I fotografi non dovrebbero avere concorrenti, ma solo colleghi

Un attimo

E’ una riflessione che mi è venuta spontanea confrontandomi con degli amici fotografi e leggendo alcuni recenti post su Facebook che affrontavano tale argomento. Così mi sono messo a pensare a come considero io coloro che fanno il mio stesso ‘lavoro’ e con i quali spesso mi trovo a leggerci, reciprocamente, scatti più o meno interessanti.

Dopo un’attenta – ma non più di tanto – riflessione mi sono detto che se vedessi come concorrente il fotografo della porta accanto o quello internazionalmente famoso forse vorrebbe dire che il mio lavoro viene scelto non per la sua originalità, stile, capacità, unicità ma solo perché costa meno dell’altro a parità di servizi offerti. Cerco di spiegarmi meglio. La mia fotografia sia questa un reportage di viaggio o di matrimonio, NON è un prodotto da supermercato, una merce con delle specificità tecniche o un personal computer per i quali il tasto ‘confronta’, presente oggi sulla maggior parte dello shopping on line, ti permette di valutare se l’oggetto che compri a parità di RAM ha un hard disc più o meno potente, ma è una forma espressiva che certe volte sfocia nella pura arte. A sentire parlare di arte nella fotografia personaggi come Scianna storcono un po’ il naso, ma io credo veramente che certa fotografia, come memoria dei propri sentimenti ed emozioni, sia una forma d’arte. Anche nel reportage, qualunque esso sia, dove si cerca, anzi si deve, riportare una notizia (se questo non accade viene meno il termine stesso di ‘reportage’) ci sono dei bravi fotografi che danno allo scatto quel tocco di personalità che permette di individuare dall’immagine stessa colui che l’ha realizzata. Lo stile di Pellegrin, Zizola, Monteleone, McCurry è inequivocabile. E questa peculiarità non è forse una delle imprescindibilità dell’arte?

Forse, e qui tocchiamo un punto che mi è caro da tempo, culturalmente ancora non si è ancora pronti a sentire e considerare la Fotografia o almeno una parte di essa come una forma espressiva propria dove la persona nella sua unicità contribuisce a fare la differenza. Se estendiamo questa analisi alla pittura ad esempio, a nessuno verrebbe in mente di vedere Matisse un concorrente di Mirò o De Chirico di Dalì. Anche nella musica tale concetto penso non sia presente: non credo che i Beatles guardassero ai Rolling Stones come a dei concorrenti. In caso contrario sarebbe stato curioso assistere a un’asta al ribasso nel definire il prezzo del biglietto dei rispettivi concerti onde accaparrarsi più ‘clienti’. E questo è spesso il problema che, sopratutto nell’ambito del matrimonio, si presenta quotidianamente. Se non hai un tuo modo di ‘vedere’ il servizio, se non hai magari le capacità, l’occhio, la sensibilità per distinguerti dall’altro, se proponi un qualcosa di standard privo di una benché minima personalità e continui a offrire cose già viste al limite della banalità è ovvio che il cliente che si trova a scegliere opterà verso colui che dà le tue stesse cose – perché a questo punto di oggetti di tratta – a un prezzo più basso. E allora sì che il fotografo della porta accanto diventa a tutti gli effetti un tuo concorrente. Nasce quindi anche nel matrimonio il concetto di low cost: perché prendere la British per andare a Londra quando c’è la Ryanair che costa 10 volte meno?

A tal proposito voglio chiarire meglio un concetto che ho espresso in altri miei post e che può essere letto come una contraddizione a quanto ho appena detto. Quando mi sono ‘arrabbiato’ leggendo che altri fotografi si vendevano a dei prezzi oggettivamente ridicoli non era legato al fatto che mi stavano portando via del lavoro e che quindi li stavo considerando dei concorrenti che facevano della concorrenza sleale, ma mi riferivo al fatto che nella promozione dei loro servizi scrivevano ‘perché spendere di più quando puoi ottenere la stessa qualità e professionalità a molto meno della metà’. Questo mi faceva e mi fa tuttora indignare perché è un’affermazione falsa e ingannevole, ma non voglio tornare su questo argomento già affrontato e approfondito più volte.

Beh non so se qualcuno condivide questa mia visione. Non so nemmeno se questa mia riflessione interessa a qualcuno. Quello che so è che non mi sento concorrente di nessuno e se qualcuno si sente tale sia nei miei confronti o in quelli di altri colleghi credo che farebbe bene a riflettere su quello che ha di personale da offrire al mondo.

Concludo con una frase che forse non centra niente o forse sì, ma che è stata detta da Uno che grazie alla sua personalità, al suo genio, alla sua unicità ha superato con ‘stile’ il concetto stesso di concorrenza. Un modo anche per ricordare e dire, nel mio piccolissimo quasi insignificante blog, addio a un Grande: ‘L’unico modo di fare un ottimo lavoro è amare quello che fai. Se non hai ancora trovato ciò che fa per te, continua a cercare, non fermarti, come capita per le faccende di cuore, saprai di averlo trovato non appena ce l’avrai davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continua a cercare finché non lo troverai. Non accontentarti. Stay hungry. Stay foolish.’ [Steve Jobs]

Buona luce

Commenti

Commenti

Comments (25)

  1. Francesco 7 ottobre 2011 at 12:26

    Caro Edoardo, concordo con quello che scrivi, nè abbiamo parlato via mess su FB qualche mese fà.
    Tra l’altro, aggiungo, vorrei piu’ collaborazione tra Professionisti che vedere “bottegai” che reclutano scattini con la macchina fotografica!!!!
    b.n.
    FranCesco

  2. Matteo 7 ottobre 2011 at 13:49

    Ciao,
    sono d’accordo con te.
    La concorrenza in campi come questi, la paura del fotografo della porta accando è una visione assolutamente provinciale e dannosa.
    Lavorando assieme invece, confrontandoci possiamo crescere e migliorare.
    A far tutto da soli si ottiene solo la metà.
    Matteo

  3. sarah 7 ottobre 2011 at 14:05

    Complimenti, sia per il discorso che per la citazione al discorso post laurea ad honorem di Steve Jobs, concordo in pieno!

  4. Edoardo 7 ottobre 2011 at 15:36

    E così sia Pasco 😉

  5. Edoardo 7 ottobre 2011 at 15:37

    Matteo parole sante

  6. Edoardo 7 ottobre 2011 at 15:38

    Grazie Francesco!!!!!!

  7. Angelo 7 ottobre 2011 at 17:45

    ( Se non hai un tuo modo di ‘vedere’ il servizio, se non hai magari le capacità, l’occhio, la sensibilità per distinguerti dall’altro, se proponi un qualcosa di standard privo di una benché minima personalità e continui a offrire cose già viste al limite della banalità è ovvio che il cliente che si trova a scegliere opterà verso colui che dà le tue stesse cose – perché a questo punto di oggetti di tratta – a un prezzo più basso.)
    In quattro righe hai racchiuso tutto il nocciolo del discorso…come disse qualcuno sei una palla grigia su fondo grigio e illuminato da luce grigia…quindi se non si cerca di affinare le conoscenze supportato dalla tecnica ovviamente e quindi come da qualsiasi serio professionista facendoti pagare ,rischi tra qualche anno che anche il fotografo fara’ parte della categoria di scattini che tenendo una reflex in mano si fa chiamare FOTOGRAFO….in effetti la differenza non e che sia tanta.Approfitto per farti i complimenti per il tuo discorso , per la tua coerenza e professionalita’.

  8. Edoardo 7 ottobre 2011 at 18:24

    Grazie Angelo ed è molto vero quello che dici sulla palla grigia… La mia riflessione voleva essere anche uno stimolo per spingere chi veramente ha talento al confronto e alla crescita.

  9. Gianni Bianchini 7 ottobre 2011 at 18:33

    Ciao Edoardo,
    e’ la prima volta che metto un commento a un blog di un fotografo italiano. Sono andato via 7 anni fa dall’Italia, per tanti motivi che non sto qui ad elencare. Condivido pienamente la tua opinione. Quando ho iniziato a fare fotografia piu’ di vent’anni fa ero affamato di conoscenza. Ricordo che all’epoca frequentai alcuni workshop nella mia regione, la Puglia, a cui partecivano come ‘esperti’ molti grossi nomi della fotografia italiana. Beh, devo dire che di li’ e’ nata la mia disillusione verso le persone che fanno fotografia in Italia. A parte il provincialismo dilagante, ho sempre avuto la sensazione, come tutto in Italia, che c’era la tendenza non troppo implicita alla non condivisione, a tenersi stretto il proprio orticello. Proprio le persone che dovevano insegnarti qualcosa sembravano cosi’ gelose della loro conoscenza, come se custodissero chissa’ quale segreto.
    Ma questo si notava anche in chi un grosso nome non lo era. Tutti professori, tutti dotti, tutti “io so e me lo tengo per me”. In Italia chi sa qualcosa se lo tiene stretto… cosa che non ho trovato all’estero, in Inghilterra e nella Germania, due paesi dove ho vissuto e che conosco benissimo. In questi paesi la fotografia viene vissuta come arte e come tale come conoscenza di condivisione, per crescere, migliorarsi, e trovare spunti creativi insieme… e migliorare anche il nostro mondo. Il mio cammino come fotografo l’ho fatto come autodidatta, imparando da solo, sperimentando, leggendo e studiando in internet e sui libri, guardando le opere di grandi maestri e di nuovi talenti… e condividendo con i fotografi che ho incontrato nel mio cammino… all’estero. Un fotografo che ha paura della concorrenza e’ un fotografo che ha paura di di non essere all’altezza, che ha smesso di aggiornarsi, che e’ contrario alla condivisione della conoscenza, che non vuole cambiare in meglio quello che lo circonda. Quello che conta nella fotografia come nell’arte… e’ la crescita interiore, artistica e spirituale… e’ la visione… e non la competizione.
    Apprezzo il tuo lavoro e le tue parole. Grazie. Gianni

  10. Edoardo 7 ottobre 2011 at 18:58

    Ciao Gianni, sono contento e triste al tempo stesso, nel leggerti. Mi dispiace che tu debba essere andato via dal tuo paese per crescere come fotografo. Contento perché mi scrivi che adesso sei un fotografo. Purtroppo è drammaticamente vero quello che dici sull’orticello, fortunatamente non tutti sono così. Del resto se hai talento il trasmettere la propria esperienza permette di accorciare i tempi su un qualcosa che comunque raggiungeresti. Se non hai talento può essere anche McCurry il tuo maestro ma resterai sempre uno qualunque.
    Un caro saluto

  11. Francesco Agresti 7 ottobre 2011 at 19:39

    Pienamente d’accordo con tutte le tue parole… Che, tra l’altro, possono anche essere uno stimolo e un consiglio per chi ancora sta intraprendendo questo cammino.
    Bellissima anche la citazione…
    Bisognerebbe sempre ispirarsi a personaggi come Jobs…

  12. Edoardo 8 ottobre 2011 at 07:41

    Francesco nelle mie intenzioni c’è proprio quello di stimolare tutti noi al confronto e a non chiudersi entro 4 mura!!!!!!! Un salutone

  13. Melis Yalvac 11 ottobre 2011 at 10:14

    @Gianni Bianchini: purtroppo come cresce la domanda di servizi “low cost”, si perde anche la cultura fotografica, i clienti non solo “si accontentano”, ma non sanno neanche più distinguere un lavoro qualitativo da uno “standard” (o talvolta scarso).
    Mi spaventa il fatto che la gente dia più importanza alla quantità che alla qualità. E allora si, divento concorrente di persone che nel mio campo (fotografia di cavalli) lavorano gratis e non hanno nessun elemento per fare un confronto “tra creativi”.

  14. Edoardo 11 ottobre 2011 at 11:07

    Melis quando si lavora sulla quantità e non sulla qualità il rischio di una standardizzazione verso il basso è molto alto. Purtroppo dovrebbe esistere una sorta di etica dei prezzi a cui tutti noi fotografici ci dovremmo adeguare. Se vuoi avere un prodotto di qualità i mezzi per ottenerlo – a partire dalla macchina fotografica – hanno un costo elevato che devi ammortizzare necessariamente nella vendita del servizio, ma il discorso lo abbiamo più volte affrontato in passato 🙁
    Un abbraccio

  15. Melis Yalvac 11 ottobre 2011 at 12:55

    Edoardo, hai ragione. Comunque quando avete affrontato il discorso io non c’ero 😀

    Ad ogni modo vado avanti come un treno alla mia maniera. Mi spiace solo che il mondo vada in vacca così, e sinceramente non avendo intenzione nè di abbassare la qualità del mio lavoro, nè i prezzi, la paura di lavorare meno c’è.

  16. Sergio 14 ottobre 2011 at 09:29

    Ciao Edoardo,

    ho letto con vivo interesse la tua considerazione, che condivido. Chi fotografa con cuore, con dedizione, con una passione che oserei dire supera anzi trascende totalmente il concetto di “lavoro”, è capace anche di sviluppare una sensibilità tale da fargli storcere il naso di fronte ad un certo modo di “lavorare”.

    Un uomo senza nome mi disse un giorno che per capire le logiche umane bisogna rifarsi a quelle animali, esagerandole e aggiugendo sempre un bel po’ di attitudine a fregarsi a vicenda, tipica dell’umano.

    Ebbene esistono animali che per loro natura non hanno bisogno di imbastire stratagemmi creati ad arte per sopravvivere. Sono forti e creativi a loro modo per vivere senza essere costretti ad ingannare le proprie “prede”.

    Ne esistono altri invece che per loro sfortuna, devo arzigogolarsi ogni giorno per scovare nuove possibilità, a loro modo sono creativi, nel cercare di sopravviere nonostante le loro limitate “arti”.

    Probabilmente l’unica differenza che hanno questi animali con gli esseri umano che coniano motti pubblicitari di quel genere, è che i primi non lederanno mai il lavoro degli altri.

    Sergio

  17. Edoardo 14 ottobre 2011 at 09:45

    Ottime considerazioni che condivido in pieno. Interessante il rapporto tra umani e animali 😉

  18. Alessandro Bianchi 24 ottobre 2011 at 06:57

    Non so come ho fatto a capitare qua ma incuriosito dal titolo del post ho letto.
    Se non sbaglio sei sulla scena da molto tempo, o comunque non sei un improvvisato dell’ ultima ora.
    Ti chiedo, questo atteggiamento, che condivid totalmente, ce l’ hai da poco tempo, c’è stato qualcuno o qualcosa che te lo ha tirato fuori? O fa parte di te da molto e ne scrivi solo adesso?

    Scusa per la curiosità e l’ invadenza.

  19. Edoardo 24 ottobre 2011 at 07:41

    Ciao Alessandro, non hai niente di cui scusarti… Questo atteggiamento l’ho sempre avuto in quanto credo molto allo scambio di idee in tutti i campi. C’è sempre qualcosa da imparare da chi fa il tuo stesso ‘lavoro’. Questo atteggiamento lo si può avere solo se consideri l”altro’ un tuo collega. Poi ovviamente uno può essere più o meno bravo, più o meno famoso, ma questa è un’altra cosa

    Un abbraccione

  20. Vincenzo Errico 20 dicembre 2011 at 21:56

    Concordo pienamente con le tue riflessioni.
    E colgo l’occasine per farti i miei più sinceri
    complimenti per i tuoi scatti. Saluti

  21. Valter Vannini 6 gennaio 2012 at 02:16

    A parte una cosa concordo pienamente con quanto hai scritto. Non mi piace lo stile statico del fotografo, se riesco o trovo un tipo di fotografia che piace continuo su quel genere e tutte le mie foto seguono la prima, così da essere riconoscibile l’autore in ogni scatto…
    Sarà più difficile, ma trovare la foto intorno a me, isolare l’immagine dal contesto, magari con un particolare che la rende unica è tutta un’altra soddisfazione.

  22. Edoardo 6 gennaio 2012 at 08:52

    Ciao Valter, qual è la cosa su cui non concordi? Giusto l’appunto sulla continua ricerca!!!!
    Salutoni

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