occasione gli sposi erano stati chiari, nessuna posa grazie.Il cameramen si è comportato allo stesso modo e alla consegna dell’album gli sposi mi hanno riferito che oltre a avergli rovinato la giornata il risultato del video era pessimo. Concludendo, ancora per molte persone la professionalità è solo una parola che viene detta per aquisire lavoro.
    Renato

  13. Edoardo 1 marzo 2012 at 17:50

    Ciao Cri, ma esistono videografe donne?

  14. Edoardo 1 marzo 2012 at 17:52

    Ciao Renato, non so come sarà il risultato finale e, onestamente, non mi interessa. Se gli sposi lo hanno scelto è perché il suo lavoro gli è piaciuto. Non discuto e ribadisco sulla professionalità o qualità del prodotto finale, ma solo sul concetto che sta dietro a una parola: raccontare! Un abbraccione

  15. Giacomo 8 marzo 2012 at 11:56

    Concordo con il fatto che certamente l’operatore non ha la minima idea di cosa voglia dire reportage. In più con 1000 watt di luci in chiesa rischia di rovinare pure il tuo lavoro… o no?

  16. Miami photographer 14 marzo 2012 at 02:35

    Hey! This looks amazing!!! Greetings from Miami! 🙂

  17. Marcus 17 gennaio 2013 at 12:53

    il problema non è questo se fare reportage o fiction, il problema è che la gente non sa quello che vuole, o meglio non sa cosa significa, parla per sentito dire da riviste, dai forum, dai social network, ora va di moda fare il reportage quindi dire questa parola fa figo, ma in realtà quando lavori insieme ad una coppia che vuole il reportage e tu li fai del reportage come scritto sopra, ti chiedono ma le foto classiche (in posa) non c’è le fai?
    ma le foto di gruppo? allora la foto con mia madre ecc. sembra che tu non fai quello per l’oro ti hanno commissionato.
    Se mi passate questo paragone, mi trovavo ad un matrimonio e c’era un gruppo jazz a suonare,ad un certo punto si avvicina un invitato che li chiede di suonare un valzer, e giustamente questi musicisti si sono rifiutati.
    allora dico io se si vuole del reportage al 100% è una cosa se si vuole un reportage al 50% e un’altra cosa, ma insomma cosa volete futuri sposi?
    forse volete un mix tra le due cose.
    io penso che non tutti i matrimoni si prestano ad essere fotografati in reportage per vari motivi che non sto qui ad elencare, molti fotografi di posa dicono che chi fa il reportage non sappiano fare foto in posa e viceversa, io penso invece che il reportage sia molto più bello perché cattura la spontaneità di una persona, ma sono belli anche i ritratti non rubati, insomma penso che per la nostra cultura di italiani in un matrimonio ci debba essere un po’ di tutto dai ritratti belli alle foto colte in reportage, anche perché nessuno fa del reportage estremo al 100% in un matrimonio italiano, almeno ché il fotografo se ne freghi degli sposi perché lui è l’artista che fa reportage al 100% e perché deve giustificare il prezzo che li chiede.
    Io vi consiglio future coppie se volete che le vostre foto in reportage di vedere fotografi Americani che su queste cose hanno una marcia in più

  18. Edoardo 17 gennaio 2013 at 14:49

    Ciao Marcus, è vero quello che scrivi ed è proprio per questo che ‘noi’ addetti ai lavori dobbiamo informare correttamente gli sposi. Altrimenti contribuiamo ad alimentare la confusione. Il problema è che molti si improvvisano ‘reportagisti’ senza sapere nemmeno cosa vuol dire e come ci si muove in tal senso. Solo perché, appunto, va di moda. Dai poi consiglierei alle future spose anche qualche fotografo italiano, ce ne sono di bravini anche qui da noi 😉

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